Solo l’immigrazione evita il declino demografico dell’Italia

L’Italia continua a perdere popolazione per effetto del calo delle nascite, ma a evitare un vero declino demografico è ormai soltanto l’immigrazione. È la fotografia scattata dall’ultimo rapporto Istat sulle migrazioni interne e internazionali, analizzato dal Sole 24 Ore, secondo cui nel 2025 il saldo migratorio con l’estero è stato di 296mila persone, quasi identico al saldo naturale negativo registrato nello stesso periodo: 355mila nascite contro 652mila decessi, per una perdita naturale di circa 296mila abitanti.
Il risultato è che la popolazione residente resta sostanzialmente stabile, a 58,9 milioni di persone, con appena seicentotrentasei residenti in meno rispetto all’anno precedente. «Il Paese sta in piedi solo per l’immigrazione», scrive il Sole 24 Ore. Il saldo migratorio degli stranieri è infatti positivo per 348mila persone, mentre quello degli italiani resta negativo, con cinquantatremila cittadini in più trasferitisi all’estero rispetto ai rientri.
Anche la geografia dei flussi migratori sta cambiando. Secondo i dati riportati dal quotidiano economico, il primo Paese di provenienza è il Bangladesh, con circa trentasettemila ingressi, seguito dal Marocco, che registra trentaseimila nuovi arrivi e una crescita del 48,4 per cento in un solo anno. Continuano ad aumentare anche gli arrivi da Pakistan, India e Perù, mentre diminuiscono quelli dall’Ucraina, con il progressivo esaurirsi dei flussi legati alla guerra, e dalla Romania. La mappa dei flussi verso l’Italia si sta ridisegnando.
Il rapporto evidenzia anche un altro fenomeno strutturale: continua l’emorragia di capitale umano dal Mezzogiorno. Tra il 2019 e il 2025 il Sud ha perso circa centocinquantamila laureati italiani tra i venticinque e i trentaquattro anni. La maggior parte non si è trasferita all’estero, ma nelle regioni del Centro-Nord: centoventiduemila giovani laureati hanno lasciato il Mezzogiorno per spostarsi nel resto del Paese, contro circa ventottomila emigrati oltre confine. «La rotta del capitale umano meridionale porta a Milano prima che a Londra», scrive il Sole 24 Ore.
Riprende anche la mobilità interna. Nel 2025 i cambi di residenza tra Comuni sono saliti a un milione e 455mila, il 5,1 per cento in più rispetto all’anno precedente. La crescita, però, è trainata soprattutto dagli stranieri: i loro trasferimenti aumentano del 14,8 per cento, contro il tre per cento degli italiani. Pur rappresentando meno di un decimo della popolazione residente, gli stranieri generano quasi un quinto di tutta la mobilità interna, confermandosi la componente territorialmente più flessibile del mercato del lavoro.
Nel complesso, il rapporto Istat restituisce l’immagine di un Paese che continua a perdere popolazione per ragioni demografiche e che riesce a compensare quasi integralmente questo squilibrio soltanto grazie ai flussi migratori provenienti dall’estero. Una dinamica che, secondo il Sole 24 Ore, ormai non rappresenta più un fenomeno congiunturale, ma «un ricambio lento e strutturale», registrato anno dopo anno dalle statistiche demografiche.
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