La bomba a Mosca, e il tentativo russo di riscrivere la storia per colpire l’Italia

La bomba esplosa sabato sera al ristorante italiano Balzi Rossi, nel centro di Mosca, ha aperto un nuovo fronte nella guerra delle narrazioni tra Russia e Ucraina. Mentre gli investigatori russi cercano ancora di chiarire dinamica e responsabilità dell’attacco, l’ambasciata di Mosca a Roma ha già scelto una chiave di lettura: non un’operazione mirata contro esponenti militari russi, ma un attacco ucraino per «intimidire gli italiani che lavorano in Russia».
Una ricostruzione respinta dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che l’ha definita «una balla colossale». Al momento non ci sono elementi che colleghino l’esplosione alla comunità italiana in Russia o a un presunto tentativo di colpire cittadini italiani, ha spiegato.
La dinamica dell’attacco sembra invece inserirsi nella lunga serie di operazioni contro figure legate all’apparato militare e propagandistico russo dopo l’invasione dell’Ucraina. L’esplosione ha provocato cinque morti e almeno 19 feriti. Tra le vittime c’è la donna che avrebbe portato l’ordigno, nascosto in un pacco presentato come un regalo. La bomba sarebbe esplosa quando un addetto alla sicurezza ha iniziato a controllarne il contenuto. Non è escluso che sia stata attivata a distanza e che la donna fosse inconsapevole del proprio ruolo.
Il possibile obiettivo dell’attacco potrebbe essere stato il generale Alexander Chayko, 55 anni, da maggio comandante delle Forze aerospaziali russe (Vks). Secondo diverse fonti russe non ufficiali, nel ristorante era in corso una festa privata per il suo compleanno. Nessuna conferma ufficiale è arrivata sulla presenza del generale né sulle sue condizioni.
Chayko rappresenta però un bersaglio plausibile per un’operazione ucraina. Durante le prime fasi dell’invasione del 2022 ha comandato le forze russe impegnate nell’offensiva verso Kyiv ed è stato associato dalle autorità ucraine alle violenze contro i civili nella regione della capitale, compreso il massacro di Bucha. Tornato ai vertici militari, nel 2026 è stato nominato comandante dell’aviazione russa, responsabile di una parte della campagna missilistica contro l’Ucraina.
Se confermata, l’operazione seguirebbe una strategia già vista negli ultimi anni: colpire figure simboliche dell’apparato russo anche lontano dal fronte. Tra gli episodi più noti ci sono l’uccisione nel 2023 del blogger ultranazionalista Vladlen Tatarsky, morto nell’esplosione di una statuetta imbottita di esplosivo durante un evento a San Pietroburgo, e quella del generale Igor Kirillov, comandante delle truppe russe per la protezione nucleare, biologica e chimica, ucciso a Mosca nel dicembre 2024.
La scelta di Mosca di spostare immediatamente il focus sugli italiani si inserisce però in una battaglia più ampia: quella per attribuire significato politico agli attacchi sul territorio russo. Il Cremlino ha interesse a presentare ogni operazione ucraina come un atto terroristico contro la popolazione e contro gli interessi stranieri presenti nel Paese, rafforzando la narrativa secondo cui la guerra non sarebbe più soltanto contro Kyiv ma contro l’intero Occidente.
L’ambasciata russa in Italia ha parlato dei «tentacoli sanguinari della banda terroristica di [Volodymyr] Zelensky» arrivati fino al ristorante italiano Balzi Rossi, sostenendo che solo l’intervento della sicurezza avrebbe evitato il coinvolgimento dello chef napoletano Carmine Alfieri e della sua squadra. Una ricostruzione che, allo stato attuale, non trova riscontri.
Il caso è arrivato inoltre in una giornata in cui Roma e Mosca si sono trovate nuovamente su fronti opposti. La Marina militare italiana ha effettuato un controllo nel Mediterraneo su una petroliera sospettata di appartenere alla cosiddetta flotta ombra russa, la rete di navi utilizzate per aggirare le sanzioni occidentali sul petrolio.
Due episodi diversi, ma che mostrano la stessa dinamica: la guerra tra Russia e Occidente si combatte ormai anche sul terreno delle interpretazioni. Prima ancora di stabilire chi abbia piazzato la bomba al Balzi Rossi, Mosca ha già iniziato a costruire la propria versione dei fatti. E l’Italia è diventata, ancora una volta, parte della battaglia narrativa.
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