Perché oltre cinquantamila marocchini hanno attraversato il confine tra Marocco e Spagna

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Qual è la notizia? Tra giovedì 30 e venerdì 31 luglio, oltre 50.000 persone, secondo il ministero dell’Interno spagnolo, sono entrate irregolarmente a Ceuta, la città spagnola situata sulla costa nordafricana e circondata dal Marocco. Gli attraversamenti erano aumentati già nei giorni precedenti, ma dalla metà della giornata di giovedì il flusso è diventato ingestibile e pressoché continuo, proseguendo per tutto il pomeriggio, durante la notte e fino all’alba di venerdì. Le persone sono entrate attraverso i varchi terrestri, scavalcando o forzando le recinzioni e passando dal lato del mare. Una parte ha aggirato l’espigón del Tarajal, la struttura costiera sulla quale è installata la barriera di confine, camminando nell’acqua bassa o nuotando nei tratti più profondi. Almeno settantadue persone sono morte: alcune sono annegate, altre sono rimaste schiacciate nella calca vicino alla barriera. Il presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas, ha riferito a El País che l’obitorio della città autonoma al momento ospita 88 corpi, alcuni appartengono probabilmente a persone scomparse durante gli attraversamenti a nuoto cominciati più di due settimane prima.
Dall’alba di venerdì, il Marocco ha ripreso a presidiare la frontiera e il flusso si è progressivamente ridotto. Secondo il ministero dell’Interno spagnolo, quasi tutte le 50mila persone sono già tornate volontariamente in Marocco, soprattutto attraverso il valico del Tarajal e la stessa zona costiera dalla quale erano entrate. Il governo di Ceuta aveva chiesto a Madrid di dichiarare l’emergenza nazionale. Il governo spagnolo ha respinto la dichiarazione d’emergenza, ma ha inviato rinforzi della Guardia Civil e della Policía Nacional e ha mobilitato unità dell’Esercito di Terra per sostenere il controllo della frontiera. Pedro Sánchez si è recato a Ceuta, ha promesso rimpatri più rapidi e ha fatto predisporre una barriera marittima installata nell’area del Tarajal, pienamente operativa e sorvegliata stabilmente dalla Guardia Civil.
Il governo italiano ha sospeso temporaneamente la libera circolazione prevista da Schengen sui collegamenti aerei e marittimi con la Spagna, reintroducendo i controlli di frontiera per i passeggeri provenienti dal Paese.. L’utilità immediata della misura è limitata: Ceuta è sottoposta a regole speciali, chi entra lì irregolarmente non può raggiungere automaticamente la Spagna continentale e le istituzioni europee hanno dichiarato che nessuna delle persone coinvolte nella crisi risulta essersi spostata verso altri Paesi dell’Unione.
Domande e risposte
Aspetta, prima di spiegarmi tutto: devo capire cos’è Ceuta e dove si trova esattamente.
Ceuta è una città della Spagna situata sulla costa settentrionale dell’Africa. Sorge sulla sponda meridionale dello Stretto di Gibilterra, di fronte all’Andalusia, dalla quale è separata da circa venti chilometri di mare. Il suo territorio misura 19 chilometri quadrati. Per circa otto chilometri confina con il Marocco; sugli altri lati si affaccia sul mare. Per questo non è tecnicamente un’enclave, come sostengono diversi media, ma una semi-enclave. Dal 1995 Ceuta è una “città autonoma”: possiede un’assemblea e un governo locale, ma non ha esattamente gli stessi poteri delle diciassette comunità autonome spagnole. I suoi circa 84.000 abitanti sono cittadini spagnoli ed europei. Insieme a Melilla, è una delle due città autonome spagnole sulla costa nordafricana. Il suo confine con in Africa è quindi anche una frontiera esterna dell’Unione europea. Il Marocco, diventato indipendente nel 1956, rivendica sia Ceuta sia Melilla, ma la Spagna fonda la propria sovranità su una presenza plurisecolare. Ceuta fu conquistata dal Portogallo nel 1415. Nel 1580, dopo una crisi dinastica, Filippo II di Spagna invase il Portogallo e ne ottenne la corona: nacque così l’Unione iberica, nella quale i due regni conservarono istituzioni distinte ma furono governati dallo stesso sovrano. Quando nel 1640 il Portogallo recuperò l’indipendenza, Ceuta rimase fedele alla Corona spagnola. Il passaggio alla Spagna fu riconosciuto formalmente dal Portogallo con il trattato di Lisbona del 1668.
Torniamo al presente: come hanno fatto 50.000 persone a entrare quasi tutte insieme a Ceuta?
Per ora non sappiamo se qualcuno abbia coordinato l’intera mobilitazione. Le teorie del complotto circolate sui social su un piano organizzato da Israele o dagli Stati Uniti contro Pedro Sánchez non hanno alcun riscontro. Più concreta, ma ancora da dimostrare, è l’ipotesi che il Marocco abbia lasciato passare le persone riducendo i controlli alla frontiera. Lo aveva già fatto nel maggio 2021, permettendo a circa ottomila persone di entrare a Ceuta in due giorni. All’epoca Rabat protestò perché la Spagna aveva accolto Brahim Ghali, capo del Fronte Polisario, il movimento che chiede l’indipendenza del Sahara Occidentale, un’ex colonia spagnola sulla costa atlantica dell’Africa nord-occidentale, oggi controllata in gran parte dal Marocco. Il governo spagnolo accusò allora Rabat di avere usato i migranti per fare pressione su Madrid.
Se il Marocco avesse davvero allentato i controlli, perché avrebbe dovuto farlo proprio ora?
Una delle ipotesi è che Rabat abbia voluto mandare un avvertimento a Pedro Sánchez. Il 20 luglio il premier spagnolo era stato ad Algeri per riaprire il dialogo con il presidente Abdelmadjid Tebboune. I rapporti tra i due Paesi si erano deteriorati nel 2022, quando Madrid aveva sostenuto il piano marocchino che prevede per il Sahara Occidentale un’autonomia limitata sotto la sovranità di Rabat. Algeria e Marocco sono rivali regionali: Algeri appoggia il Fronte Polisario, che rivendica l’indipendenza del territorio. Il riavvicinamento tra Spagna e Algeria potrebbe quindi avere irritato il governo marocchino. Da qui il sospetto che Rabat abbia allentato i controlli alla frontiera di Ceuta per fare pressione su Madrid. È un’ipotesi plausibile, ma finora priva di prove pubbliche. L’aumento degli attraversamenti ha però anche una spiegazione più immediata.
Quale?
Una sentenza autentica, trasformata sui social in una promessa falsa. L’8 luglio il Tribunal Supremo, la Corte suprema spagnola, aveva stabilito che le persone arrivate a Ceuta o Melilla a nuoto non potessero essere riconsegnate immediatamente al Marocco: le autorità spagnole dovevano prima identificarle ed esaminare individualmente la loro posizione. La decisione modificava la procedura dei respingimenti, ma non concedeva il diritto di rimanere in Spagna né quello di raggiungere la penisola. La distinzione è scomparsa nel passaparola. Sui social marocchini si è diffusa la voce che chiunque fosse entrato dal mare non potesse più essere rimandato indietro. Alcuni messaggi promettevano persino un posto nei centri di accoglienza e il successivo trasferimento ad Algeciras, nella Spagna continentale. Nei giorni precedenti circa 1.500 persone avevano già raggiunto Ceuta dalle spiagge marocchine, aggirando in acqua le estremità della frontiera del Tarajal, a sud, e di Benzú, a nord. Alcune nuotavano con pinne o galleggianti; altre camminavano nei tratti meno profondi. Più persone riuscivano a passare, più la voce appariva credibile. Il mare relativamente calmo e la scarsa presenza delle forze marocchine in alcuni punti hanno amplificato l’effetto a catena. Attraverso social, amici e familiari, il passaparola ha raggiunto anche località lontane da Ceuta. La traversata sembrava tanto accessibile che una persona ha portato con sé persino una bicicletta.
È vero che la Spagna non può rimandare indietro chi entra a Ceuta dal mare?
No. Può farlo, ma non immediatamente e non in modo automatico. Prima deve identificare ogni persona, verificarne la situazione ed esaminare un’eventuale richiesta di protezione. Chi non possiede i requisiti per restare può essere rimandato in Marocco. La sentenza ha quindi cambiato la procedura dei respingimenti, non ha riconosciuto il diritto di rimanere in Spagna.
Come ha fatto la Spagna a rimpatriare così tante migliaia di persone in poche ore?
La maggior parte delle persone ha deciso di tornare indietro dopo aver compreso che Ceuta non offriva né un trasferimento automatico nella Spagna continentale né cibo e sistemazioni sufficienti. L’Esercito spagnolo e la Guardia Civil hanno indirizzato il flusso verso il Tarajal, dove sono stati aperti passaggi terrestri in uscita. Alcune persone sono rientrate attraverso i posti di frontiera; altre hanno seguito a ritroso il percorso lungo il frangiflutti o sono tornate in acqua. Le motovedette marocchine hanno recuperato diversi nuotatori e li hanno riportati sulla costa marocchina. La Policía Local ha inoltre predisposto due autobus per accompagnare al Tarajal chi desiderava rientrare volontariamente. Secondo l’agenzia di stampa spagnola EFE, più di cento persone sono state trasportate in questo modo durante la giornata di domenica. Rabat ha accettato immediatamente i rientri. Poiché le persone lasciavano volontariamente il territorio spagnolo, non servivano 50mila provvedimenti individuali di espulsione, né voli o autobus organizzati. Nel momento di maggiore afflusso sono uscite circa 150 persone al minuto: 9.000 in un’ora.
Perché non è accaduta la stessa ondata di migranti anche a Melilla?
Perché si trova circa 400 chilometri più a est di Ceuta, dove si era concentrata la mobilitazione. Ma anche a Melilla centinaia di persone hanno tentato di entrare attraverso il valico di Beni Enzar e il Dique Sur, la barriera costiera che segna il confine meridionale della città. Secondo la delegazione del governo spagnolo, 130 sono riuscite a passare, 84 delle quali minorenni. L’ingresso è rimasto limitato perché le autorità hanno reagito prima che si producesse lo stesso effetto a catena osservato a Ceuta. La Spagna ha chiuso il valico di Beni Enzar e ha schierato Guardia Civil, Polizia nazionale e Polizia locale. Anche la gendarmeria marocchina ha collaborato per contenere la folla.
Cosa ha detto Sánchez?
Parlando alla stampa, il premier spagnolo ha definito l’ingresso di massa «un attacco» e «una violazione dell’integrità territoriale della Spagna». Ha indicato nelle reti criminali la causa immediata della mobilitazione: secondo lui, le organizzazioni che trafficano esseri umani hanno deformato la sentenza del Tribunal Supremo, facendo credere che chi arrivava dal mare potesse rimanere in Spagna. Il premier ha evitato di accusare il Marocco, definendolo un alleato e parlando di una collaborazione costante, diversa dalla crisi del 2021. Ha però chiesto alle autorità marocchine di rafforzare i controlli e accelerare i rientri. Per il futuro ha annunciato modifiche alla legge sull’immigrazione, con l’obiettivo di rendere più rapide le procedure di ritorno. Sabato 1 agosto il governo spagnolo ha installato davanti all’espigón del Tarajal una barriera pneumatica lunga circa 500 metri, alta tra 30 e 70 centimetri sopra l’acqua e profonda fino a un metro sotto la superficie. La struttura è preceduta da una linea di boe ancorate fornita dalla Marina militare; un corridoio intermedio permette alle imbarcazioni della Guardia Civil di sorvegliarla, soccorrere chi si trova in difficoltà e intervenire sui tentativi di attraversamento.
Che senso ha mettere le boe?
Le normali boe non fermano una persona che nuota, però rendere più visibile il confine marittimo, permettendo alle pattuglie di individuare il punto esatto in cui intercettare chi tenta di attraversarlo. Sembra strano dirlo, ma loro funzione principale è giuridica. Il Tribunal Supremo ha stabilito che il respingimento immediato previsto per Ceuta e Melilla può essere applicato a chi supera un elemento fisico di contenimento, come la recinzione terrestre. Chi arriva a nuoto, invece, attraversa un tratto di mare privo di barriere e deve essere sottoposto alla procedura ordinaria. La stessa sentenza prevede che il governo possa collocare elementi di contenimento in mare. Sánchez vorrebbe quindi installare una linea di boe e sostenere che chi la oltrepassa ha superato una barriera di frontiera e può essere respinto con la procedura abbreviata. L’effetto non è automatico. Semplici segnali galleggianti potrebbero non essere considerati una vera barriera materiale e la questione potrebbe tornare davanti ai giudici. Resterebbero inoltre valide le garanzie previste per chi chiede asilo, per i minori e per le persone che rischiano persecuzioni o trattamenti disumani.
Che succede adesso?
Le autorità devono identificare le persone rimaste, distinguere adulti e minorenni, esaminare le richieste d’asilo, assistere i feriti e accertare l’identità delle vittime. Il problema più delicato riguarda proprio i minorenni non accompagnati. Prima della crisi, Ceuta ne ospitava già circa 505. Il governo spagnolo ha stimato che circa 7.000 siano entrati durante l’ondata, ma non esiste ancora un conteggio definitivo né sappiamo quanti siano rimasti dopo i ritorni in Marocco. Miguel Ángel Pérez Triano, delegato del governo centrale a Ceuta, ha dichiarato che non è possibile stabilire quante persone siano rimaste nella città, mentre secondo il presidente Juan Jesús Vivas sarebbero più di 10.000. L’agenzia EFE e l’emittente pubblica RTVE hanno documentato la presenza di oltre mille persone nei pressi del Centro de Estancia Temporal de Inmigrantes: una struttura statale aperta di prima accoglienza (non un centro di detenzione) che offre temporaneamente alloggio, assistenza sanitaria, sociale e legale a migranti e richiedenti asilo mentre viene esaminata la loro posizione. Il centro dispone ufficialmente di 512 posti, ma ospitava più di 700 persone, mentre altre centinaia dormivano all’aperto nelle strade e sulle alture circostanti.
Ho letto che Meloni ha chiuso Schengen con la Spagna. Ma che significa?
«Chiudere Schengen» non vuol dire niente. Il governo italiano ha utilizzato la possibilità, prevista dalle regole europee in presenza di una minaccia per la sicurezza o l’ordine pubblico, di ripristinare temporaneamente i controlli per chi arriva dalla Spagna in aereo o in nave. Per un mese, quindi, un passeggero in viaggio da Madrid a Roma potrebbe incontrare la polizia di frontiera all’arrivo e dover mostrare un documento. Se è in regola, prosegue normalmente il viaggio. I controlli saranno «mirati e selettivi» e riguarderanno soprattutto i cittadini di Paesi esterni all’Unione europea. Aerei e traghetti continueranno a circolare. I cittadini italiani, spagnoli e degli altri Paesi europei conserveranno il diritto di spostarsi. Italia e Spagna rimangono nell’area Schengen. La formula «chiusura delle frontiere marittime e aeree», usata da Meloni su X, attribuisce alla decisione una portata maggiore di quella reale. Una frontiera chiusa impedirebbe i collegamenti; in questo caso i viaggi proseguono, con la possibilità di controlli aggiuntivi.
E cosa c’entra Schengen?
C’entra perché Italia e Spagna appartengono allo spazio Schengen: l’area formata da 29 Paesi europei tra i quali, di norma, si viaggia senza controlli alle frontiere interne. Un volo da Madrid a Roma viene quindi trattato, dal punto di vista dei controlli di frontiera, quasi come un collegamento nazionale. Schengen prende il nome dalla cittadina del Lussemburgo dove cinque Stati firmarono il primo accordo nel 1985. Il sistema entrò in vigore nel 1995; l’Italia eliminò i controlli alle proprie frontiere interne nel 1997. Le sue regole permettono però ai singoli governi di reintrodurli temporaneamente in circostanze eccezionali. Il governo Meloni sostiene che la misura serva a impedire che alcune persone entrate a Ceuta raggiungano l’Italia passando dalla Spagna e dalla Francia. Quando è stata annunciata, tuttavia, circa 48.300 persone erano già rientrate in Marocco e non risultavano spostamenti verso l’Italia. Il provvedimento ha quindi un effetto pratico limitato e un valore soprattutto politico e comunicativo: mostrare agli elettori una risposta immediata e severa alla crisi.
Come ha risposto Sánchez a Meloni?
Il premier spagnolo ha pubblicato un tweet su X: «La solidarietà e l’empatia sono facoltative. Il rispetto dei trattati europei e dei dati, no». Ha poi citato i dati di Frontex sugli attraversamenti irregolari rilevati tra il 2021 e il 2026: 478.600 attraverso l’Italia, 340.600 lungo la rotta dei Balcani occidentali, 259.800 attraverso la Grecia, 234.760 attraverso la Spagna e 48.000 alla frontiera orientale dell’Unione. Il messaggio politico è chiaro: secondo Sánchez, l’Italia sta accusando la Spagna per una pressione migratoria che, negli ultimi cinque anni, è stata inferiore a quella registrata sulla rotta italiana. Il premier spagnolo ha concluso invitando i governi a non dividere l’Unione europea. Questi numeri richiedono però una precisazione: Frontex conta gli attraversamenti rilevati alle frontiere, non necessariamente persone diverse. Uno stesso individuo può quindi essere registrato più di una volta.
Avevo sentito di un ambasciatore convocato, il nostro o il loro?
Il nostro. Lo scontro diplomatico è cominciato la sera del 30 luglio, quando il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha scritto su X: «Sono favorevole alla chiusura dello spazio Schengen con la Spagna e ho piena fiducia nell’operato del ministro Piantedosi. L’immigrazione irregolare e incontrollata rappresenta un pericolo per la sicurezza nazionale. Le immagini che arrivano da Ceuta dimostrano come la scelta del governo di Madrid di dare la cittadinanza spagnola, quindi europea, ad oltre 500mila immigrati irregolari sia profondamente sbagliata e incentivi il traffico di essere umani». José Manuel Albares, ministro degli Esteri spagnolo, ha replicato definendo quelle parole «improprie» per il rappresentante di un paese amico e ha annunciato per il 31 luglio la convocazione dell’ambasciatore italiano a Madrid, Giuseppe Buccino Grimaldi.
Ha ragione Tajani? Il governo spagnolo ha davvero regolarizzato 500mila immigrati irregolari?
Non proprio. Il 14 aprile il governo Sánchez ha approvato il Real Decreto 316/2026, che ha aperto una procedura straordinaria per regolarizzare persone straniere già presenti in Spagna. Il provvedimento non concede la cittadinanza spagnola, ma dà un’autorizzazione di soggiorno e di lavoro valida inizialmente per un anno. Le richieste sono state raccolte dal 16 aprile al 30 giugno e poteva presentare domanda chi si trovava nel paese prima del primo gennaio, dimostrava di esservi rimasto per almeno cinque mesi consecutivi, non aveva precedenti penali e non costituiva una minaccia per la sicurezza o l’ordine pubblico. Secondo l’ultimo bilancio dettagliato del ministero spagnolo dell’Inclusione, sono state presentate 1.174.968 domande: 608.000 erano state ammesse all’esame, permettendo ai richiedenti di soggiornare e lavorare provvisoriamente, mentre circa 11.000 avevano già ricevuto una decisione favorevole definitiva.
Non ho ancora capito cosa speravano di ottenere i marocchini entrando in massa a Ceuta.
Le testimonianze raccolte sul posto dai media spagnoli e internazionali descrivono aspettative diverse. Alcuni credevano ai messaggi che promettevano un posto nei centri di accoglienza e il successivo trasferimento ad Algeciras, nella Spagna continentale. Altri speravano di trovare un lavoro in Spagna o di proseguire verso un altro Paese europeo. Molti, soprattutto giovani senza un’occupazione stabile, non avevano un progetto preciso. Vedevano nella frontiera poco sorvegliata un’occasione rara per lasciare il Marocco e costruirsi una vita migliore. Il Paese nordafricano è la sessantesima economia del mondo. La Banca Mondiale lo classifica però come un Paese a reddito medio-basso e la crescita economica non offre le stesse opportunità a tutti. Nel 2025 era disoccupato il 37,2 per cento dei giovani tra i 15 e i 24 anni.
Chi governa il Marocco?
Dal 1999 regna Mohammed VI. Presiede il Consiglio dei ministri, comanda le forze armate e guida il Consiglio superiore di sicurezza. Nomina inoltre ambasciatori, alti funzionari e responsabili degli apparati di sicurezza. Come «Comandante dei credenti», è anche la massima autorità religiosa del Paese. Il capo del governo è Aziz Akhannouch, imprenditore ed esponente del Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti. È in carica dal 2021, ma dal febbraio 2026 non guida più il partito, passato a Mohamed Chaouki. Akhannouch amministra l’attività quotidiana dell’esecutivo; le decisioni strategiche restano sotto l’influenza determinante del re, comprese le scelte sul Sahara Occidentale, sui rapporti con Spagna e Algeria e sulla sicurezza delle frontiere. Alcuni hanno notato una curiosa coincidenza: l’inizio del flusso migratorio è stato il 30 luglio, giorno della Festa del Trono, in cui si celebra l’ascesa al potere di Mohammed VI. Quest’anno la cerimonia si è svolta a M’diq, nella stessa prefettura che comprende Fnideq, la città marocchina confinante con Ceuta. Proprio quel giorno si è verificata la fase più intensa degli attraversamenti.
Quello che i media non dicono perché di solito nessuno lo chiede.
Perché ne parlano tutti?
1. Perché a Ceuta non era mai accaduto nulla di simile. Nel 2021 erano entrate circa 8.000 persone in due giorni; questa volta ne sono arrivate almeno 50.000, in una città che conta appena 84.000 abitanti. I video mostrano migliaia di persone aggirare le barriere costiere, attraversare la frontiera e disperdersi per le strade. Sono immagini immediate e potentissime: rendono visibile la sensazione che un confine dell’Unione europea possa cedere nel giro di poche ore se manca la collaborazione dei Paesi nordafricani. La Spagna può sorvegliare il proprio lato, ma fatica a fermare decine di migliaia di persone se il Marocco permette loro di raggiungere tutte insieme la frontiera.
Il meccanismo interessa direttamente anche l’Italia, che da anni collabora con le autorità libiche e tunisine per limitare le partenze. Un assalto a nuoto come quello di Ceuta non potrebbe ripetersi sulle coste italiane, separate dal Nordafrica da centinaia di chilometri. Se però la cooperazione con la Libia venisse meno, potrebbero aumentare rapidamente le partenze delle imbarcazioni. Le immagini di Ceuta hanno quindi riattivato una paura italiana e riportato al centro del dibattito l’immigrazione, rimasta in secondo piano per diversi mesi.
2. La crisi di Ceuta è diventata immediatamente un fatto politico italiano. La decisione del governo Meloni di reintrodurre i controlli sui collegamenti aerei e marittimi con la Spagna è una mossa per evitare di essere superata a destra da Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, indicato da un sondaggio YouTrend al 7,6 per cento e impegnato a fare della «remigrazione» uno dei propri temi principali. Come abbiamo scritto, la presidente del Consiglio sa che nessuno dei marocchini arrivati a Ceuta può tecnicamente raggiungere l’Italia, ma ormai il messaggio politico è passato.
La decisione ha inoltre aperto uno scontro con il Partito democratico. Elly Schlein ha definito il governo «irresponsabile e propagandista» e ha difeso Pedro Sánchez, uno dei principali riferimenti europei della sinistra di governo. Ceuta è diventata così un’anticipazione della campagna elettorale italiana: la destra presenta la crisi come la prova che i governi progressisti non sanno controllare l’immigrazione; la sinistra accusa Meloni di costruire un’emergenza italiana che, nei fatti, non esiste.
3. Se ne parla anche perché sui social si è sviluppato un filone complottista secondo cui Israele e gli Stati Uniti avrebbero favorito la crisi per colpire il premier spagnolo. La teoria parte da fatti reali, ma collegati in modo capzioso: il governo Sánchez ha riconosciuto lo Stato di Palestina, ha assunto posizioni critiche nei confronti di Benjamin Netanyahu e del massacro di civili da parte dell’esercito israeliano nella Striscia di Gaza. Il premier spagnolo si è opposto alla richiesta di Donald Trump di portare al 5 per cento del Pil la spesa complessiva legata alla difesa e alla sicurezza.
La teoria ha acquistato visibilità dopo che l’ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite, Danny Danon, ha accusato la Spagna di mantenere «enclave coloniali» in Africa. Il ministro dei Trasporti spagnolo Óscar Puente ha risposto: «A quanto pare, tutto si sta chiarendo», alimentando ulteriori sospetti. Anche il ministro israeliano Itamar Ben-Gvir ha attaccato Sánchez, invitandolo sarcasticamente ad accogliere la popolazione di Gaza.
Questi messaggi dimostrano l’esistenza di uno scontro politico, non di un complotto. Al momento non esistono prove che Israele o gli Stati Uniti abbiano organizzato le partenze, condizionato le autorità marocchine o diretto la diffusione delle voci sui social. La possibile responsabilità politica del Marocco, che in passato ha già usato il controllo dell’immigrazione per esercitare pressioni sulla Spagna, rimane un’ipotesi plausibile anche se da dimostrare.
4. Infine, Ceuta suscita una curiosità geografica e politica. Si trova in Africa, appartiene alla Spagna e costituisce una frontiera esterna dell’Unione europea, come i territori francesi d’oltremare, anche se è esclusa dal territorio doganale Ue ed è sottoposta a regole speciali per gli spostamenti verso la Spagna continentale e il resto dello spazio Schengen. La sua storia permette ai media di spiegare che l’Europa geografica, l’Unione europea e lo spazio Schengen non coincidono perfettamente. È una lezione di storia e geografia racchiusa dentro una notizia di attualità.
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