Supergirl vola da sola (e convince)

26 Giugno 2026 - 12:29
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Supergirl vola da sola (e convince)

Dal 25 giugno nelle sale italiane, il nuovo film dei DC Studios diretto da Craig Gillespie e scritto da Ana Nogueira parte dalla miniserie Supergirl: Woman of Tomorrow per trasformarla in qualcosa di diverso dal classico cinecomic: un western cosmico attraversato da lutti, fantasmi e pianeti morenti.

La differenza rispetto a Superman sta tutta nell’origine. Clark Kent ha ereditato Krypton come un mito, un mondo perduto da ricostruire attraverso la speranza. Kara Zor-El, invece, Krypton l’ha vissuto davvero. E non può dimenticarlo.

Da questa frattura nasce il film: non una figura luminosa che guarda al cielo, ma una ragazza segnata dalla perdita, che prova a stordire il dolore vagando senza meta, accompagnata solo dal cane Krypto. Poi entra in scena Ruthye, una giovane sopravvissuta che chiede vendetta contro Krem delle Colline Gialle, interpretato da Matthias Schoenaerts. Da lì il viaggio si allarga: galassie, deserti alieni e mondi abbandonati diventano lo scenario di una fuga che è soprattutto interiore.

Il percorso è sempre doppio: fuori e dentro. Ma non come opposizione ripetuta, bensì come sovrapposizione. Kara non cerca una direzione: resiste al crollo. Clark Kent guarda avanti, costruisce futuro; Kara Zor-El resta dentro ciò che è stato, senza possibilità di trasformarlo. Due modi inconciliabili di abitare la stessa eredità kryptoniana.

L’universo che attraversano i personaggi richiama più la fantascienza sporca degli anni Settanta che l’estetica levigata dei blockbuster contemporanei: taverne spaziali, mercenari, pianeti dimenticati, civiltà che nello spazio ripetono gli stessi errori terrestri. In questo caos irrompe anche Jason Momoa nei panni di Lobo, presenza esplosiva e fuori scala, che spezza il tono e ricorda la natura spettacolare e pop del racconto.

Al centro resta Milly Alcock, una Kara impulsiva, sarcastica, spesso segnata da un’irrequietezza costante. Non cerca di essere un simbolo, e proprio il rifiuto dell’eroismo tradizionale finisce per renderla tale.

Prodotto da James Gunn e Peter Safran per i DC Studios, con un cast che include anche Eve Ridley, David Krumholtz ed Emily Beecham, Supergirl riporta il genere a una domanda semplice: perché raccontiamo ancora storie di eroi?

Non per celebrare l’invincibilità ma per capire cosa succede quando qualcuno, pur potendo andarsene, sceglie di restare.

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