Svolta dell’Ue sull’energia tra grandi ambizioni sull’elettrificazione e le critiche degli ambientalisti sulla riforma dell’Ets

La Commissione europea ha presentato oggi due provvedimenti molto attesi: il Piano d’azione per l’elettrificazione, che in sostanza conferma quanto previsto dalle bozze circolate nei giorni scorsi, e la revisione del sistema di scambio delle quote di emissioni (Emissions trading system, Ets), che in questi mesi ha visto i Paesi europei contrapporsi in due fronti, tra chi cioè ne chiedeva un depotenziamento (con l’Italia in testa) e chi invece un rafforzamento (con la Spagna e gli altri paesi che hanno fortmente investito sulle rinnovabili a guidare questo gruppo). Con il cosiddetto “Electrification action planper”, i vertici comunitari puntano a fare dell’Europa il primo continente completamente «elettrificato» al mondo e portare l’elettrificazione dei consumi al 46% già entro il 2040. Nonostante la misura prometta di tagliare 260 miliardi di euro all’anno di importazioni fossili, il piano ha incassato un’accoglienza tiepida da parte della galassia ambientalista, forse complice anche il fatto che è stato presentato insieme alla revisione dell’Ets, che è stata fonte di numerose e dure critiche da parte delle associazioni che tanto in Italia (come il Wwf) quanto a livello europeo (come l’European environmental bureau) si battono a favore delle politiche di contrasto alla crisi climatica.
Ma prima di passare ai commenti degli ambientalisti, vediamo come la strategia complessiva è stata presentata dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen: «Il modo migliore per ridurre la dipendenza dell'Europa dalle energie fossili è alimentarne l'economia con elettricità da fonti pulite e locali. Oggi proponiamo di rendere l'Europa il primo continente al mondo alimentato ad energia elettrica. Dall'abbassamento dei prezzi dell'elettricità all'adeguamento del nostro mercato del carbonio alle mutevoli realtà globali, questo è anche un piano per gli investimenti e l'indipendenza. Per mantenere la transizione pulita sui binari giusti, dare sollievo alla nostra industria e sostenere la decarbonizzazione. Accendiamola».
Come spiegano da Bruxelles, un elemento fondamentale del Piano d’azione per l’elettrificazione risiede nel colmare lo svantaggio competitivo dell’elettricità rispetto al gas, il cui costo attuale è spesso fino a tre volte inferiore. Passare alle pompe di calore, spiegano i tecnici che hanno lavorato al piano, consente alle famiglie un risparmio fino al 60% sulle bollette del riscaldamento, mentre i veicoli elettrici riducono i costi di guida fino al 78%, ma i costi iniziali e la tassazione sbilanciata frenano ancora la diffusione di massa di queste tecnologie. La proposta normativa messa a punto dalla Commissione Ue prevede di alleggerire gli oneri di rete per determinate categorie di consumatori, armonizzare la tassazione energetica e accelerare la diffusione dei contatori intelligenti. Spiega la vicepresidente Teresa Ribera: «La competitività dell’Europa si baserà sull’energia pulita, non sui combustibili fossili importati. Rafforzando il mercato del carbonio e accelerando l’elettrificazione, diamo alle imprese la fiducia necessaria per investire, innovare e guidare le tecnologie della prossima generazione. Stiamo gettando le basi per l'economia futura dell'UE garantendo al contempo equità verso i cittadini e le imprese».
Sul fronte del mercato del carbonio, la revisione presentata oggi porterà secondo Bruxelles «sollievo all’industria, preservando al contempo il ruolo essenziale del sistema Ets nella transizione climatica ed energetica, in linea con la legge sul clima dell’Ue». Le modifiche messe a punto dai vertici comunitari aggiornano il fattore di riduzione lineare (Linear reduction factor, Lrf) al 3,7% per il periodo 2031-2035 e all’1,7% per il periodo 2036-2040, «rendendo la traiettoria più graduale e allineata al livello di ambizione climatica nazionale». Fino al 2% dei crediti internazionali di alta qualità consentiranno di finanziare progetti di decarbonizzazione all’estero e forniranno un margine di manovra nel periodo 2036-2040, quando la riduzione delle emissioni in Europa diventerà più impegnativa. La Commissione Ue difende inoltre la nascita della Banca per la decarbonizzazione industriale da 100 miliardi di euro e la maggiore flessibilità concessa alle imprese, definendo l’Ets un volano imprescindibile. Il commissario Ue per il Clima Wopke Hoekstra ha sottolineato: «L'Ets dell'Ue ha dimostrato che la tariffazione del carbonio funziona. Ha ridotto le emissioni, rafforzato la sicurezza energetica dell'Europa e mobilitato investimenti in tutta la nostra economia. La proposta odierna di revisione dell'Ets unisce tre obiettivi chiave: azione per il clima, competitività e indipendenza. Fa progredire l'azione per il clima, trasformando al contempo l'Ets in un vero e proprio motore di innovazione e investimenti».
È però di parere opposto, restringendo lo sguardo ai confini italiani, il Wwf, secondo il quale «la Commissione fa orecchie da mercante nei confronti dei cittadini, dei governi e dei leader industriali che chiedono un Ets forte e prevedibile, cedendo invece alle pressioni dei settori che hanno ritardato l’azione per il clima». E, allargando lo sguardo al resto del Vecchio continente, è altrettanto critico l’European environmental bureau, che denuncia come la riduzione del Fattore di riduzione lineare, l’estensione dei permessi gratuiti fino al 2038 legato al Cbam e l’uso indiretto di crediti internazionali finiscano per trasferire l’onere della decarbonizzazione sulle spalle dei cittadini. La rete di associazioni ambientaliste europee accusa la Commissione europea di essersi piegata ai desiderata dei grandi inquinatori. Duncan Woods, senior Policy officer di Eeb, ha infatti attaccato con queste parole: «L'Ets non serve solo a far pagare chi inquina. È il motore europeo per il rinnovamento industriale. In un momento in cui la corsa globale per l'industria pulita sta accelerando, indebolire il mercato del carbonio significa indebolire il vantaggio competitivo dell'Europa. Invece di sostenere le aziende all'avanguardia in questa transizione, la Commissione si è piegata per accontentare i ritardatari industriali che hanno a lungo usato l'Ets come capro espiatorio per decenni di sottoinvestimenti. Un prezzo del carbonio più debole penalizza gli investimenti nella produzione senza fossili e rischia di bloccare l'Europa in processi industriali del XIX secolo, prolungando la nostra dipendenza dall'importazione di combustibili fossili».
L’Eeb ha accolto con maggior favore l’iniziativa di Bruxelles sull’elettrificazione, soprattutto per la strategia per il raddoppio delle installazioni di pompe di calore entro il 2030 e le misure a favore della mobilità elettrica. Anche su questo fronte però qualche critica non manca, a cominciare dal fatto che il target del 46% di elettrificazione dei consumi è fin troppo timido rispetto al potenziale del 100% rinnovabile al 2040. Davide Sabbadin, Climate and energy policy manager di Eeb, spiega: «La Commissione fa bene a riconoscere che l'elettrificazione richiede molto più che la semplice installazione di altre pompe di calore. Accogliamo con favore la creazione di uno spazio dedicato come la Better Homes Partnership e l'attenzione a soluzioni integrate che uniscono le pompe di calore all'efficienza energetica, alle rinnovabili, allo stoccaggio e ad altre tecnologie abilitanti. Anche l'accento posto su modelli di business a costo iniziale zero è un passo fondamentale per rendere il riscaldamento pulito accessibile a più famiglie. Ma quando l'Europa investe su vasta scala, dobbiamo fare le scelte tecnologiche giuste. La Commissione ha perso l'occasione di indirizzare gli Stati membri verso pompe di calore a prova di futuro che utilizzano refrigeranti naturali, già disponibili e protetti dalle future restrizioni su Pfas e F-gas».
Si vedrà nei prossimi mesi, quando la proposta della Commissione Ue passerà alla fase dei negoziati con il Parlamento europeo e gli Stati membri, se ci saranno degli aggiustamenti e, nel caso, in quale direzione. Intanto però a Bruxelles sono convinti di aver tracciato la strada giusta. Evidenziando il valore geopolitico della strategia messa in campo col piano per l’elettrificazione, il commissario Ue per l’Energia Dan Jørgensen ha spiegato: «Con questo piano stiamo orientando l'Europa verso l'obiettivo di diventare il primo elettro-continente al mondo. Il messaggio che lanciamo oggi è chiarissimo: scegliete l'elettricità rispetto ai combustibili fossili. Scegliete elettroni verdi, locali ed economici anziché molecole nere, importate e costose. Scegliete l'indipendenza rispetto alla vulnerabilità. Una transizione verso l'energia pulita accelerata e unita all'elettrificazione è la risposta alle sfide europee in termini di sicurezza, competitività e decarbonizzazione».
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