Taarabt racconta tutto sul Milan: "Le mani al collo a Kakà, le notti all'Hollywood, le urla di Abate"

15 Settembre 2026 - 15:25
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L'ex rossonero, che si è appena ritirato, racconta la sua esperienza nel 2014

Adel Taarabt, ex Milan e Genoa che da pochi giorni ha annunciato il suo addio al calcio giocato, intervistato dalla Gazzetta dello Sport racconta qualche aneddoto sulla sua esperienza in rossonero.


L'esperienza al Milan, in prestito sei mesi nel 2014, senza poi essere riscattato

"Inzaghi non voleva tenermi. Semplice. In quel periodo ero stato il migliore, con quattro gol e due assist. E lo dico con tutto il rispetto per Robinho, Kakà e Balotelli, che erano giocatori fortissimi. Seedorf mi stimava. Avevamo un rapporto quasi da padre e figlio. L’esordio in Champions contro l’Atletico Madrid me lo ricordo ancora oggi: all’andata feci una partita meravigliosa. Pensavo di essere confermato, invece non fu così e caddi in depressione. Insieme al mancato trasferimento al Psg, sono i due grandi rimpianti che mi porto dietro".


Il talento e il carattere difficile

"Nessuno mi ha mai visto in allenamento. Facevo sombreri, elastici, doppi passi. Facevo impazzire Mexes. Balotelli mi paragonava addirittura a Neymar. Poi è vero: durante le partite mandavo a quel paese gli allenatori se mi sostituivano quando non volevo. Ma sono sempre stato buono e gentile. Poi fuori dal campo mi divertivo… Ristoranti e discoteche. A Milano, dopo le partite della domenica, andavamo all’Hollywood. Lì incontravamo anche tutti i giocatori delle altre squadre. Era divertente".



Le mani al collo di Kakà

"Era un’esercitazione, attacco contro difesa. Non passai il pallone a Ricky e lui iniziò a urlarmi addosso per diversi minuti. Non la smetteva. A un certo punto gli misi le mani al collo. Persi la testa per un secondo. Alla fine, ci scusammo a vicenda".


Le urla di Ignazio Abate

"Parlava sempre. A volte Seedorf mi faceva giocare ala destra e Abate era il terzino. Continuava a rompermi le scatole: ‘Vai di qua, vai di là, attacca, difendi…’. A un certo punto persi la pazienza e gli dissi: ‘Stai zitto!’. Non ce l’aveva con me, però in campo era veramente pesante. Ignazio rimane comunque una persona straordinaria".


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