Tartarughe marine, Italia da record per le nidificazioni ma ci sono sempre meno maschi a causa del clima

16 Giugno 2026 - 08:41
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Tartarughe marine, Italia da record per le nidificazioni ma ci sono sempre meno maschi a causa del clima

L’Italia sta diventando un’area sempre più importante per la riproduzione della tartaruga marina Caretta caretta nel Mediterraneo, ma dietro il record di nidificazioni si nasconde una fragilità crescente. La crisi climatica sta infatti modificando le condizioni ambientali delle spiagge e, con esse, anche l’equilibrio biologico della specie: temperature più alte durante l’incubazione favoriscono la nascita di femmine, riducendo progressivamente la quota di maschi.

Il dato italiano racconta una trasformazione rapida. Nel 2023 lungo le coste nazionali sono stati censiti circa 443 nidi, saliti a 601 nel 2024 e poi a oltre 700 nel 2025, il valore più alto mai documentato nel Paese. L’aumento viene interpretato dagli esperti come il risultato combinato dell’espansione naturale dell’areale riproduttivo verso nord e ovest e del progressivo riscaldamento delle coste, che rende idonee alla deposizione aree in passato troppo fredde.

Le regioni più interessate restano Sicilia, Calabria, Campania e Puglia, ma la presenza dei nidi cresce anche lungo le coste tirreniche centrali e settentrionali, in particolare in Liguria. È il segnale di una trasformazione strutturale della distribuzione della specie nel Mediterraneo, uno dei bacini che si stanno scaldando più velocemente sul pianeta: secondo il rapporto Climate change and interconnected risks to sustainable development in the Mediterranean, pubblicato su Nature Climate Change, la temperatura cresce di circa 0,4°C ogni dieci anni, con proiezioni al 2100 tra +1,8°C e +3,5°C rispetto al periodo 1961-1990.

Per la Caretta caretta il riscaldamento ha effetti diretti sulla riproduzione. Il sesso dei piccoli dipende dalla temperatura di incubazione delle uova: valori più elevati favoriscono lo sviluppo di femmine, mentre temperature più basse sono associate alla nascita di maschi. Le temperature dei nidi, che normalmente oscillano in un intervallo ottimale tra 24 e 34°C, risultano sempre più spesso influenzate dal riscaldamento ambientale e dal calore metabolico prodotto dagli embrioni nelle fasi finali dello sviluppo. Le conseguenze possono riguardare non solo il rapporto tra maschi e femmine, ma anche la morfologia dei neonati, le loro prestazioni motorie e il successo complessivo di schiusa.

A questa pressione si aggiunge l’innalzamento del livello del mare, che minaccia la sopravvivenza di molte spiagge di nidificazione. La Caretta caretta mostra un forte comportamento di filopatria, tornando a nidificare negli stessi siti di nascita: il rischio è che continui a utilizzare aree ormai meno idonee, esposte a erosione, sommersione o maggiore instabilità costiera.

Le nuove aree di nidificazione, inoltre, coincidono spesso con litorali sottoposti a forte pressione turistica. Tra le minacce più gravi c’è la pulizia meccanica delle spiagge con ruspe, che può distruggere in pochi minuti habitat dunali formatisi in decenni. I nidi, deposti a pochi decimetri di profondità, sono spesso invisibili a occhio nudo: il passaggio dei mezzi può schiacciare le uova, alterare le condizioni di incubazione o cancellare completamente il sito.

Anche l’inquinamento luminoso rappresenta un pericolo rilevante. Le tartarughe marine si sono evolute in ambienti costieri bui e dipendono dalla luce naturale della luna e delle stelle per orientarsi. Le luci artificiali possono scoraggiare le femmine dal nidificare o indurle ad abbandonare la deposizione; i piccoli appena nati, invece di dirigersi verso il mare seguendo il riflesso della luce sull’acqua, possono essere attratti verso l’entroterra, dove rischiano di morire per disidratazione, investimenti o predazione.

Per questo Legambiente ha prodotto linee guida per la riduzione dell’inquinamento luminoso rivolte alle amministrazioni responsabili dell’illuminazione pubblica e ai titolari di concessioni balneari. Monitoraggio costante, protezione delle aree di nidificazione, gestione attiva dei nidi e, quando necessario, ricollocazione delle uova diventano strumenti fondamentali per garantire la sopravvivenza della specie.

Sono le azioni portate avanti dal progetto Life Turtlenest, cofinanziato dall’Unione europea e coordinato da Legambiente, per la tutela dei nidi di Caretta caretta in Italia, Francia e Spagna. Il progetto comprende monitoraggi condotti da centinaia di operatori, i protocolli “Comuni amici delle tartarughe” e “Lidi amici delle tartarughe”, e attività scientifiche curate dalla Stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli, tra cui la prima applicazione in Italia di trasmettitori satellitari su piccoli esemplari di Caretta caretta per seguirne gli spostamenti nelle prime fasi della vita marina.

In occasione della Giornata mondiale delle tartarughe marine, il 16 giugno Legambiente organizza ad Acciaroli, nel Comune di Pollica, un evento sulla Spiaggia Grande con l’inaugurazione, alle 16.30, di una grande scultura a tema degli artisti spagnoli Arenas Posibles.

«I numeri degli ultimi anni ci raccontano una storia che ha due facce – dichiara Stefano Di Marco, Responsabile Progetto LIFE TURTLENEST e Coordinatore Ufficio Progetti di Legambiente - Da un lato, l’Italia è diventata un hub riproduttivo sempre più importante per la Caretta caretta nel Mediterraneo - e questo è un risultato straordinario, frutto del lavoro di centinaia di volontari e di anni di monitoraggio. Dall’altro, il cambiamento climatico sta alterando le condizioni di incubazione in modo che potrebbe risultare fatale per l’equilibrio demografico della specie. E mentre noi lavoriamo per proteggere ogni nido, qualcuno li distrugge con una ruspa o con una luce puntata sulla spiaggia. Non possiamo accettarlo. Con LIFE TURTLENEST stiamo costruendo un sistema di sorveglianza, di coinvolgimento istituzionale e di cultura diffusa che renda queste pratiche socialmente inaccettabili oltre che illegali. Perché ogni nido conta, ogni schiusa è una vittoria collettiva».

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