TASMANIA, 40 ANNI DI CARCERE PER L’OMICIDIO DELL’AGENTE KEITH SMITH
Leigh Geoffrey Sushames condannato per avere ucciso il poliziotto durante la consegna di un ordine di recupero dell’abitazione. Potrà chiedere la libertà condizionale soltanto dopo 25 anni. La giudice: «Una condotta criminale della massima gravità»
Leigh Geoffrey Sushames è stato condannato a 40 anni di carcere per l’omicidio dell’agente della Tasmania Police Keith Anthony Smith, ucciso a colpi di fucile mentre stava svolgendo il proprio lavoro in una proprietà di North Motton, nel nord-ovest della Tasmania.
La sentenza è stata pronunciata venerdì dalla giudice Tamara Jago, della Corte Suprema di Burnie, che ha stabilito un periodo minimo di 25 anni prima che l’uomo possa presentare una richiesta di libertà condizionale.
La magistrata ha definito l’omicidio un atto intenzionale e premeditato, sottolineando che l’agente non ebbe alcuna possibilità di difendersi di fronte alla volontà omicida di Sushames.
Secondo la giudice, la freddezza dimostrata dall’imputato è quasi impossibile da comprendere per chiunque possieda un normale senso morale.
«Si tratta della più grave forma di condotta criminale», ha affermato durante la lettura della sentenza.
L’AGENTE ERA ARRIVATO PER CONSEGNARE UN AVVISO
Il delitto avvenne il 16 giugno 2025 nella proprietà di Sushames ad Allison Road, nella località rurale di North Motton.
Constable Keith Smith e il sergente Gavin Rigby si erano recati sul posto per consegnare un ordine giudiziario relativo al recupero dell’abitazione.
Sushames non pagava il mutuo da diversi anni e sapeva che gli agenti sarebbero arrivati quel giorno.
Durante la precedente udienza per la determinazione della pena, la Corte aveva esaminato le immagini registrate dalla videocamera indossata dal sergente Rigby.
Nel filmato, Sushames appariva accovacciato nella zona del posto auto coperto mentre i due poliziotti si avvicinavano.
«Come stai, amico?», furono tra le ultime parole pronunciate da Constable Smith.
Pochi istanti dopo, Sushames estrasse un fucile.
Il sergente Rigby riuscì ad allontanarsi, mentre dalle immagini e dall’audio della videocamera si udirono due colpi.
Il procuratore della Corona Darryl Coates aveva riferito alla Corte che Smith morì immediatamente. Durante l’udienza aveva descritto l’agguato come poco più di un’esecuzione.
UN OMICIDIO PREPARATO
La Corte ha respinto l’idea che la sparatoria possa essere stata una reazione improvvisa o una situazione sfuggita al controllo.
Gli agenti avevano avuto precedenti contatti con Sushames e l’uomo era consapevole dell’arrivo della polizia per l’esecuzione del provvedimento.
Secondo l’accusa, il comportamento dell’imputato dimostrava che si era preparato a uno scontro violento per impedire il recupero della proprietà.
Constable Smith non aveva assunto alcun atteggiamento aggressivo o provocatorio. Si era avvicinato rivolgendosi all’uomo in modo tranquillo, prima di essere colpito due volte.
La giudice Jago ha evidenziato come l’agente fosse completamente impreparato davanti all’azione dell’assassino e non avesse alcuna possibilità di proteggersi.
Sushames fu arrestato poco dopo l’omicidio dagli agenti dello Special Operations Group.
LA DICHIARAZIONE DI COLPEVOLEZZA
Sushames si è dichiarato colpevole dell’omicidio nel gennaio 2026.
Il suo avvocato, Greg Richardson, aveva spiegato che il cliente aveva indicato l’intenzione di ammettere le proprie responsabilità già durante uno dei primi incontri avvenuti nell’agosto 2025.
La difesa aveva sostenuto che la dichiarazione di colpevolezza avesse evitato alla famiglia della vittima, ai colleghi e ai testimoni il trauma di un processo.
Sushames si è dichiarato colpevole anche di aggressione aggravata e di diversi reati legati al possesso di armi, tra cui la detenzione di armi da fuoco non registrate, il possesso senza la licenza prevista e la detenzione di un silenziatore.
Nel corso dell’udienza precedente, il legale aveva fatto riferimento alla storia personale e alle condizioni psicologiche dell’imputato, precisando tuttavia di non essere in grado di fornire una spiegazione concreta per il delitto.
La Corte ha considerato l’ammissione di colpevolezza, ma la gravità dell’omicidio, la preparazione dell’agguato e il fatto che la vittima fosse un agente impegnato nell’esercizio delle proprie funzioni hanno determinato una pena particolarmente severa.
LA MORTE CHE HA SCOSSO LA TASMANIA
Keith Smith aveva 57 anni e aveva prestato servizio per circa 25 anni nella Tasmania Police.
La sua morte ha profondamente colpito il corpo di polizia, la comunità di Ulverstone e l’intero Stato.
Il suo fu il primo omicidio con arma da fuoco di un agente della Tasmania Police in servizio da oltre un secolo.
Durante il funerale con pieni onori di polizia, celebrato a Devonport, colleghi e familiari lo descrissero come una persona gentile, premurosa e sempre pronta ad aiutare gli altri.
La commissaria Donna Adams lo ricordò come un amico, un mentore e un autentico esempio di ciò che significa essere un agente di polizia.
I familiari espressero orgoglio per il servizio svolto, per la dedizione alla comunità e per i valori che Smith aveva mantenuto durante tutta la carriera.
La sua uccisione ha inoltre modificato il modo in cui molti agenti percepiscono i rischi associati anche agli interventi apparentemente ordinari.
Quella mattina Smith non stava partecipando a un’operazione contro un criminale armato. Doveva semplicemente consegnare un provvedimento giudiziario insieme a un collega.
ALMENO 25 ANNI PRIMA DELLA LIBERTÀ CONDIZIONALE
Con la sentenza pronunciata dalla Corte Suprema, Sushames dovrà trascorrere almeno 25 anni in carcere prima di poter chiedere la libertà condizionale.
Questo non significa che sarà automaticamente liberato al termine del periodo minimo.
L’eventuale rilascio dovrà essere valutato dalle autorità competenti sulla base del comportamento in carcere, del rischio per la comunità e di tutte le altre circostanze previste dalla legge.
La pena complessiva di 40 anni riflette, secondo la Corte, l’eccezionale gravità di un omicidio preparato contro un agente che stava semplicemente adempiendo ai propri doveri.
La sentenza chiude il principale capitolo giudiziario della vicenda, ma non cancella le conseguenze dell’omicidio sulla famiglia di Keith Smith, sui suoi colleghi e sulle comunità nelle quali aveva prestato servizio per un quarto di secolo.
Fonte: ABC News
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