Terremoto Venezuela, le scosse provocate dalle placche sudamericana e caraibica: “Non sono escluse repliche”

25 Giugno 2026 - 16:56
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Almeno diecimila le persone disperse mentre la conta delle vittime dello sciame sismico che ha colpito il Venezuela nella notte italiana comincia a diventare preoccupante: 164 i morti, in tarda mattinata. E circa mille i feriti. E si sta mobilitando mezzo mondo per portare aiuti e sostegno alla popolazione colpita, in un Paese dove gli indici di povertà sono tra l’altro altissimi: le super potenze USA e Cina, l’Unione Europea e l’Iran, in partenza Vigili del Fuoco e Protezione Civile. Ancora non si ha una visione totale dei danni mentre si continua a scavare tra le macerie.

L’epicentro della prima scossa (magnitudo 7.2) è stato individuato nei pressi di Morón, una città sulla costa a circa 170 chilometri da Caracas, a una profondità di venti chilometri. Più superficiale la seconda scossa, a una decina di chilometri di profondità, e più potente (7.5), a una quarantina di secondi di distanza dalla prima, con epicentro a sud-est di Yumare. La zona più colpita è quella nei pressi della città di La Guaira, sulla costa a nord della capitale, dove sarebbero crollati decine di edifici. “Lì è una vera tragedia”, ha dichiarato subito la presidente a interim Delcy Rodriguez.

Le scosse sono state avvertite anche in altre Stati del Sudamerica: per esempio nel nord del Brasile, a oltre 1.500 chilometri a sud di Caracas. Anche secondo l’US Geological Survey (USGS) a causare le scosse sarebbe stato uno scivolamento delle placche sulle quali si trova il Venezuela, quella caraibica e quella sudamericana. Che le due scosse si siano verificate in un lasso di tempo così ravvicinato, ha fatto supporre all’agenzia che si tratti di un processo di interazione tra faglie. Non è escluso che se ne possano verificare altre ancora. Proprio l’USGS ha ipotizzato delle stime da ecatombe. “Probabile un elevato numero di vittime e danni ingenti, e il disastro è probabilmente di vasta portata”. Secondo il Servizio Statunitense c’è una probabilità del 44% che si registrino più di 10.000 vittime e una probabilità del 30% che siano oltre 100.000, con un rischio significativo di frane e liquefazione del terreno.

“L’evento è avvenuto lungo una faglia trascorrente, a movimento orizzontale, che si trova tra la placca caraibica e la placca sudamericana – il commento al TG2 di Lucia Margheriti, direttrice dell’osservatorio nazionale INGV – che con la tettonica a placche si spostano di circa 20 millimetri all’anno. Una velocità molto maggiore rispetto ai due millimetri all’anno con cui la placca africana si sposta verso quella eurasiatica. Ci aspettiamo delle repliche, non si possono escludere altri eventi di magnitudo altrettanto importante”.

Per Salvatore Stramondo, direttore del Centro Nazionale Terremoti dell’Ingv, le due scosse sono state due eventi distinti. “Il meccanismo indica una trascorrenza destra: i due blocchi si muovono orizzontalmente uno rispetto all’altro. L’area è attraversata da sistemi importanti, come Boconó-San Sebastián-El Pilar e Oca-Ancón. Il terremoto sembra avere interessato una zona dove questi sistemi si intersecano. Non è un’anomalia”, ha dichiarato in un’intervista a Il Corriere della Sera. “Può esserci una sequenza di repliche. Le proiezioni USGS indicano una probabilità settimanale del 43% di eventi pari o superiori a magnitudo 6 e del 6% per eventi pari o superiori a 7. Sono stime probabilistiche, non previsioni”.

Altri eventi simili in Venezuela, dalla portata catastrofica, risalgono al 1812 e al 1900, in entrambi i casi colpirono Caracas. Fioravante De Simone, giornalista sportivo di 46 anni originario della provincia di Avellino, ha raccontato all’ANSA che per la sua famiglia il terremoto è stato un déjà-vu della scossa che il 23 novembre del 1980 provocò quasi tremila vittime in Irpinia e nelle zone limitrofe. L’allerta tsunami intanto, mentre i soccorritori continuano a scavare tra le macerie, è rientrata dopo una decina d’ore.

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