Tra carburanti e parcheggi polverizzato uno stipendio all’anno per recarsi al lavoro in auto

25 Giugno 2026 - 09:58
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Tra carburanti e parcheggi polverizzato uno stipendio all’anno per recarsi al lavoro in auto

In un’Italia sempre più piegata da una crisi economica che sta modificando profondamente le scelte di famiglie, lavoratori e imprese, emergono dei dati sui costi della mobilità che fanno tremare i polsi agli automobilisti. Con il decentramento urbano in zone periferiche per trovare abitazioni a prezzi sostenibili, il risparmio sull’affitto viene corroso dalla crescita esponenziale delle spese per raggiungere il posto di lavoro.

L’analisi della Cna ha palesato che una famiglia che sceglie di trasferirsi fuori città per risparmiare 300 euro al mese sul canone di locazione può finire poi per investire oltre 2.000 euro annui aggiuntivi tra carburante, manutenzione del veicolo, pneumatici, parcheggi e altre voci di spesa legate alla mobilità quotidiana. Dove sarebbe a quel punto il vantaggio? Costanti spostamenti nel traffico determinano anche un aumento dello stress e per molti impieghi la soluzione di un lavoro da remoto sarebbe stata facile da confermare anche dopo la situazione emergenziale del periodo pandemico.

Dati inquietanti

Se il beneficio sull’affitto finisce poi per essere assorbito dai costi necessari per raggiungere il luogo di lavoro c’è da capire, città per città, come si arrivino a spendere cifre così alte. A Milano vivere fuori dal cuore della city consente ancora un vantaggio economico significativo, ma molto inferiore a quello che appare a prima vista.

Nel capoluogo meneghino, come è emerso dall’indagine della Cna, un nucleo familiare può risparmiare mediamente circa 5.400 euro l’anno sul canone di locazione scegliendo un’abitazione fuori città, ma oltre 2.300 euro vengono erosi dai maggiori costi di mobilità. Il beneficio reale? Circa 3.000 euro annui. Nella Capitale il risparmio sull’affitto si aggirerebbe intorno 4.800 euro l’anno, ma il costo aggiuntivo degli spostamenti oltrepasserebbe la soglia dei 2.200 euro, garantendo un surplus di circa 2.600 euro. Scenario analogo a Firenze e Bologna, dove oltre la metà del beneficio derivante da un affitto più basso viene polverizzato dai costi necessari per raggiungere il luogo di lavoro.

Vantaggio limitatissimo nel Mezzogiorno

In città come Bari, Napoli, Perugia e Ancona il risparmio sull’affitto verrebbe assorbito per oltre due terzi dal costo degli spostamenti quotidiani per un risparmio effettivo di poche centinaia di euro l’anno. A Potenza, Catanzaro, Salerno e Lecce fino all’85-90% del risparmio ottenuto sul canone può essere eroso dalle spese di mobilità. Tradotto: per un lavoratore di una piccola impresa e un artigiano c’è un problema inaggirabile.

Installatori, impiantisti, manutentori, elettricisti e serramentisti devono anche spostarsi costantemente durante la giornata e, in base alle analisi della Cna, un serramentista affronta mediamente circa 20mila chilometri all’anno con esborsi che possono superare i 4.500 euro per veicolo. Con i costi dei carburanti registrati per un elettricista che opera quotidianamente sul territorio l’esborso annuale cresce a circa 5.600 euro, mentre per termoidraulici e manutentori, che percorrono mediamente 30mila chilometri l’anno, il conto da pagare può arrivare a 6.700 euro.

Gli installatori di impianti che, tra sopralluoghi, cantieri e assistenza tecnica, percorrono in media circa 35mila chilometri l’anno, il costo può arrivare a 8mila euro annui per ciascun veicolo operativo dell’impresa. Il presidente Cna Dario Costantini ha annunciato:

“Casa e lavoro stanno diventando due poli sempre più distanti, servono risposte coordinate. Oltre alle politiche abitative sono necessari interventi sul piano delle infrastrutture e per alzare quantità e qualità dell’offerta di trasporto pubblico locale”.

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