Tra i 21 capoluoghi italiani i giorni con temperature a +25° sono aumentati da 101 a 114 e le notti tropicali da 38 a 49

L’Italia e l’intera Europa si stanno scaldando a ritmi decisamente più rapidi rispetto alla media mondiale. Se infatti a livello globale nel 2020 si è registrato un aumento termico di +0,7°C rispetto alla media storica, in Europa lo scarto ha toccato i +1,5°C e in Italia i +1,3°C, spianando la strada ai successivi anni 2022, 2023 e 2024, che sono passati alla storia come i più caldi mai registrati nel nostro Paese. Non solo. Negli anni compresi tra il 2006 e il 2023, rispetto alla media climatica 1981-2010, tra i 21 capoluoghi di regione italiani i giorni estivi (ovvero con temperatura massima maggiore di 25 gradi) sono aumentati da 101 a 114 e le notti tropicali (temperatura media che non scende sotto i 20 gradi) da 38 a 49. Tutto ciò emerge dall’analisi pubblicata dall’Istat con il titolo “Le trasformazioni dell’Italia” con focus sul tema “L’ambiente e l’energia”.
In particolare, nella sezione dedicata ai “Cambiamenti climatici”, gli esperti dell’istituto di statistica scrivono che tra il 1940 e il 2026 la temperatura media annua sia nel mar Tirreno sia nell’Adriatico è cresciuta di oltre 1 grado, a una velocità doppia rispetto alla media globale, confermando il «Mediterraneo come area di particolare vulnerabilità climatica». Nel 2024, rispetto al periodo 1991-2020, le temperature al suolo sono state più alte di +0,7 gradi a livello mondiale, ma circa il doppio in Europa, Italia compresa: il 2022 e 2023 sono stati gli anni più caldi per il nostro Paese da quando si effettuano le misurazioni.
Questa tendenza al progressivo maggior riscaldamento, spiega ancora l’Istat, è ancora più accentuata considerando le temperature in area urbana, dove si manifesta il fenomeno delle isole di calore. Comparando le tendenze di quattro capitali europee coi livelli storici, a Roma in particolare la temperatura media cresce di circa 3 gradi dal’inizio degli anni '80 a oggi, e a Berlino, Madrid e Parigi si osserva un innalzamento di circa 2 gradi. In tutte l’incremento è massimo negli ultimi 15 anni.
L’Istat segnala, a conferma di innumerevoli studi che sottolineano tale questione, che un ruolo determinante tra le cause del cambiamento climatico ha l’emissione di gas serra, che «in Italia ha raggiunto il picco di anidride carbonica (CO2) equivalente nel 2005, diminuendo rapidamente in seguito: nel 2024 è quasi il 30% al di sotto del livello del 1990. In dettaglio, tra il 1990 e il 2024 la quota di emissioni dell'industria si riduce sensibilmente, per l’effetto combinato del declino di alcune attività e degli investimenti in efficienza energetica; specularmente cresce il peso del terziario e dei trasporti delle famiglie, mentre la quota del riscaldamento domestico rimane stabile, ma con una forte riduzione delle emissioni».
Si legge anche nel documento che i deflussi idrici sono indicatori chiave per quantificare gli impatti del cambiamento climatico sul ciclo idrologico: «L’analisi di un secolo di dati sulle portate medie annue dei principali fiumi italiani, misurate alla foce, dagli anni ’80 evidenzia una tendenza alla contrazione nel bacino del Tevere (e in quello dell’Arno), mentre il Po beneficia della migliore regolazione naturale dei laghi prealpini. Tuttavia, le analisi stagionali rivelano anche per il bacino padano un severo incremento delle magre estive, culminato nella crisi del 2022».
Ultima ma non ultima, nella sezione dal titolo «Il consumo di energia e l’evoluzione delle fonti» si legge che nel 2025 il consumo di energia in Italia è oltre 9 volte superiore rispetto al livello del 1930 (da 15 a 140 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio – Mtep), come conseguenza delle trasformazioni demografiche e produttive del Paese: nel 2025, la popolazione è una volta e mezzo quella del 1931, e il Pil è aumentato di circa 10 volte, così come sono cresciuti, con modalità diverse, i consumi. Per quanto riguarda le fonti utilizzate per la produzione di energia, negli anni '30 dominano carbone e legna; nel Secondo dopoguerra inizia l’era del petrolio e negli anni del miracolo economico (1953-1973) i consumi si moltiplicano di circa 7 volte; le crisi petrolifere degli anni '70 e l’uscita dal nucleare nel 1987 accelerano lo sviluppo di centrali e reti distributive del gas naturale, pur restando il petrolio al primo posto, anche se nell’arco di 20 anni, tra il 2005 e il 2024, la quota delle rinnovabili nel consumo interno lordo di energia è salita dal 7 al 21%.
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