Tragedia alle Maldive, chi sono i “super sub” finlandesi che proveranno a recuperare i corpi

Genova. Sono di rientro in Italia i 20 studenti dell’Università di Genova e il docente del Distav, Stefano Vanin, che si trovavano sulla Duke of York, nella stessa crociera scientifica alla quale partecipavano anche i cinque sub drammaticamente scomparsi nella grotta sottomarina di Alimathaa, alle Maldive.
Il gruppo, reduce da un’esperienza senza dubbio provante – alla morte dei cinque italiani si è sommata, sabato, quella di un operatore della marina maldiviana impegnato nei soccorsi – è diretto nel capoluogo ligure ma è probabile che le stesse persone, a breve, saranno ascoltate dalla procura di Roma, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e disastro colposo contro ignoti.
Sul caso indaga anche la giustizia maldiviana visto che, a quanto risulta, l’immersione alla grotta non aveva le deroghe previste dal governo del paese tropicale per spedizioni di quel genere. Le spedizioni ricreative non possono avventurarsi oltre i 30 metri di profondità ma quella italiana non era, a quanto risulta, registrata come spedizione scientifica. La motonave è stata sequestrata.
Intanto sull’atollo di Vaavu è arrivato un team composto a tre subacquei finlandesi, una donna e due uomini, esperti in esplorazioni di grotte e operazioni di salvataggio. La squadra di “super subacquei”, in possesso di competenze e attrezzature non presenti in loco, ha risposto alla chiamata di Dan Europe, un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro con sede in Italia, dedicata alla sicurezza, alla medicina e alla ricerca scientifica nel campo delle immersioni subacquee.
Finora solo il corpo senza vita di Gianluca Benedetti, padovano e operatore della barca Duke of York, è stato recuperato (era all’imbocco della grotta, la sua bombola era vuota) mentre ancora nel lungo tunnel sottomarino si trovano, presumibilmente, quelli della docente genovese Monica Montefalcone, di sua figlia Giorgia Sommacal, e di due ricercatori piemontesi legati all’ateneo ligure, Muriel Oddenino, assegnista, e Federico Gualtieri, neolaureato
Il coinvolgimento di Dan Europe ha l’autorizzazione delle autorità maldiviane e della Farnesina. Laura Marroni è la vicepresidente e ceo di Dan Europe: “Da subito la nostra priorità è stata il supporto alle operazioni di ricerca e recupero a seguito della tragica scomparsa di cinque subacquei italiani alle Maldive, nelle ultime 48 ore, abbiamo lavorato intensamente per identificare, coinvolgere e dispiegare un team internazionale di ricerca e recupero altamente specializzato“.
È lei stessa a presentare la squadra, arrivata a Malé nella giornata di domenica. Si immergeranno probabilmente lunedì mattina “Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist, si sono resi immediatamente disponibili, mettendo da parte i propri impegni personali e professionali per partire verso le Maldive senza esitazione. La loro competenza, professionalità e generosità riflettono il meglio della comunità subacquea internazionale”.
Chi sono Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist
Non solo subacquei, ma anche speleologi, professionisti del settore save and rescue, istruttori, registi cinematografici. Due uomini, Sami Paakkarinen e Patrik Grönqvist, e una donna, Jenni Westerlund, parte dello stesso team.
I due uomini hanno ottenuto una certa fama nei paesi nordici e nell’ambiente della subacquea per aver partecipato alla complicatissima operazione di recupero dei corpi delle vittime della tragedia della grotta sommersa di Plura, in Norvegia.
Nel 2014 due speleosub finlandesi vi morirono in un incidente sul fondo. Le autorità norvegesi imposero il divieto di recupero ritenendolo troppo pericoloso, ma i compagni tornarono in una rischiosa missione non autorizzata per riportare le salme in superficie, impresa raccontata dal noto documentario Diving into the Unknown. Tra loro c’erano anche Pakkarinen e Grönqvist.
Paakkarinen, subacqueo dal 1995, è fortemente coinvolto in team di esplorazione come Divers of the Dark e Nordic Explorers, avendo scoperto numerosi relitti storici della Seconda Guerra Mondiale nel Mar Baltico e mappato sistemi di grotte estremamente complessi a livello globale.
Patrik Grönqvist è un vigile del fuoco, sommozzatore di soccorso e subacqueo tecnico finlandese. Anche lui con quasi 30 anni di esperienza, trascorsi negli ultimi 20 prevalentemente in immersioni in miniera e in grotta.
Jenni Westerlund è una manager, impiegata in un settore non strettamente legato alla subacquea ma a questo ambito dedica gran parte del suo tempo. È specializzata in mappatura e riprese e ha un profilo altamente tecnologico. Da tempo collabora con Pakkarinen e Grönqvist.
L’operazione di recupero dei corpi dei quattro italiani ancora dispersi è considerata molto complessa, anche per professionisti di questo calibro. Non solo e non tanto per la profondità, quanto per le incognite legate agli spazi limitati, al rischio di crolli o cedimenti o anche alla presenza di squali.
Se la loro missione sarà portata a termine – Laura Marroni di Dan Europe ha dichiarato che l’obiettivo è recuperare tutti i corpi – forse sarà meno impossibile, per gli inquirenti, fare chiarezza su quello che è potuto accadere nella grotta di Alimathaa.
Diverse le ipotesi avanzate finora da sommozzatori, esperti subacquei e ricercatori, molti dei colleghi della docente universitaria Monica Montefalcone, alla base dell’incidente potrebbe esserci stato un problema con il tipo di aria con cui sono state riempite le bombole, l’esaurimento delle bombole stesse a causa di qualche intoppo nella grotta o di un’errata valutazione delle tempistiche, problemi di orientamento o crisi di panico o malori per uno o più sub, l’unione di uno o più di questi elementi.
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