Transizione digitale nella PA locale: cresce AI, cloud e cybersecurity ma non le competenze

20 Maggio 2026 - 12:37
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Transizione digitale nella PA locale: cresce AI, cloud e cybersecurity ma non le competenze

lentepubblica.it

L’Indagine TIG-Maggioli sulla transizione digitale della PA locale ha rilevato che il 70% degli enti locali punta sull’AI ma solo il 23% ha competenze adeguate per gestirla. Ecco perché.


La Pubblica amministrazione locale italiana continua ad accelerare sul fronte della trasformazione digitale, ma il rischio di un sistema incapace di sostenere nel tempo questa evoluzione diventa sempre più evidente. È il quadro che emerge dalla quarta edizione dell’“Indagine sulla transizione digitale nella PA locale”, promossa da TIG – The Innovation Group e Gruppo Maggioli, presentata ieri a Napoli durante il PAL Summit.

La ricerca, realizzata attraverso 650 interviste CAWI condotte tra marzo e aprile 2026 su enti territoriali italiani, fotografa una PA sempre più orientata all’innovazione tecnologica ma ancora fragile sul piano organizzativo e delle competenze interne. Il dato che sintetizza meglio questa contraddizione riguarda l’intelligenza artificiale: il 70% degli intervistati prevede un aumento dell’utilizzo dell’AI generativa nei prossimi dodici mesi, ma appena il 23% ritiene che il proprio ente disponga oggi di figure adeguate a gestire progetti digitali complessi.

Negli ultimi dodici mesi le amministrazioni locali si sono concentrate soprattutto sull’adozione di piattaforme digitali pubbliche, indicate dal 71% dei rispondenti, in crescita rispetto al 66% rilevato nel 2025. Restano elevati anche gli investimenti in cloud, stabili al 63%, mentre prosegue il lavoro sulla dematerializzazione documentale e sull’integrazione tra dati e servizi. Entra inoltre nella top five delle priorità la cybersecurity, citata dal 28% degli enti, segnale di una crescente attenzione verso la protezione delle infrastrutture digitali e dei dati pubblici.

Parallelamente si riduce ulteriormente la quota di enti che dichiarano di non aver avviato alcun progetto digitale nell’ultimo anno: dal 4% del 2025 si passa al 2%, un dato che conferma come la digitalizzazione sia ormai entrata stabilmente nell’agenda amministrativa di Comuni, Province e Città Metropolitane.

Sondaggio TIG Maggioli trasformazione digitale PA locali

Il nodo competenze preoccupa gli enti locali nel post-PNRR

Se la tecnologia avanza, il capitale umano continua però a rappresentare il vero punto critico della trasformazione digitale della PA. Secondo l’indagine, il 51% degli intervistati considera la carenza di competenze tecniche la principale difficoltà nella gestione dei progetti innovativi. Una criticità che diventa ancora più delicata guardando all’orizzonte post-PNRR.

Cresce infatti la preoccupazione rispetto alla sostenibilità futura delle iniziative avviate grazie ai fondi europei. La dipendenza dai fornitori esterni viene indicata dal 39% dei partecipanti come una delle principali criticità. È infatti in aumento di sette punti percentuali rispetto allo scorso anno. In altre parole, molte amministrazioni stanno riuscendo ad accelerare sugli investimenti, ma rischiano di non avere all’interno strutture e competenze sufficienti per governare autonomamente i processi nel medio periodo.

È proprio questo il tema che emerge con maggiore forza dalla ricerca: la trasformazione digitale della PA non può più essere affrontata esclusivamente come una questione tecnologica. Il problema oggi riguarda soprattutto governance, organizzazione e capacità di gestione.

Non a caso l’88% dei rispondenti guarda con favore all’introduzione di linee guida e standard nazionali per accompagnare gli enti oltre il 2026. Per un intervistato su due questi strumenti sarebbero addirittura “assolutamente utili”, segnale di quanto le amministrazioni locali avvertano la necessità di un quadro più stabile e coordinato.

“La quarta edizione dell’Indagine restituisce l’immagine di una PA locale che ha imparato a investire nel digitale, ma che ora si interroga su come renderlo sostenibile oltre il PNRR” ha spiegato Camilla Bellini, Research & Content Manager di TIG – The Innovation Group. “Il dato più significativo non è tanto la crescita attesa nell’uso dell’AI, quanto il divario con cui questa accelerazione si scontra: solo il 23% dei rispondenti dichiara che il proprio ente ha competenze adeguate a gestire progetti digitali complessi”.

Sulla stessa linea anche Daniele Crespi, Responsabile Sviluppo Servizi Innovativi ed eGov del Gruppo Maggioli, secondo cui “la sfida del post-PNRR non sarà tanto tecnologica quanto organizzativa e culturale”.

sondaggio TIG Maggioli

AI, open source e cultura digitale: la PA locale entra in una nuova fase

L’indagine TIG-Maggioli sulla transizione digitale della PA locale mostra inoltre come l’intelligenza artificiale stia iniziando a entrare concretamente nelle amministrazioni, sebbene ancora in modo limitato. Attualmente il 28% degli enti dichiara di utilizzare strumenti di AI generativa, ma solo l’1% afferma che l’impiego sia già diffuso nei processi interni. Le applicazioni riguardano soprattutto chatbot e servizi di assistenza ai cittadini, supporto decisionale e gestione delle pratiche amministrative.

Accanto all’entusiasmo crescono però anche le preoccupazioni. Oltre alla carenza di competenze, indicata dal 39% degli intervistati come principale ostacolo alla diffusione dell’AI, aumenta il peso dell’incertezza normativa. Il 28% segnala infatti la mancanza di un quadro giuridico chiaro come criticità rilevante, mentre emergono timori sempre più marcati su sicurezza e privacy.

Sul fronte della formazione, il 72% degli enti dichiara di aver attivato iniziative di aggiornamento digitale negli ultimi dodici mesi. Tuttavia, per circa la metà dei rispondenti si tratta ancora di attività occasionali e non strutturate. Cybersecurity, intelligenza artificiale e project management risultano oggi gli ambiti più richiesti, mentre nei prossimi mesi crescerà ulteriormente l’attenzione verso la gestione dei servizi digitali.

Più complesso il quadro relativo al rapporto con cittadini e territori nell’ambito della transizione digitale della PA. Gli intervistati descrivono infatti un livello di cultura digitale ancora basso, valutato mediamente 1,98 su 4. Solo un ente su due ha attivato iniziative per rafforzare le competenze digitali della comunità locale. E lo ha fatto prevalentemente attraverso punti di facilitazione digitale, semplificazione delle interfacce dei servizi comunali e attività formative dedicate.

Anche il riuso del software continua a restare marginale: il 68% degli enti non utilizza soluzioni sviluppate da altre amministrazioni e l’86% non condivide il proprio software. Più avanzato invece il ricorso all’open source, adottato dal 51% degli intervistati soprattutto nell’office automation, nei CMS e nei sistemi operativi.

Il quadro complessivo restituisce quindi l’immagine di una PA locale che ha ormai compreso la centralità della trasformazione digitale, ma che deve ancora risolvere diversi nodi, tra cui quello decisivo della sostenibilità organizzativa. La tecnologia accelera, l’intelligenza artificiale avanza e gli investimenti crescono. Ma senza competenze diffuse, governance stabile e capacità di gestione interna, il rischio è che la spinta innovativa del PNRR si trasformi in una transizione incompleta.

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