Troppo caldo, Dacia e Ford chiudono fabbriche in Romania
L’ondata di caldo che sta caratterizzando l’Europa ha un impatto anche sul settore automotive e, in particolare, sulle attività produttive. Nelle fabbriche, infatti, spesso si raggiungono temperature molto elevate e c’è poi da considerare l’elevato consumo di energia elettrica legato al funzionamento degli impianti che, in un contesto di caldo torrido, può mettere in crisi la rete di distribuzione.
Dalla Romania è arrivata una notizia che conferma l’attuale contesto di difficoltà del settore produttivo europeo, alle prese con un caldo intenso. Le fabbriche di Ford e Dacia interromperanno le attività per alcuni giorni. Si tratta di una misura importante, considerando il “peso” che il settore automotive ricopre per l’economia del Paese.
Questa scelta, che le aziende hanno preso in accordo con il Governo locale, è legata anche al funzionamento della centrale nucleare di Cernavoda, alle prese con i bassi livelli del fiume Danubio, da cui dipende il raffreddamento dell’impianto. La centrale ha dovuto spegnere uno dei due reattori per evitare surriscaldamenti.
Il caldo ferma il settore automotive
Lo stop alle fabbriche di Ford e Dacia si è reso necessario a causa di un problema di approvvigionamento di energia elettrica. Il funzionamento a ritmo ridotto della centrale nucleare di Cernavoda, infatti, sta mettendo in crisi il sistema energetico della Romania, alle prese con il picco dei consumi legato alle misure di contrasto al caldo torrido di queste settimane.
La situazione è abbastanza complicata, tanto che il Paese si prepara a incrementare le importazioni di energia elettrica (in particolare dall’Ucraina). Le fabbriche automotive, che hanno bisogno di tanta energia elettrica per funzionare, dovranno temporaneamente sostenere la propria attività.
Secondo i dati riportati da AGI, il flusso del Danubio è precipitato a tra 1.550 e 1.600 metri cubi al secondo all’ingresso della Romania, quasi tre volte inferiore alla media abituale in questo periodo dell’anno (tra 3.900 e 4.700 metri cubi/s).
Due settimane di stop forzato
Il blocco alle attività produttive negli stabilimenti di Dacia e Ford non è legato, quindi, a problemi con gli ordini ma essenzialmente a una questione energetica. Non si tratta nemmeno di uno stop per tutelare i lavoratori dagli effetti del caldo eccessivo, che può rappresentare anche un problema per gli automobilisti.
Le fabbriche resteranno ferme per un paio di settimane. Al momento, infatti, la ripresa della produzione è fissata per il prossimo 19 agosto. Non si esclude, però, un’ulteriore proroga della misura nel caso in cui la crisi energetica dovesse continuare, senza che le Autorità riescano a trovare una soluzione.
Stando a quanto rivelato dal primo ministro rumeno, Ilie Bolojan, la scelta dei costruttori di interrompere le attività produttive nel Paese ha portato a una riduzione del consumo energetico di circa 200 MW. Il provvedimento dovrebbe, a breve, essere esteso con altre aziende (non solo del settore automotive) pronte a chiudere per una breve pausa estiva a causa del troppo caldo e dei problemi energetici del Paese. Maggiori dettagli in merito alla questione arriveranno a breve .
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