Addio a Peppino di Capri, il signore elegante della canzone italiana

11 Luglio 2026 - 12:51
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È morto nella sua amata Capri Giuseppe Faiella, per tutti Peppino di Capri. Pianista raffinato, interprete elegante e protagonista della musica italiana del Novecento, aveva 86 anni e ne avrebbe compiuti 87 il 27 luglio. Da “Champagne” a “Roberta”, da “St. Tropez Twist” a “Un grande amore e niente più”, lascia un patrimonio musicale entrato nella memoria collettiva.

È morto Peppino di Capri

La musica italiana perde uno dei suoi ultimi grandi protagonisti del Novecento.

Peppino di Capri, nome d’arte di Giuseppe Faiella, è morto nella sua isola, Capri, dopo una lunga malattia. Aveva 86 anni e avrebbe compiuto 87 anni il prossimo 27 luglio. Secondo quanto comunicato dalla famiglia all’ANSA, i funerali si terranno domani alle 17 nella chiesa di Santo Stefano, a due passi dalla celebre Piazzetta di Capri.

Con lui se ne va una voce elegante, popolare e inconfondibile della canzone italiana: un artista capace di unire Napoli, Capri, il twist, Sanremo, il pianoforte, il night club e la grande televisione.

Una vita cominciata al pianoforte

Peppino di Capri era nato a Capri il 27 luglio 1939.

La musica era già nella sua famiglia: il nonno suonava nella banda musicale dell’isola, il padre aveva un negozio di strumenti musicali e suonava clarinetto, sassofono, contrabbasso e violoncello.

Il talento di Peppino si manifestò prestissimo. Ancora bambino, durante la Seconda guerra mondiale, suonava il pianoforte per i soldati americani di stanza a Capri. Da lì iniziò una storia artistica lunga più di sessant’anni.

A sei anni cominciò a studiare pianoforte. Da adolescente si esibiva nei locali di Capri e Ischia. Prima il Duo Caprese, poi i Capri Boys, infine Peppino di Capri e i suoi Rockers: il passaggio dal pianoforte classico al rock’n’roll e al twist fu naturale.

Capri nel nome e nel destino

Il nome d’arte nacque come omaggio all’isola.

Giuseppe Faiella divenne Peppino di Capri, portando nel nome il legame con il luogo che lo aveva formato, ispirato e accompagnato per tutta la vita.

Capri non fu soltanto il suo punto di partenza. Fu anche il suo rifugio, la sua immagine, la sua identità musicale. Una Capri elegante, notturna, internazionale, dove il pianoforte incontrava il turismo, le orchestre, la canzone napoletana e la modernità arrivata dall’America.

Dal twist a “Champagne”

Negli anni Sessanta Peppino di Capri divenne uno degli interpreti più amati della nuova musica italiana.

Il pubblico lo scoprì con brani che facevano ballare, come “St. Tropez Twist” e la versione italiana di “Let’s Twist Again”, ma anche con canzoni sentimentali entrate nella memoria, come “Roberta”, dedicata alla prima moglie Roberta Stoppa.

Poi arrivò “Champagne”, probabilmente il brano più celebre della sua carriera: una canzone raffinata, malinconica, elegante, diventata negli anni simbolo di feste, amori finiti, brindisi amari e notti italiane. ANSA ricorda “Champagne”, “St. Tropez”, “Luna caprese” e “Un grande amore e niente più” tra i suoi brani più noti.

Due vittorie a Sanremo

Il rapporto con il Festival di Sanremo fu lunghissimo.

Peppino di Capri partecipò quindici volte alla kermesse e la vinse due volte: nel 1973 con “Un grande amore e niente più” e nel 1976 con “Non lo faccio più”.

Sanremo fu per lui casa, palcoscenico e specchio di un’Italia che cambiava. Dalla stagione dei musicarelli e del twist al pop televisivo, dalle orchestre agli show del sabato sera, Peppino seppe rimanere riconoscibile senza inseguire mode troppo lontane dalla sua natura.

Un artista popolare ma mai volgare

Il segreto di Peppino di Capri stava nell’equilibrio.

Era popolare, ma mai gridato. Elegante, ma mai distante. Napoletano e caprese, ma anche internazionale. Capace di cantare in italiano, napoletano e in più lingue, attraversando il pop, la canzone melodica, il rock’n’roll, il twist e la tradizione partenopea.

Il suo stile era fatto di misura: un pianoforte, una voce morbida, una malinconia trattenuta, una leggerezza solo apparente.

Per questo è riuscito a parlare a generazioni diverse.

I musicarelli, la televisione e la lunga carriera

Peppino di Capri fu anche volto del cinema musicale italiano.

Negli anni Sessanta partecipò ai cosiddetti musicarelli, film costruiti intorno alle canzoni e agli idoli musicali dell’epoca. In televisione fu ospite di innumerevoli programmi, da Canzonissima ai grandi varietà Rai.

Nel 2023 tornò anche sul palco del Festival di Sanremo, ricevendo il Premio alla carriera, segno di un riconoscimento che andava oltre la nostalgia.

La vita privata e il dolore per Giuliana

Peppino di Capri lascia i figli Arrigo, detto Igor, avuto dalla prima moglie Roberta Stoppa, ed Edoardo e Dario, nati dal matrimonio con Giuliana Gagliardi.

La morte della seconda moglie Giuliana, nel 2019, fu per lui una ferita profonda. Dopo oltre quarant’anni insieme, quella perdita segnò in modo evidente gli ultimi anni della sua vita.

Eppure, fino a quando la salute glielo ha permesso, Peppino ha continuato a restare legato alla musica, al pubblico e alla sua Capri.

Il ricordo di Carlo Conti

Tra i primi messaggi di cordoglio, quello di Carlo Conti, che ha ricordato l’artista con parole semplici e affettuose.

“Ciao Peppino, ci hai fatto ballare con il twist, ci hai fatto emozionare ed innamorare con le tue canzoni… con te un grande amore e niente più”, ha scritto il conduttore, richiamando uno dei brani simbolo dell’artista.

È il sentimento di molti italiani: Peppino di Capri non è stato soltanto un cantante. È stato una colonna sonora.

Una voce dall’isola al mondo

Peppino di Capri è stato uno degli artisti italiani più riconoscibili all’estero.

Le sue canzoni hanno accompagnato l’immagine di un’Italia elegante, romantica, balneare, notturna e musicale. Un’Italia fatta di piano bar, terrazze, dancing, orchestre, smoking bianchi, amori estivi e malinconie d’autunno.

In un tempo in cui la canzone italiana sapeva ancora essere insieme popolare e sofisticata, Peppino di Capri rappresentò una via personale: meno drammatica di altri interpreti napoletani, meno aggressiva dei nuovi cantautori, più internazionale dei crooner tradizionali.

L’ultimo brindisi

Con la sua morte si chiude una pagina importante della musica italiana.

Peppino di Capri apparteneva a una generazione di artisti che ha costruito il ponte tra la canzone napoletana, il dopoguerra, l’America del rock’n’roll, Sanremo e la televisione nazionale.

Ha fatto ballare l’Italia con il twist.

L’ha fatta innamorare con “Roberta”.

L’ha fatta brindare con “Champagne”.

L’ha accompagnata con una voce gentile, mai urlata, sempre riconoscibile.

Ora resta la sua musica.

E quel pianoforte che, da Capri, ha attraversato il Novecento italiano.

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