Tunisia, il governatore della Banca centrale: “Passare dalla resilienza alla creazione di ricchezza”

25 Settembre 2026 - 18:10
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La Tunisia deve passare “da una logica di resilienza a una logica di creazione di ricchezza”. È il messaggio lanciato dal governatore della Banca centrale tunisina (Bct), Fethi Zouhaier Nouri, durante un incontro a Tunisi con il direttore regionale della Banca mondiale per il Maghreb e Malta, Ahmadou Moustapha Ndiaye, e con Ary Naim, direttore della International Finance Corporation (Ifc) per il Nord Africa e il Corno d’Africa. Un cambio di passo che, secondo Nouri, passa soprattutto dall’accelerazione nella realizzazione dei progetti e dal rilancio dell’investimento privato, individuando nel comparto dei fosfati e nelle energie rinnovabili due dei principali cantieri su cui concentrare gli sforzi.

Il richiamo del governatore arriva mentre l’economia tunisina mostra alcuni segnali di maggiore tenuta. Nel primo semestre del 2026 gli investimenti internazionali hanno raggiunto 1,929 miliardi di dinari, circa 580 milioni di euro, in aumento dell’11,5 per cento su base annua. Gli investimenti diretti esteri hanno rappresentato 1,912 miliardi di dinari, circa 575 milioni di euro, con il 72 per cento destinato alle industrie manifatturiere e il 19 per cento al settore energetico. Per Nouri, tuttavia, la stabilità raggiunta su alcuni fronti “deve ora tradursi in una maggiore capacità di generare crescita”. Il governatore ha citato in particolare la stabilità del tasso di cambio e il mantenimento di un adeguato livello di riserve in valuta estera tra gli elementi di resilienza mostrati dalla Tunisia di fronte agli shock climatici e geopolitici. La priorità indicata dalla Bct è quindi quella di accelerare l’attuazione degli investimenti e dei progetti già individuati, creando condizioni più favorevoli per il capitale privato. Il settore dei fosfati rappresenta in questo quadro una delle principali sfide. La produzione tunisina è infatti tornata a diminuire nel primo semestre del 2026, attestandosi a circa 1,73 milioni di tonnellate, il 5,5 per cento in meno rispetto agli 1,84 milioni dello stesso periodo del 2025. Nello stesso periodo le esportazioni del comparto minerario, dei fosfati e dei derivati sono diminuite del 19 per cento.

Il rilancio della filiera è legato anche alla realizzazione di nuovi progetti estrattivi e infrastrutturali. Tra questi figura il progetto Oum Lakhcheb, nel governatorato di Gafsa, concepito per una produzione annua di circa 2,4 milioni di tonnellate di fosfato, con un investimento stimato in 334 milioni di dinari, circa 100 milioni di euro, e 600 posti di lavoro previsti. Il progetto risulta tuttavia ancora condizionato dalla soluzione di problemi fondiari, dalla questione relativa a un fornitore cinese e dalla realizzazione di una centrale elettrica destinata all’impianto di lavaggio. Sul fronte energetico, l’altra grande direttrice indicata da Nouri coincide con l’accelerazione delle rinnovabili. La Tunisia ha recentemente assegnato 309 progetti fotovoltaici per una capacità complessiva di 455 megawatt nell’ambito del sesto ciclo del regime di autorizzazione. La capacità solare installata nel Paese è quasi decuplicata tra il 2020 e il 2025, passando da 95 a 913 megawatt.

La Banca mondiale considera proprio la transizione energetica uno dei principali strumenti per ridurre la dipendenza tunisina dagli idrocarburi importati, contenere il deficit energetico e attirare capitali privati. Il programma prevede, tra l’altro, il sostegno alla realizzazione di 2 gigawatt di progetti rinnovabili affidati a produttori indipendenti, per un fabbisogno di investimenti privati stimato in circa 2 miliardi di dollari. La Banca mondiale ha inoltre approvato 268,4 milioni di dollari per il progetto di interconnessione elettrica Elmed tra Tunisia e Italia, destinato a rafforzare la rete tunisina e a facilitare in prospettiva gli scambi di energia rinnovabile con l’Europa.

L’incontro alla Bct si inserisce in una più ampia missione della dirigenza della Banca mondiale e dell’Ifc in Tunisia. Nei giorni scorsi Ndiaye e Naim hanno incontrato anche il ministro dell’Economia e della Pianificazione Samir Abdelhafidh, che ha indicato tra le priorità del Piano di sviluppo 2026-2030 acqua, energia, sanità, protezione sociale e infrastrutture, chiedendo al contempo un rafforzamento del sostegno al settore privato e al miglioramento del clima degli affari. La Banca mondiale ha confermato la disponibilità ad ampliare la cooperazione nell’ambito del futuro programma di partenariato con la Tunisia.

Parallelamente, l’Ifc punta a rafforzare il proprio ruolo come strumento per mobilitare capitali privati. Naim ha indicato l’obiettivo di “aumentare significativamente le risorse destinate alla Tunisia e di sostenere grandi investimenti infrastrutturali, oltre ad accompagnare l’internazionalizzazione delle imprese tunisine e il loro accesso al finanziamento”. I dati della Banca mondiale mostrano che, al 23 settembre 2026, l’Ifc aveva approvato in Tunisia investimenti per circa 640 milioni di dollari attraverso 23 progetti, mentre il portafoglio di consulenza ammonta a quasi 19 milioni di dollari. Tra le operazioni più recenti figurano finanziamenti legati a progetti fotovoltaici a Sidi Bouzid, Tozeur, Mezzouna e Kairouan.

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