Un “avvocato” per i pitbull sequetrati

15 Settembre 2026 - 22:00
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Sono tredici i pitbull sequestrati nei giorni scorsi da Polizia e  Carabinieri, coordinti dalla Procura della Repubblica di Gela. Gli animali sono stati trovati in quattro delle sei abitazione oggetto del decreto, quattro erano ancora cuccioli e una incinta. Tra il materiale sequestrato attrezzatura finalizzata all’allenamento degli animali, tra cui dei tapis roulant, catene, guinzagli con moschettoni, pesi utilizzati per potenziare le mascelle dei cani e farmaci integratori e anabolizzanti.  

Per gli investigatori l’operazione rivelerebbe un’attività illecita legata a combattimenti clandestini, posta in essere da alcuni soggetti gelesi e altri residenti in comuni siciliani quali Palermo, Palma di Montechiaro ed Agrigento e in altre regioni d’Italia, tra le quali la Campania, i quali, in concorso tra loro, organizzavano questi eventi registrando dei video che venivano poi diffusi attraverso i social media. 

L’Inferno dei pitbull

L’operazione è stata ribattezzata “Inferno dei pitbull”. Da parte sua Ciro Troiano, criminologo, responsabile Osservatorio Nazionale Zoomafia Lav, osserva: «I combattimenti tra animali rappresentano un fenomeno complesso che coinvolge soggetti diversi: i casi più diffusi sono riconducibili a persone amanti dei cani da presa, ad allevatori di cani lottatori, ad estimatori di “razze” combattent». 

Inoltre aggiunge che: «Diversamente da quello che accade per il mondo delle corse clandestine di cavalli, il coinvolgimento della criminalità organizzata è a titolo personale, da parte di alcuni esponenti dei clan, e non come attività di business del clan. Finora non vi sono stati esiti giudiziari che hanno dimostrato che i combattimenti tra cani rientrino nelle attività programmate e organizzate dai clan, ma appare improbabile che esponenti o appartenenti ad un sodalizio possano organizzare simili attività criminali senza perlomeno un tacito assenso da parte della “famiglia” malavitosa”» 

Il rapporto zoomafie di Lav

Secondo i dati del Rapporto Zoomafia 2026 Lav, dal 1998 fino al 2025 compreso sono stati sequestrati circa 1.373 cani e 120 galli da combattimento. 570 le persone denunciate, comprese 17 arrestate. Almeno 4 i combattimenti interrotti in flagranza. I reati correlati vanno dallo spaccio di sostanze stupefacenti all’associazione per delinquere, dalla violazione di domicilio al furto di energia elettrica, dall’invasione di terreni alla ricettazione degli animali. 

«Smantellare una rete di combattimenti tra cani non significa solo salvare gli animali, ma anche scardinare una cultura basata sulla crudeltà e sulla violenza, mostrando l’impatto di una Giustizia empatica ed equa per ogni tipo di vittima, indipendentemente dalla specie di appartenenza. Va senz’altro rafforzata l’attuale normativa, con l’aumento delle pene per chi organizza e partecipa a tali crimini, ma anche fornendo strumenti operativi più efficaci agli investigatori, come l’utilizzo di agenti sotto copertura nelle operazioni di polizia, l’istituzione di centri “protetti” per il recupero dei cani sequestrati, la creazione di una banca dati interforze sui reati contro gli animali e una formazione specialistica interforze», conclude Troiano.

La tutela legale degli animali

Per Federica Faiella, presidente della Fondazione Cave Canem si chiede quale sarà il destino degli cani sequestrati: tra i 13 pitbull quattro sono cuccioli e una femminina è incinta. «Noi abbiamo un team specializzato e ci siamo occupati di diversi animali sequestrati e salvati dai combattimenti (ne avevamo scritto qui). Ci auguriamo che anche questi tredici pitbull possano essere affidati a realtà capaci di operare un recupero comportamentale». 

La speranza di Faiella è che la custodia giudiziaria degli animali possa essere assunta da un’organizzazione «Il pm può affidare gli animali a un ente del Terzo settore», precisa, «con il nostro team noi siamo disponibili sia a occuparci della tutela legale sia del recupero comportamentale. Ci occupiamo di questo da tempo. Purtroppo è un fenomeno presente in tutta Italia e con ramificazioni anche a livello internazionale. Con Human world for Animal stiamo mettendo in piedi una serie di interventi anche nelle scuole perché la prevenzione di questo fenomeno passa anche dall’educazione delle giovani generazioni».

L’educazione dei giovani e il recupero dei cani

Un intervento a 360 gradi che passa anche dal progetto Cambio rotta rivolto ai ragazzi durante la messa alla prova con due percorsi paralleli: emancipazione dal reato per i giovani e rinascita dopo il trauma per gli animali durante il loro recupero comportamentale.

Nell’immagine in apertura uno dei cani seguiti nel recupero comportamentale da parte del team di Fondazione Cave Canem

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