Venezuela, l’emergenza non è finita e durerà ancora a lungo

24 Luglio 2026 - 21:55
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Venezuela, l’emergenza non è finita e durerà ancora a lungo

A un mese dai due potenti terremoti che hanno colpito la costa centro-settentrionale del Venezuela, i bambini e le famiglie continuano a subire le conseguenze a lungo termine dello sfollamento, dei danni alle infrastrutture e dell’interruzione dei servizi essenziali.
I terremoti, di magnitudo 7,2 e 7,5, hanno causato la morte di oltre 5.390 persone, ferito più di 16.700 e provocato oltre 1.400 scosse di assestamento.

I campi provvisori

Quasi 23.100 persone si trovano attualmente in campi provvisori presenti a La Guaira, nel Distretto della Capitale, a Miranda e ad Aragua. L’Unicef sta lavorando per raggiungere circa 470mila persone, tra cui 169mila bambini, fornendo assistenza vitale nei settori della salute, della nutrizione, dell’acqua e dei servizi igienico-sanitari, della protezione dell’infanzia, dell’istruzione e della protezione sociale.

 «A un mese dai terremoti, i bambini e le famiglie stanno ancora affrontando le conseguenze di questo disastro devastante. Al di là dei danni visibili, la paura, l’incertezza e lo sconvolgimento causati dallo sfollamento possono avere ripercussioni durature sul benessere dei bambini», ha affermato il rappresentante Unicef in Venezuela, Manuel Rodriguez Pumarol. «Un sostegno costante è essenziale per garantire che i bambini abbiano accesso all’acqua potabile, all’assistenza sanitaria, alla protezione e ai servizi di cui hanno bisogno per riprendersi».

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Le valutazioni dei danni continuano a rivelare la portata dell’impatto: sono stati colpiti almeno 856 edifici, di cui 190 completamente crollati. I danni alle strutture sanitarie e a centinaia di scuole stanno compromettendo i servizi essenziali per migliaia di bambini, mentre le continue scosse di assestamento continuano a mettere a rischio le famiglie che vivono nei rifugi temporanei.

Un assistito su tre è un minore

Presente in Venezuela anche Cesvi che evidenzia come tra le persone raggiunte dai suoi operatori nelle prime settimane dell’intervento umanitario, circa una su tre è minorenne (il 35%). Un dato che evidenzia come siano proprio bambini e bambine o ragazzi e ragazze tra i più esposti agli effetti della crisi, aggravata negli ultimi giorni dall’arrivo delle piogge e dalle temperature elevate, che aumentano i rischi sanitari e rendono ancora più difficili le condizioni di chi vive in rifugi temporanei.

L’appello di Gabriela

Gabriela, una bambina di 7 anni che vive in uno dei campi per sfollati, vuole mandare un messaggio al mondo: «Che aiutino il Venezuela, che mandino delle cose, perché ci sono tanti edifici che sono crollati e tante persone che sono morte o sono scomparse a causa di quello che è successo. Voglio dire che voglio bene a tutta la mia famiglia e a tutte le persone che hanno portato gli aiuti, così tutti hanno potuto cominciare a riprendersi».

Al 20 luglio, Cesvi ha assistito 1.111 nuclei familiari, pari a 4.052 persone, e per il 99% di loro si è trattato del primo aiuto ricevuto dall’inizio dell’emergenza. Inoltre, quasi una famiglia su cinque (19%) tra quelle supportate comprende almeno una persona con disabilità.

Un operatore Cesvi – foto da ufficio stampa

«A un mese dal terremoto l’emergenza è ancora in corso. Anche se l’attenzione mediatica è scemata, questo non significa che l’emergenza sia finita, anzi, è proprio in questo momento che è importante garantire aiuto e supporto costante alle famiglie colpite, anche dal punto di vista psicosociale. Molte famiglie vivono in condizioni ancora estremamente precarie e i bisogni si evolvono giorno dopo giorno. Per questo è fondamentale poter garantire continuità agli interventi e raggiungere anche le comunità che non hanno ancora ricevuto alcun sostegno», afferma Stefano Piziali, Direttore Generale di Cesvi.

Ricreare luoghi per l’infanzia

Anche Avsi è presente nelle aree colpite con il proprio team di emergenza, in coordinamento con i colleghi venezuelani già attivi sul territorio, per rispondere ai bisogni più urgenti delle famiglie.

L’organizzazione si sta già preparando alla fase successiva dell’intervento. Per un bambino, ritrovare uno spazio protetto significa poter tornare a giocare, imparare, incontrare altri bambini e iniziare a elaborare il trauma vissuto. Per questo Avsi sta lavorando per attivare attività dedicate all’infanzia e creare luoghi sicuri, pensati per accompagnare bambini e famiglie nel percorso di ripresa.  

Nell’immagine in apertura uno dei campi provvisori – foto da Ufficio stampa Unicef

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