Vertice Nato, Greenpeace: «L’Europa spende già il triplo della Russia in armi, la sicurezza si ha con welfare, pace e rinnovabili»

In apertura del vertice Nato ad Ankara, Greenpeace Italia chiede al governo Meloni di fermare la corsa al riarmo, respingere l’obiettivo del 5% del Pil per difesa e sicurezza voluto da Trump e destinare queste risorse pubbliche a ciò che protegge davvero le persone: sanità, welfare, contrasto alla povertà energetica, adattamento alla crisi climatica e transizione energetica.
Tanto più che l’Europa spende già più del triplo della Russia in armamenti. Lo dimostra un recente studio di Greenpeace Germania, “Europa allein zu Haus?”, che confronta il potenziale militare della Nato e della Russia in sei ambiti: spesa militare, grandi sistemi d’arma, numero di effettivi, prontezza operativa, produzione di armamenti e armi nucleari.
Secondo lo studio, anche senza considerare gli Stati Uniti, i Paesi europei della Nato insieme al Canada dispongono infatti di una spesa militare complessiva pari a 626,5 miliardi di dollari, contro i 190,4 miliardi della Russia. Hanno inoltre circa 1,96 milioni di militari attivi, contro 1,26 milioni della Russia, e un numero superiore di grandi sistemi d’arma in settori chiave come carri armati, artiglieria, navi da guerra, sottomarini e aerei da combattimento.
Lo studio evidenzia infine che, se l’Europa non dispone ancora di capacità militari pienamente coordinate ed efficaci nonostante una spesa enorme – circa 3.785 miliardi di dollari negli ultimi dieci anni –, il problema non è la mancanza di fondi, ma la frammentazione delle politiche di difesa, la duplicazione dei sistemi d’arma, gli sprechi e la scarsa cooperazione tra Stati.
«L’attuale corsa al riarmo viene presentata come una risposta inevitabile alla minaccia russa, ma i dati raccontano una storia diversa: l’Europa spende già moltissimo e dispone di capacità militari superiori alla Russia in molti settori chiave», dichiara Sofia Basso, campaigner pace e disarmo di Greenpeace Italia. «Il governo Meloni deve respingere l’obiettivo del 5% del Pil e smettere di sottrarre risorse a sanità, welfare e transizione energetica. La sicurezza non si costruisce con una economia di guerra, ma riducendo le disuguaglianze, proteggendo le persone dagli impatti della crisi climatica e investendo nella pace».
Le richieste di Greenpeace arrivano mentre l’Italia si presenta al vertice Nato con una spesa per difesa e sicurezza cresciuta dal 2% al 2,8% del Pil in un solo anno. Una scelta politica che l’associazione ambientalista giudica sbagliata e pericolosa: più spesa militare significa meno risorse per la sicurezza reale delle persone, in un Paese in cui la priorità deve essere ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, rafforzare i servizi pubblici e investire in politiche di pace e cooperazione internazionale.
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