Cresce la mobilitazione contro il ddl caccia selvaggia, il 94% degli italiani è contrario

Cresce la mobilitazione contro il disegno di legge sulla caccia, approvato dal Senato e ora all’esame della Camera. Domani, 7 luglio, alle 13.30 prenderanno il via in Commissione Agricoltura le audizioni sulla riforma della legge 157/1992, mentre associazioni ambientaliste, mondo scientifico e cittadini tornano a chiedere al Parlamento di fermare il provvedimento.
Tra le realtà scese in campo c’è la Fondazione Capellino, che ha lanciato una nuova campagna di sensibilizzazione accompagnata da un video dedicato alle conseguenze della violenza sugli animali selvatici. L’iniziativa punta a informare e coinvolgere l’opinione pubblica, rilanciando anche la petizione contro il ddl, che ha già superato le 159mila firme.
Secondo un sondaggio realizzato dall’Istituto Piepoli per la Fondazione Capellino, il 94% degli italiani sarebbe contrario all’ampliamento della caccia previsto dalla riforma, mentre il 6% esprimerebbe una posizione favorevole. Un dato che la Fondazione interpreta come la conferma di una distanza crescente tra il testo in discussione e l’orientamento dell’opinione pubblica.
Il ddl interviene sulla legge quadro per la protezione della fauna selvatica e il prelievo venatorio, un impianto normativo che da oltre trent’anni regola l’attività di caccia in Italia. Nel dibattito parlamentare e pubblico, le critiche si concentrano in particolare sull’eventuale ampliamento delle possibilità di prelievo, sulle modifiche ai calendari venatori e sul rischio di indebolire gli strumenti di tutela della biodiversità.
«Questo disegno di legge non rappresenta la volontà degli italiani. In un momento storico in cui la biodiversità è sempre più fragile, la politica dovrebbe rafforzare la tutela della fauna selvatica, non indebolirla. Chiediamo al Parlamento di ascoltare i cittadini e la comunità scientifica che ogni giorno si impegnano per la difesa della natura. Fermare il ddl Caccia significa scegliere di proteggere un patrimonio che appartiene a tutti», dichiara Pier Giovanni Capellino, fondatore e presidente di Fondazione Capellino.
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