Vertice Ue in Armenia, Chiapperini: “Segnale forte ma non basta: servono scelte concrete per fermare la guerra. Ecco che cosa manca all’Europa”
Vertice Erevan, Chiapperini: “Unità europea sì, ma senza autonomia militare non c’è vera deterrenza”
Mentre la guerra in Ucraina resta in una fase di stallo e le tensioni tra Europa e Stati Uniti si fanno più evidenti, il vertice della Comunità Politica Europea a Erevan riunisce oltre 40 leader con l’obiettivo di rilanciare unità e strategia sul fronte orientale. Sullo sfondo, non c’è solo il sostegno a Kyiv, ma anche la necessità per l’Europa di ridefinire il proprio ruolo tra pressioni americane, nuove sfide militari e la ricerca di una maggiore autonomia strategica.
Ma questo summit può davvero incidere sull’andamento del conflitto o resta soprattutto un segnale politico? E quali conseguenze concrete può avere sul piano militare e sulla deterrenza nei confronti della Russia? A fare il punto è Luigi Chiapperini, Generale di Corpo d’Armata dei Lagunari in quiescenza ed ex comandante di contingenti multinazionali, che ad Affaritaliani analizza obiettivi, limiti e possibili sviluppi del vertice.
Questo vertice della Comunità Politica Europea può davvero cambiare le carte in gioco nella guerra in Ucraina o resta soprattutto un segnale politico?
“Considerando il tema dell’incontro che ha come motto “Costruire il futuro: unità e stabilità in Europa”, il segnale politico è sicuramente forte, almeno teoricamente. In relazione alla guerra in Ucraina, senza dubbio lo slogan utilizzato sancisce ancora una volta l’unità europea nel sostegno a Kyiv, specialmente ora che in Ungheria e in Slovacchia, in passato a dir poco fredde sul tema, i Governi sembrano più solleciti a seguire l’agenda pro-Ucraina. L’Europa continuerà i suoi sforzi per tentare di chiudere la guerra nella maniera più giusta e duratura possibile, almeno questo è l’auspicio di tutti”.
Quali sono, in concreto, gli obiettivi militari e strategici che i leader riuniti a Erevan possono raggiungere nel breve periodo?
“Credo si tratti di un tentativo di proseguire ad esercitare sforzi sempre più coordinati volti ad aiutare economicamente e militarmente l’Ucraina. Invece dal punto di vista strategico i leader tenteranno di capire come rispondere alle mosse statunitensi.
Gli Usa continuano ad essere nostri alleati ma i rapporti con l’Europa, come dice la Kallas, sono “sotto pressione”. Le dichiarazioni di Trump che ci accusa di non averlo aiutato ad Hormuz e il ritiro di parte delle truppe statunitensi dal continente, accompagnati dai nuovi dazi del 25% sull’automotive, impongono una presa di posizione unitaria. Ed è quello che tenteranno di fare a Erevan per impostare una linea strategica che potrà essere di contrapposizione o di ricucitura dei rapporti”.
Che tipo di messaggio strategico arriva alla Russia: deterrenza credibile o semplice dimostrazione di unità politica?
“Alla riunione partecipano non solo i membri dell’Unione Europea ma anche altri 20 Paesi del Vecchio Continente e per la prima volta il Canada. Si tratta sicuramente di una dimostrazione di unità di intenti di una parte del mondo che non accetta passivamente l’aggressione russa all’Ucraina. Dal punto di vista militare vedremo cosa scaturirà dall’incontro ma sicuramente si continuerà a costruire la base di una deterrenza politica e militare che però, per essere veramente attuata, ha bisogno di azioni concrete volte a rendere l’Europa effettivamente sempre meno dipendente dagli Stati Uniti. Gli Usa, che sulla carta sono ancora i nostri alleati più forti, detengono alcune capacità militari strategiche fondamentali per la dissuasione che noi dovremmo al più presto acquisire per poter agire finalmente senza vincoli. Ma ciò comporta volontà politica forte e risorse”.
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