Via libera del Mase al primo impianto Ue per il riciclo delle terre rare, nascerà a Frosinone

17 Giugno 2026 - 18:25
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Via libera del Mase al primo impianto Ue per il riciclo delle terre rare, nascerà a Frosinone

Il ministero dell’Ambiente ha autorizzato la realizzazione del progetto strategico Life Inspiree per il recupero di terre rare da magneti permanenti provenienti da rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee). Si tratta del primo impianto europeo su scala industriale dedicato a questa attività, che sorgerà presso lo stabilimento di Ceccano (Frosinone) e che rappresenta uno dei 47 progetti strategici selezionati dalla Commissione europea nell’ambito del Regolamento Ue sulle materie prime critiche.

I 17 metalli noti come “terre rare” rappresentano un gruppo di 15 elementi chimici, i lantanidi, a cui si aggiungono ittrio e scandio, con proprietà chimiche e fisiche simili; molte rientrano all’interno delle 34 materie prime critiche individuate dall’Ue, in quanto fondamentali per molteplici settori industriali high-tech. Basti osservare che il 31% del Pil italiano, pari a 675 miliardi di euro, dipende già oggi da tecnologie, componenti e processi produttivi che incorporano materie prime critiche, e che basterebbero investimenti da 2,6 mld di euro per coprire il 66% del fabbisogno nazionale attraverso il riciclo.

«Con questa autorizzazione – dichiara la viceministra dell’Ambiente, Vannia Gava – compiamo un passo strategico per il futuro industriale del Paese. Garantire l’approvvigionamento di materie prime critiche significa oggi rafforzare la nostra autonomia industriale, energetica e tecnologica. Il recupero delle terre rare dai Raee è una sfida ambientale, ma anche una scelta di politica industriale che punta a ridurre le dipendenze esterne e a rendere l’Italia protagonista e competitiva».

Quello di Ceccano sarà il primo impianto in Europa per la produzione di ossidi e carbonati di terre rare (neodimio, praseodimio e disprosio) da riciclo chimico di magneti permanenti esausti, estratti da hard disk e motori elettrici a fine vita; il primo step prevede il disassemblaggio dei magneti, mentre il livello successivo consiste nel recupero di ossalati di terre rare tramite idrometallurgia a bassissimo impatto ambientale.

L’impianto di smontaggio potrà trattare 1.000 tonnellate all’anno di rotori elettrici e l’impianto idrometallurgico a regime potrà trattare 2.000 t/anno di magneti permanenti ottenuti da diverse fonti tra cui anche hard disk, piccoli e grandi motori elettrici con il conseguente recupero di circa 500 t all’anno di ossalati di terre rare, una quantità sufficiente al funzionamento di 1 milione di hard disk e laptop e 10 milioni di magneti permanenti per applicazioni varie, ad esempio nell’automotive elettrico.

A realizzare l’impianto come capofila del progetto sarà Itelyum, azienda italiana specializzata nella gestione e recupero dei rifiuti speciali. «Accogliamo con grande entusiasmo l’autorizzazione del Mase al passaggio alla fase industriale per il nostro progetto di recupero dei magneti permanenti dai Raee – commenta l’ad di Itelyum, Marco Codognola – Essere riconosciuti come pionieri in questo campo ci riempie di orgoglio e ci investe anche di una grande responsabilità. Per raggiungere questo traguardo e trasformare un progetto pilota in una realtà industriale su larga scala, abbiamo unito le migliori competenze tecniche, scientifiche e gestionali».

Si tratta di un importante passo avanti, seppure entro un contesto nazionale tutt’altro che roseo. Il Regolamento Ue sulle materie prime critiche prevede che almeno il 25% del consumo di materie prime strategiche dell’Ue provenga da fonti riciclate entro il 2030, nonostante il Governo italiano abbia dato ben poco rilievo a quest’aspetto recependo il Critical raw material act dell’Ue. 

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