Voyager arriverà a 1 giorno‑luce dalla Terra?
C'è una data precisa, ormai, per uno dei traguardi dell'esplorazione spaziale. Il 18 novembre 2026, alle 10:16:07 in Italia, Voyager 1 diventerà il primo oggetto costruito dall'uomo a trovarsi a un "giorno luce" dalla Terra: poco più di 1.079 miliardi di chilometri, una distanza tale che un segnale radio, viaggiando alla velocità della luce, impiegherebbe 24 ore a percorrerla. La conferma arriva direttamente dal Jet Propulsion Laboratory della NASA, che gestisce la missione.
Come ha spiegato l'agenzia, i movimenti combinati della sonda e della Terra intorno al Sole potrebbero far oscillare leggermente l'orario esatto, ma la data resta quella: mercoledì 18 novembre. Per avere un'idea di cosa significhi comunicare a quella distanza, basta ascoltare le parole di Suzy Dodd, project manager della missione Voyager al JPL: se lunedì mattina alle 8 si invia un comando con un "Buongiorno, Voyager 1", la risposta della sonda arriverà sulla Terra mercoledì mattina, sempre verso le 8. Ogni scambio di battute, insomma, richiede quasi 48 ore.. Le uniche due sonde nello spazio interstellare
Voyager 1 e la sua gemella Voyager 2 restano gli unici oggetti costruiti dall'uomo ad aver lasciato l'eliosfera, la bolla di particelle e campi magnetici generata dal Sole, per entrare nello spazio interstellare. Voyager 1 ha attraversato questa soglia il 25 agosto 2012, seguita da Voyager 2 nel dicembre 2018. Voyager 2, però, è ancora piuttosto indietro rispetto alla gemella: raggiungerà il suo giorno luce solo nel novembre 2035 e secondo le stime più prudenti della NASA è tutt'altro che certo che sarà ancora operativa a quella data.. Lanciate entrambe nel 1977 (Voyager 2 il 20 agosto, Voyager 1 il 5 settembre, da Cape Canaveral), le due sonde dovevano originariamente compiere una missione di soli quattro anni per studiare Giove e Saturno. Quella missione si è conclusa nel novembre 1980, dopo il sorvolo di Saturno da parte di Voyager 1.
Tutto quello che è venuto dopo è un bonus che dura ormai da 46 anni: mentre Voyager 1 proseguiva dritta verso lo spazio profondo, Voyager 2 ha potuto deviare la sua rotta per il leggendario "Grand Tour", sorvolando anche Urano e Nettuno, unica sonda ad averlo fatto.. Una sonda che invia ancora dati, ma sempre più a fatica
Nonostante l'età, Voyager 1 continua a trasmettere informazioni scientifiche da una regione dello spazio che nessun altro strumento umano ha mai raggiunto. Il prezzo da pagare, però, è alto: la maggior parte degli strumenti scientifici di bordo è stata spenta nel corso degli anni per risparmiare energia, comprese le telecamere. L'ultima fotografia scattata da Voyager 1 resta il celebre "Pale Blue Dot", il ritratto della Terra come minuscolo puntino azzurro, immortalato il giorno di San Valentino del 1990, ormai 36 anni fa.. I tre generatori termoelettrici a radioisotopi (RTG) che alimentano la sonda, basati sul decadimento del plutonio-238, producevano circa 470 watt al lancio. Oggi ne forniscono solo 220-225, appena sufficienti a far funzionare i pochi strumenti ancora attivi. Lo scorso aprile la NASA ha dovuto spegnere, con rammarico, lo strumento per le particelle cariche a bassa energia (LECP), proprio per evitare un crollo di tensione che avrebbe potuto compromettere l'intera sonda.. "Intervento chirurgico" da remoto
Per guadagnare ancora qualche anno di vita operativa, il team della missione sta preparando un intervento molto più radicale, soprannominato informalmente "Big Bang": una riconfigurazione completa della gerarchia elettrica di bordo, eseguita da remoto, per sostituire i componenti più vecchi e energivori con alternative più efficienti. L'operazione comporta rischi reali: se i riscaldatori dovessero spegnersi durante la transizione, le linee del carburante dei propulsori potrebbero congelarsi, impedendo alla sonda di orientare l'antenna verso la Terra e interrompendo per sempre le comunicazioni. Per questo il test verrà condotto prima su Voyager 2, che dispone di un margine energetico leggermente superiore e solo in caso di successo verrà replicato su Voyager 1.. Cosa succederà dopo il record
Il 18 novembre non sarà comunque la fine del viaggio. Voyager 1 continuerà ad allontanarsi a circa 61.000 km/h, diretta verso una zona della costellazione di Ofiuco. Gli ingegneri del JPL stimano che le sue tre RTG si esauriranno definitivamente nei primi anni Trenta di questo secolo, rendendo la sonda muta per sempre. Ma il suo viaggio fisico non si fermerà lì.
«Ci sono voluti 35 anni per raggiungere lo spazio interstellare, ma ci vorranno 40.000 anni perché Voyager 1 si trovi più vicina alla stella AC+79 3888 di quanto non lo sia il nostro Sole», spiega la NASA. «Alpha Centauri è oggi la stella più vicina al Sole, ma poiché le stelle sono in movimento, Voyager 1 si avvicinerà fino a 1,7 anni luce da AC+79 3888 (nota anche come Gliese 445) tra circa 40.000 anni». C'è comunque una seconda stima, basata su un nuovo studio sulle traiettorie a lungo termine delle sonde in fuga dal Sistema Solare, parla invece di circa 44.000 anni.. Anche dopo l'esaurimento delle batterie, però, Voyager 1 non smetterà di portare un messaggio. È quanto ha ricordato la dottoressa Linda Spilker, scienziata del progetto Voyager:
«Entrambe le sonde trasportano un disco d'oro, ideato da un team guidato da Carl Sagan, che contiene circa un centinaio di fotografie della Terra, suoni e saluti in decine di lingue diverse. Quei dati, una volta che le sonde non saranno più in grado di comunicare con noi, diventeranno i nostri silenziosi ambasciatori. Non sappiamo con certezza se le stelle che incontreranno tra decine di migliaia di anni abbiano pianeti, tanto meno pianeti abitati, ma è un'occasione per inviare il nostro messaggio in una bottiglia cosmica»..
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