We Are Letters: a Los Angeles le lettere di Lorenzo Marini diventano paesaggio
Le lettere si staccano dalla pagina, si sospendono nello spazio e incontrano la luce. Al patio dell’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles, l’alfabeto non è più soltanto un sistema da leggere: diventa colore, ritmo, forma e architettura. È l’idea al centro di We Are Letters. The Architecture of Language, l’installazione site-specific di Lorenzo Marini presentata il 6 ottobre nell’ambito della 22ª Giornata del Contemporaneo AMACI.
L’opera è composta da quasi cento tele semitrasparenti dedicate agli alfabeti. Disposte nello spazio esterno dell’Istituto, costruiscono un paesaggio che il pubblico può attraversare e osservare da prospettive diverse. La luce e il movimento di chi guarda cambiano la percezione dei segni, che acquistano volume e una presenza fisica.
Il progetto raccoglie diversi cicli della TypeArt, la ricerca che Marini porta avanti da oltre dieci anni intorno alla lettera liberata dalla sua funzione strettamente verbale. Gli alfabeti dell’artista non sono variazioni decorative di un unico codice: ciascuno conserva una propria identità visiva e richiama mondi differenti, dalla cultura hippie degli anni Sessanta alla fantascienza, dalla tecnologia alle tradizioni mediorientali, fino al fumetto e al design. Insieme, compongono un sistema di relazioni, in cui ogni segno incontra gli altri.
«Vedere tutti i miei alfabeti insieme è come osservare una mappa della mia ricerca», afferma Marini. «Ognuno ha una voce diversa, ma nello stesso spazio cominciano a parlarsi». Per l’artista, questa pluralità ha anche una dimensione civile: «Nel mondo c’è bisogno di più comunicazione e di meno guerra. Continuare a cercare un linguaggio comune significa continuare a cercare la possibilità di incontrarsi».
A Los Angeles, città in cui lingue, culture e codici visivi convivono ogni giorno, l’installazione assume un significato particolare. Il lavoro di Marini non prova a uniformare le differenze né a ricondurle a un alfabeto universale: le mette in relazione e invita a guardare la comunicazione come uno spazio di confronto e reciproca conoscenza. La lettera può essere incontrata prima ancora di essere letta, come immagine e forma capace di suggerire nuove associazioni.
«Mi interessava portare all’Istituto un progetto che partisse dalla lettera, quindi dalla materia stessa della lingua, per condurla verso l’arte, la grafica e il design», spiega Emanuele Amendola, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles. «Lorenzo Marini costruisce un vocabolario visivo nel quale il segno non serve soltanto a trasmettere un contenuto, ma diventa esso stesso contenuto». Inserire l’opera negli spazi dell’Istituto, aggiunge, significa trasformare un luogo normalmente dedicato alla comunicazione culturale in parte integrante dell’installazione.
Per Raffaella Valentini, console generale d’Italia a Los Angeles, il progetto arriva in un momento in cui la capacità di capirsi è particolarmente importante. «We Are Letters ci ricorda che le differenze non sono un ostacolo al dialogo, ma possono esserne il punto di partenza», afferma. In una città composta da comunità diverse, l’arte diventa un’occasione di incontro e scambio, oltre che uno strumento per rafforzare i legami culturali tra Italia e Stati Uniti.

L’inaugurazione ha previsto anche una conversazione con Marini moderata da Marisa Caichiolo, artista e curatrice, fondatrice di Building Bridges Art Exchange a Los Angeles e co-curatrice del Padiglione del Cile alla Biennale di Venezia 2026. L’incontro ha offerto l’occasione per approfondire la ricerca dell’artista e il rapporto tra linguaggio, immagine e design.
Promossa da AMACI, la Giornata del Contemporaneo è il principale appuntamento diffuso dedicato all’arte contemporanea in Italia. La sua estensione internazionale, realizzata con la rete diplomatico-consolare del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, porta mostre e iniziative anche fuori dai confini nazionali. A Los Angeles, We Are Letters fa dell’Istituto non soltanto la sede di una mostra, ma il materiale stesso di un’esperienza: un luogo da attraversare leggendo con gli occhi e guardando le lettere come se fossero nuove.
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