Zucchero: “I giovani che fanno gli stadi sono macchine da guerra”
Milano, 7 lug. (askanews) – E’ sempre un fiume in piena, la musica per lui non dovrebbe mai smettere e quando incontra la stampa non è mai scontato quello che dirà. Zucchero, con una carriera mastodontica alle spalle, continua a fare numeri da record ma soprattutto conferma la qualità della sua musica. Con il tour negli stadi sta celebrando ‘Baila (Sexy Thing)’a 25 anni dall’uscita del singolo, una delle hit più amate del repertorio di Zucchero ‘Sugar’ Fornaciari, e in occasione della seconda data a Bologna ha annunciato i prossimi passi dal vivo. Nel 2027 ci sarà un grande evento a chiudere i festeggiamenti per il quarto di secolo di questa intramontabile hit: Baila 25th San Siro – Under the moonlight Il gran finale, in programma il 10 giugno 2027 allo Stadio San Siro di Milano. “Le cose stanno andando bene, ma talmente bene che l’idea che vadano meglio mi spaventa. Faremo di tutto per dare il massimo” ha detto da Bologna parlando ai giornalisti. Zucchero nella sua carriera ha ottenuto moltissimi record, è stato il primo artista occidentale a essersi esibito al Cremlino dopo la caduta del muro di Berlino e l’unico artista italiano ad aver partecipato al Festival di Woodstock nel 1994, ha suonato praticamente ovunque nel mondo e ha fatto duetti e collaborazioni con i più grandi della musica. Di fronte al gigantismo dei concerti di giovani che, in poco tempio riempiono stadi e grandi location, dice: ‘Adesso è più facile, c’è stato un incremento dei live, anche a livello mondiale, soprattutto dopo il covid. I giovani sono dei grandi comunicatori, sono delle macchine da guerra, i social hanno fatto la differenza con una comunicazione più veloce. Poi non lo so, hanno i balletti, corrono avanti e indietro, sculettano e cantano…poco. Se la cavano e fanno gli stadi, non c’è una spiegazione, ma sono delle macchine da guerra”. Poi non poteva mancare un accenno alla polemica nata dalle parole di Francesco De Gregori sugli artisti che usano i concerti per lanciare slogan politici e prendere posizioni nette su questioni internazionali complesse: “Conosco Francesco, ho lavorato con lui e non oserei contraddirlo in pubblico”. Sempre acuto e ironico, sul festival di Sanremo ma soprattutto su Eurovision Song Contest, ha dichiarato: “Non è un campionato, è una partita a Ping pong. Non è un campionato mondiale. Con tutto rispetto, io sono passato di lì, anche se sono arrivato penultimo”. Poi plaude la scelta del direttore artistico Stefano De Martino di separare il vincitore di Sanremo dall’artista che andrà a Eurovision a rappresentare l’Italia: “Se fossi un direttore artistico, opterei per questa roba qua. Ci deve andare qualcuno che ha i cog..oni, chi va all’Eurovision deve essere competitivo. A me l’Eurovision fa cagare in ogni modo. Tutti quelli che vanno, a parte i Maneskin, hanno fatto cagare. Chi ha vinto l’Eurovision è solo un ricordo”. Poi in modo colorito, come il suo solito, ha rincarato la dose: Ti ricordi il barbuto con le “tette” da donna? Che fine ha fatto? Quindi, che si pensasse a cantare e a portare delle belle canzoni: Fine delle trasmissioni”. Nel futuro di Adelmo ‘Sugar’ Fornaciari c’è ancora tanta, tanta musica, capace di fare un live di tre ore senza neanche accorgersene, di cambiare la scaletta all’ultimo minuto e addirittura di farlo mentre è in scena. Una vera macchina da concerti anche grazie alla sua eccezionale band, che si prepara a nuove sfide: Ferdinando Salzano presidente di Friends & Partners ha annunciato un nuovo anniversario di Zucchero che nel 2027-2028 festeggerà i 40 anni di Blues, per questo sono state chieste 10 date all’Arena di Verona a settembre 2027 e altre 10 nel 2028. Non c’è però in arrivo un nuovo album di inediti. “Per fare i dischi, dopo che hai scritto più di 350 canzoni che hanno avuto successo, fare un album è molto difficile: non è mantenere il successo ma lo devi giustificare, come diceva il grande Pavarotti, se esci con un album devi fare un album con i coglioni, ci vogliono i cog…ni per fare un album”.
Per chiudere in bellezza alla domanda se sia giusta la petizione per dare il nobel per la pace ai cittadini di Lampedusa, ha detto lapidario: “Va benissimo, è giusto; basta che non lo diano a Trump”.
Di Alessandra Velluto
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