A Creta la Flotilla si riorganizza, la missione umanitaria non si ferma

“Per la prima volta da giorni sono riuscito a dormire cinque ore di fila, non ricordo di aver mai accumulato così tanta stanchezza in poco tempo”. La voce di Massimiliano Del Moro è quella di chi ne ha viste di tutti i colori. Lui, skipper della Global Sumud Flotilla, è riuscito a sfuggire all’attacco dell’esercito israeliano in acque internazionali e in piena Europa, ma non ha potuto evitare la tempesta che ha affondato la sua barca, la Trinidad, mentre era ancorata a poca distanza dalle coste dell’isola di Creta.
“Siamo stati salvati dalla Open Arms - racconta - una delle navi che soccorrono i migranti alla deriva nel Canale di Sicilia”. “Un gommone è venuto a prenderci - ricorda Antonella Bundu - mentre la Trinidad imbarcava acqua da tutte le parti”.

Un’odissea che li ha portati nella cittadina cretese di Heraklion. “Siamo ospiti di un centro sociale, l’Evangelismos. Qui ci sono anche le nostre compagne e i nostri compagni che erano stati sequestrati tra mercoledì e giovedì dall’esercito israeliano. Sorrisi, abbracci, anche lacrime di commozione - ammette Del Moro - Non speravamo di rivederli così presto. Siamo partigiani, non abbiamo paura, ma l’emozione ha preso il sopravvento”.
La popolazione cretese ha mostrato grande solidarietà, pasti caldi e abiti puliti per chi in mare aveva perso tutto o quasi. “Un materasso, un sacco a pelo per dormire, quanto basta per riposarci un po’ e riprendere fiato”. I segni delle violenze dell’esercito israeliano sono ben visibili: nasi rotti, occhi tumefatti, costole incrinate, c’è chi zoppica e chi porta un collare ortopedico. Le cancellerie europee protestano, in particolare quella spagnola, ma da molto tempo ormai Israele non si cura più né del diritto internazionale, né degli occhi del mondo puntati su quanto sta accadendo in Medio Oriente, dalla martoriata Striscia di Gaza alla Cisgiordania dove imperversano i coloni, fino al Libano meridionale dove continuano i bombardamenti e gli attacchi di Tel Aviv.
Eppure la Flotilla non vuole arrendersi. “Aspettiamo condizioni meteorologiche migliori per ricongiungerci alle 33 imbarcazioni ancora in mare. Intanto abbiamo organizzato qui una manifestazione per il rilascio immediato di Thiago e Saif”. Perché il brasiliano Thiago Ávila e il palestinese con cittadinanza spagnola Saif Abukeshek, a differenza degli altri 173 attivisti arrestati e poi rilasciati, sono stati deportati in Israele con l’accusa di far parte di un’organizzazione terroristica.
Il tribunale ha prorogato fino a martedì la loro detenzione in carcere, nelle immagini di France Press vengono scorati in aula con le catene ai piedi, Thiago ha le mani ammanettate dietro la schiena. Sono in sciopero della fame. I loro difensori contestano punto per punto ogni accusa: “Non esiste alcuna base giuridica per l’applicazione extraterritoriale alle azioni di cittadini stranieri in acque internazionali”.
I legali hanno anche denunciato gravi abusi fisici, assimilabili a torture, tra cui ripetute percosse, fino allo svenimento, isolamento e bendaggio degli occhi per giorni in mare. Dal carcere dove è detenuto, Thiago Ávila ha dettato una lettera al suo avvocato da inviare alla figlia Teresa, ricordando il genocidio dei palestinesi “con bambini che vengono lasciati morire di fame, subiscono amputazioni senza anestesia, e soffrono a causa di idee orribili e cariche di odio, pur non sapendo cosa siano il sionismo e l’imperialismo. Lottiamo per costruire un mondo migliore per te”. La portavoce della Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia, non si stanca di organizzare iniziative di mobilitazione e presidi per tenere alta l’attenzione su quanto sta accadendo ai marinai di pace che vogliono andare avanti comunque. “Stiamo aspettando che ci mettano a disposizione un’altra barca - conferma Bundu - poi riprenderemo il largo verso Gaza, non appena le condizioni del mare ce lo permetteranno”.
Anche l’imbarcazione dell’operaio Dario Salvetti della Gkn di Campi Bisenzio sta vivendo ore difficili. In mare aperto, anche Salvetti torna a chiedere “libertà immediata” per Thiago e Saif, trattenuti dai militari israeliani. “L’argomentazione per cui se uno ti sequestra ‘te la sei andata a cercare’, è come dire che chi subisce un attentato mafioso perché ha denunciato l’esistenza della mafia ‘faceva meglio a stare zitto’”.
“Al momento una nave israeliana, la Nahshon, come uno squalo-carogna si trova al limite delle acque territoriali di Creta, in attesa di saltarci addosso”, chiude Bundu. “Ci stiamo riorganizzando - conferma Tony La Piccierella, appena tornato in Italia - andremo avanti finché i nostri governi non porranno fine a tutti gli accordi che abbiamo con Israele”.
Nel mentre la Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine per sequestro di persona sull’abbordaggio dei militari israeliani alla Global Sumud Flotilla.

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