A giugno cala ancora la produzione da rinnovabili, Terna segna -3,4%. In 6 mesi installati 3,4 GW

21 Luglio 2026 - 17:00
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A giugno cala ancora la produzione da rinnovabili, Terna segna -3,4%. In 6 mesi installati 3,4 GW

La società che gestisce la rete elettrica nazionale in alta tensione, Terna, ha appena aggiornato i dati fino a giugno, quando il fabbisogno elettrico del Paese è cresciuto arrivando a 28 TWh, il valore mensile di giugno più alto degli ultimi dieci anni; non sarà un caso che sia stato anche il giugno più caldo mai registrato nell’Europa occidentale, chiamando a un uso più marcato dei condizionatori per tenere a bada un’ondata di calore che ha provocato oltre 10mila morti in Europa.

Eppure, nonostante la crisi climatica in corso e i prezzi dell’elettricità trainati in alto dal gas fossile, le rinnovabili italiane mordono ancora una volta il freno. In base ai dati Terna a giugno la domanda di elettricità è stata soddisfatta per il 47% dalle rinnovabili (in diminuzione rispetto al 49,5% registrato lo stesso mese dell’anno precedente), mentre la quota di produzione è arrivata al 54,5% (in calo rispetto al 57,8% del 2025).

Più nel dettaglio, a giugno si registra un aumento della produzione fotovoltaica (+15,7%) ma una riduzione delle fonti eolica (-3,2%), geotermica (-2,1%) e soprattutto idroelettrica rinnovabile (-23,%), a causa della siccità che sta interessando in primo luogo le regioni del nord (ma che si è appena riaffacciata anche in Toscana).

Complessivamente lungo lo Stivale al 30 giugno si registrano 86,95 GW di potenza installata rinnovabile, di cui, in particolare, 46,61 GW di solare e 13,96 GW di eolico (relativamente agli accumuli, invece, in Italia si registrano 943.798 impianti che corrispondono a 19,34 GWh di capacità e 7,99 GW di potenza nominale).

In base ai dati Terna, ben 12 Regioni risultano in ritardo ai pur deboli obiettivi fissati dal Governo Meloni nel 2024 col decreto Aree idonee, ovvero +80.001 MW al 2030 rispetto al 2021: nell’ordine, si tratta di Sardegna, Calabria, Toscana, Puglia, Basilicata, Umbria, Molise, Marche, Abruzzo, Liguria, Sicilia, Valle d’Aosta.

regioni ritardi giugno

Nei primi sei mesi del 2026, in Italia sono stati installati appena +3,4 GW di nuovi impianti rinnovabili, e continuando con questo ritmo a fine anno ce ne sarebbero dunque 6,8 GW, meno dei +7,2 GW registrati nel 2025 (a loro volta in calo del 3,9% rispetto al 2024).

Il problema è che per raggiungere i pur timidi target al 2030, Legambiente stima la necessità di oltre +11 GW di nuova potenza installata l’anno, il think tank Energy square +15 GW, mentre la filiera industriale di settore si dichiara pronta a traguardare fino a +20 GW l’anno. A frenare sono la disinformazione che limita l’accettabilità sociale dei nuovi impianti, il continuo caos normativo e la lentezza degli iter autorizzativi, che in Italia durano fino a 6 anni per il fotovoltaico e 7-8 anni per l’eolico (con numerosi casi che superano ulteriormente queste soglie); a fronte di tempi medi di 12-24 mesi in molti Stati Ue, i tempi italiani sono dunque di gran lunga fuori dai limiti fissati dalla direttiva Red III. Puntuali interventi normativi – ad esempio sul Testo unico sulle rinnovabili (D. Lgs. 190/2024), o incrementando il personale della Commissione tecnica Pnrr-Pniec cronicamente sotto organico – basterebbero ad alleviare il problema.

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