Zohran Mamdani e Little Italy litigano un po’

11 Luglio 2026 - 12:54
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Zohran Mamdani e Little Italy litigano un po’

Il sindaco di New York Zohran Mamdani ha annunciato che Little Italy sarà inserita nella mappa delle comunità immigrate della città, dopo le proteste provocate dalla sua esclusione. La grafica, intitolata New York City Immigrant Enclaves, indica trenta quartieri nei cinque distretti e suggerisce le stazioni della metropolitana più vicine. Era stata diffusa come parte di una guida turistica legata ai Mondiali di calcio, per incoraggiare visitatori e residenti a conoscere zone come Koreatown, Little Pakistan e Little Yemen.

L’assenza più evidente, però, era quella di Little Italy – ma non era l’unica: nella mappa non comparivano Woodlawn e Breezy Point, quartieri associati alla comunità irlandese, né le zone con una forte presenza ebraica ortodossa di Borough Park e Williamsburg. Il presidente di Staten Island, Vito Fossella, ha segnalato anche l’esclusione della comunità dello Sri Lanka presente nel borough. Esponenti politici italoamericani hanno inoltre ricordato Belmont, nel Bronx, e Bensonhurst, a Brooklyn: quartieri meno turistici di Mulberry Street, ma ancora legati alla storia italiana della città.

Presentare la grafica semplicemente come una mappa creata da Mamdani, però, è impreciso: il progetto da cui deriva fu avviato nel 2023, durante l’amministrazione di Eric Adams, dal Mayor’s Office of Immigrant Affairs. In origine si trattava di una serie di illustrazioni dedicate a singole comunità, realizzata per l’Immigrant Heritage Celebration. Mamdani ha detto che la sua amministrazione ha ereditato quel materiale e aggiunto alcune località; tra quelle indicate come nuove ci sono Little Senegal, Little Egypt e Little Palestine. L’ufficio di Adams ha comunque voluto respingere il tentativo di attribuire alla precedente amministrazione la responsabilità della versione attuale e si è assunto la totale responsabilità delle mancanze, spiegandone la motivazione alla base.

La discussione dipende soprattutto da cosa si intenda per “enclave immigrata”. Il Comune ha sostenuto che la selezione riguardasse i quartieri con consistenti popolazioni nate all’estero, e non tutte le comunità etniche o religiose presenti a New York. Secondo il più recente rapporto demografico della città, New York ha 3,1 milioni di residenti nati fuori dagli Stati Uniti, più di un terzo della popolazione, e i principali insediamenti contemporanei si trovano soprattutto nel Queens e a Brooklyn. Lo storico Tyler Anbinder ha osservato che, per rappresentare anche le comunità ormai composte in gran parte dai discendenti degli immigrati, sarebbe stato più corretto parlare di “enclave etnica”, e non “immigrata”.

Little Italy è proprio il caso che rende evidente la differenza. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, Mulberry Street e le strade vicine ospitarono una delle maggiori concentrazioni di immigrati italiani negli Stati Uniti. A partire dagli anni Cinquanta molti residenti si trasferirono verso Brooklyn, il Queens, il Bronx e i sobborghi, mentre Chinatown si espanse verso nord. Oggi il nucleo di Little Italy è ridotto soprattutto ad alcuni isolati di Mulberry Street, occupati da ristoranti, pasticcerie e attività rivolte anche ai turisti. Il quartiere rimane però parte del Chinatown and Little Italy Historic District, iscritto nel registro nazionale dei luoghi storici.

Per questo l’esclusione è stata percepita come una rimozione simbolica. La mappa non era allegata a uno studio statistico, ma a una guida destinata ai visitatori: in quel contesto Little Italy continua a essere uno dei luoghi più famosi dell’immigrazione newyorkese. Ernest Lepore, la cui famiglia aprì Ferrara Bakery nel 1892, ha detto di essere rimasto sorpreso dall’assenza. Il problema della grafica era il contrasto tra il criterio dichiarato – mostrare dove vivono oggi gli immigrati – e il modo in cui era presentata, come itinerario attraverso le culture che hanno formato la città.

Mamdani ha detto che Little Italy sarà aggiunta e che seguiranno altre modifiche, senza specificare quali quartieri entreranno nella nuova versione. Ha anche ricordato che a New York esistono più di duecento comunità etniche e che una singola mappa non potrebbe comprenderle tutte. Ma il punto non è necessariamente inserirle tutte: una guida del genere deve chiarire se vuole descrivere le concentrazioni attuali di residenti nati all’estero oppure raccontare la geografia storica dell’immigrazione. La prima scelta richiede dati e criteri verificabili; la seconda rende difficile lasciare fuori Little Italy.

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