Adinolfi, il “Torquemada” de’ noantri sotto inchiesta. Preferiva le scaloppine ai vitellini senz’anima, ma ora è finito nel tritacarne

08 Luglio 2026 - 16:25
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Adinolfi, il “Torquemada” de’ noantri sotto inchiesta. Preferiva le scaloppine ai vitellini senz’anima, ma ora è finito nel tritacarne

Adinolfi dagli altari di tv e social alle polveri di indagini e domiciliari

Passare dallo status di fustigatore dei costumi a quello di “attenzionato” dai magistrati è un attimo. O almeno così è stato per Mario Adinolfi, che solo qualche giorno annunciava via social l’avvio della sua contro-indagine alla ricerca del presunto killer della strage di Casalotti e che oggi si ritrova invece dall’altra parte della barricata, per cui da questa mattina il giornalista e leader del Popolo della Famiglia, si trova agli arresti domiciliari su disposizione della Procura di Roma, che lo accusa di truffa ed evasione fiscale.

Adinolfi agli arresti domiciliari, fenomenologia di una voce dai mille volti

Insomma, sembra proprio di assistere plasticamente a una sorta di contrappasso dantesco, per cui chi di megafono ferisce, di silenzio (giudiziario) perisce… Per anni Mario Adinolfi ha affrontato il dibattito pubblico italiano come un giocatore seduto a un tavolo da poker, la sua vecchia passione: ha rilanciato sempre. Puntato sulla provocazione. Trasformato la ricerca dell’attenzione mediatica in una vera e propria disciplina olimpica in cui l’importante non era solo partecipare. Ma, soprattutto, far indignare al netto di spunti di riflessione spesso validi e quasi sempre, comunque, messi al centro del dibattito da un’angolazione scomoda o discussa.

La parabola col botto del sanzionatore finito sotto indagine

Così, oggi che le indiscrezioni lo descrivono “impigliato” nelle maglie della giustizia, il re del reality social-televisivo in servizio effettivo e permanente si ritrova nudo come nemmeno all’Isola dei famosi. Fatalmente lontano da quegli altari internetici che per anni lo hanno nutrito. Perché dai talk show al reality, la sua è stata sempre e comunque, in qualsiasi modo la si voglia guardare, una clamorosa epopea del rumore alla ricerca della dichiarazione a effetto o, in subordine, del verdetto mediatico con poche possibilità d’appello.

Dalla sentenza sulle mogli “sottomesse” ai vitellini senz’anima a cui preferiva le scaloppine

Come dimenticare, allora, il 2015, quando dai microfoni de La Zanzara sentenziò che la moglie dovesse essere “sottomessa” al marito, scatenando un putiferio di reazioni giustamente indignate? E che dire di quando, rilanciando la sua strategia – trasformare questioni complesse in una sfida tra visioni del mondo contrapposte, con un’asserzione destinata a far discutere – sempre nel 2015, finì al centro della scena e nel mirino dei detrattori per le sue posizioni contro l’uso del preservativo? Ossia quando, commentando il tema della prevenzione dell’Hiv dichiarò che il condom fosse “solo propaganda”. E indicò nella “sessualità responsabile” la soluzione ultima, suscitando sdegno me sconcerto fortissimi da parte di associazioni e critici.

Adinolfi, sempre troppo controcorrente e controvento

Del resto, per un commentatore e attivista che sui social soprattutto ha fatto di tempi universali e epocali di sempre – famiglia, aborto, eutanasia, unioni civili, educazione dei figli – un terreno di scontro. E della battaglia culturale un suo marchio di fabbrica, ogni crociata è stata buona per agitare le acque e scatenare il cataclisma. Come quando ha rilanciato le infauste battute sui vitellini senza anima («preferisco la scaloppina al loro sguardo») o come quando ha pensato di gettare in pasto al pubblico i massaggi ai piedi ricevuti tra le mura domestiche per imbastire la trama dei pro sull’ordito della famiglia tradizionale.

Sempre in trincea, ma sempre controvento, Adinolfi ha scientemente ridotto i temi più complessi del nostro tempo a un perenne corpo a corpo, convinto forse che, purché se ne parlasse, andasse bene tutto. Ma il cortocircuito, prima o poi, gli sarebbe stato fatale. Tanto che oggi, l’uomo che sussurrava ai social, e che voleva processare il mondo intero, si ritrova a dover gestire un capo d’accusa tutt’altro che trascurabile e facile da dissacrare. Nel dubbio, il pranzo della procura è servito: solo che stavolta nel tritacarne c’è finita la sua credibilità…

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