Meloni: «Trump? Non cambio idea sull’unità dell’Occidente. Sulle spese per la difesa stabiliamo noi tempi e modi»

08 Luglio 2026 - 17:22
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Meloni: «Trump? Non cambio idea sull’unità dell’Occidente. Sulle spese per la difesa stabiliamo noi tempi e modi»

Meloni: «Trump? Non cambio idea sull’unità dell’Occidente. Sulle spese per la difesa stabiliamo noi tempi e modi»

Un vertice «breve ma intenso» al quale l’Italia ha portato un’idea di sicurezza a tutto campo, che non riguarda solo la difesa «ma tocca la vita quotidiana dei cittadini». Giorgia Meloni è arrivata ad Ankara forte di investimenti arrivati al 2,8% del Pil e della prospettiva di incrementarli ulteriormente. Non come supina risposta a una pressione esterna, ma nella consapevolezza che il tema è di primaria importanza per l’interesse nazionale. Di più, di sovranità. La premier è stata molto chiara nella conferenza stampa al termine del vertice Nato: «Vogliamo rispettare gli impegni sulle spese per la difesa, lo stiamo facendo e lo faremo ma in modo sostenibile, stabilendo noi i tempi, i modi e le priorità in base al contesto». «L’Italia – ha ricordato Meloni – siede al tavolo con una sola bussola, che è la difesa del suo interesse nazionale».

La sicurezza oltre la difesa

«Oggi parlare di sicurezza, non significa solamente parlare di difesa nel senso tradizionale del termine, ma significa anche – ha spiegato la premier – parlare di protezione delle infrastrutture critiche, sicurezza energetica, cybersicurezza e quindi della sicurezza dei dati, delle famiglie, delle imprese, delle pubbliche amministrazioni. Basti guardare il tema dei sabotaggi delle ferrovie, della protezione dei confini, della resilienza delle catene di approvvigionamento, della capacità di rispondere alle emergenze: tutti aspetti che incidono direttamente sulla libertà, sulla prosperità, sulla crescita, sulla qualità della vita dei cittadini e nelle nostre comunità».

Una questione di sovranità

«È tempo che l’Europa garantisca la propria sicurezza da sola e non per fare un favore a qualcuno ma per non dipendere da nessuno. È una questione di sovranità ancora prima che di difesa», ha proseguito la premier. «Se investiamo in difesa quei soldi devono restare in Italia, nelle nostre fabbriche, nella nostra ricerca, nei nostri territori, quindi più sicurezza ma anche più lavoro qualificato, più ricerca e non assegni all’estero», ha chiarito ancora Meloni, ribadendo di essere convinta della necessità di rafforzare le spese in difesa e sicurezza, «soprattutto nel concetto ampio di difesa e sicurezza che ho».

Investimenti che devono restare in Italia

Ma «non sono disposta a togliere risorse ad altri capitoli che considero ugualmente importanti», ha precisato la premier, che aveva inizialmente risposto con una battuta a chi le domandava a quale quota del Pil arriverebbe se non avesse i vincoli di bilancio europei: «Guardi se mio nonno avesse le ruote… Mumble, mumble…». «Questa accusa strumentale che viene fatta di un’Italia che chiude gli ospedali per comprare i carri armati è ridicola – ha poi aggiunto – ed è per me un limite invalicabile. Dove ho gli strumenti per rafforzare la difesa e la sicurezza, li rafforzo finché posso».

La Nato «determinata a rafforzarsi»

«La Nato – ha proseguito Meloni – è un’alleanza unita, consapevole delle sfide che ha di fronte, determinata a rafforzarsi». Un tema che è stato anche al centro di un incontro avuto con il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, con il quale ha parlato delle relazioni bilaterali e delle principali questioni internazionali e si è complimentata «per gli eccellenti risultati del Vertice che hanno riaffermato l’unità dell’Alleanza Atlantica e l’impegno comune alla difesa collettiva e alla sicurezza dello spazio transatlantico, incluso il fianco Sud dell’Alleanza».

Nessun «pentimento» su Trump: l’obiettivo strategico è l’unità dell’Occidente

Coerente con la decisione presa, Meloni non ha risposto alle domande sui post di Trump: «Avevo detto che non sarei tornata sull’argomento e non torno sull’argomento». Ha però chiarito di non pentirsi dell’investimento politico fatto sul rapporto con Trump: «Non mi pento di nulla di quello che ho fatto. L’investimento politico l’ho fatto per convinzione sull’unità dell’Occidente. Non è una strategia che ho messo in campo con l’arrivo di Trump, ma che ho con tutti i miei interlocutori. Con Trump ci sono affinità, dall’immigrazione alla cultura woke. Le cose stanno andando come abbiamo visto ma non cambio idea». «Io – ha ricordato la premier – ho una strategia in testa, figlia di cosa è nell’interesse nazionale italiano e dell’Europa, ossia il rafforzamento dell’unità occidentale».

Dall’Ucraina a Hormuz, l’Italia sempre pronta a fare la sua parte

Meloni ha poi ribadito il sostegno all’Ucraina e la disponibilità a dare una mano su Hormuz, «al netto delle ultime pessime notizie sull’Iran», una crisi rispetto alla quale non ha nascosto la propria preoccupazione anche per il rischio “contagio” nell’area. «Credo che finora l’opzione militare non abbia portato nei risultati così concreti e penso che bisogna insistere sulla capacità e sulla possibilità di un negoziato e l’Italia ovviamente sarà impegnata in questo senso», ha aggiunto, anticipando inoltre che l’Italia sta lavorando con i partner a una proposta per il dopo Unifil e definendo «un’ottima notizia» i colloqui tra Israele e Libano a Roma.

 

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