Altro che Ben-Gvir, il problema è la certezza di impunità di Bibi

Le testimonianze degli italiani a bordo della Flotilla, sequestrati da Israele in acque internazionali per essere poi ripetutamente picchiati e vessati in ogni modo, rendono del tutto superato il caso del ministro fascista Itamar Ben-Gvir e del suo video, per quanto ripugnante (mi rendo conto che dalla costruzione del periodo l’aggettivo potrebbe apparire riferito sia al video, sia al ministro: fate voi). A questo punto, prima di ogni altra cosa, dovremmo chiederci cosa sarebbe successo se fossero stati l’esercito o la polizia italiana a malmenare cittadini israeliani, e tra loro persino giornalisti e parlamentari.
Ovviamente è difficile immaginare un caso del genere, perché per mille evidenti ragioni una cosa del genere, a parti rovesciate, non sarebbe mai potuta accadere. Dunque oggi dobbiamo chiederci come mai per Israele questo sia perfettamente immaginabile e anche fattibile, e se lo deve chiedere anzitutto il governo sovranista, strettissimo alleato di Benjamin Netanyahu, quel governo che si vanta di avere ricostruito il prestigio internazionale dell’Italia.
Israele ha sequestrato centinaia di persone, tra cui decine di italiani, in acque internazionali, e le ha sottoposte a quel trattamento, per la sola intenzione di manifestare il loro dissenso davanti alle atrocità compiute a Gaza. Chiedere che i nostri concittadini fossero trattati bene, come ha fatto il governo Meloni, era già meno della metà del necessario.
Chiedere le scuse del governo israeliano dopo aver visto come quei cittadini, compreso un parlamentare della Repubblica, sono stati effettivamente trattati, obiettivamente, è quasi patetico. Ma è comunque significativo che dal governo Netanyahu non siano arrivate neanche quelle. Motivo per cui insistere con le sanzioni contro il solo Ben-Gvir, a questo punto, somiglia a una presa in giro.
E poi non c’è solo Ben-Gvir. C’è pure Miri Regev, la ministra dei Trasporti, che si è fatta un video al porto in cui insulta gli attivisti, e sembra Matteo Salvini contro le ong (stavo per aggiungere che occuparsi di Trasporti dev’essere evidentemente un lavoro molto stressante, ma questo non spiegherebbe il caso Salvini). Comunque sia, Regev dice che gli attivisti della Flotilla sono «drogati e ubriachi», solo che i traduttori automatici sono come le case editrici squattrinate e le lingue difficili non le traducono direttamente, ma passando dall’inglese, e quindi ubriachi (drunk), sulle agenzie, i giornali e i talk show diventa «bevuti».
Giuro che ho sentito con le mie orecchie un’intero studio televisivo discutere le affermazioni della ministra israeliana sugli attivisti arrivati «drogati e bevuti». Perché non abbiamo solo il problema di avere appaltato la nostra sicurezza informatica a Israele, la nostra sicurezza militare agli Stati Uniti e la nostra sicurezza energetica alla Russia, ma abbiamo pure il problema di avere appaltato il nostro cervello a google translate.
Quindi, a pensarci meglio, anziché discutere su come rispondere a Israele, agli Stati Uniti o alla Russia, forse è meglio se ci arrendiamo subito, ci lasciamo colonizzare da uno qualsiasi dei tre paesi di cui sopra, o anche da tutti e tre insieme, e chiudiamo qui.
Questo è un estratto di “La Linea” la newsletter de Linkiesta curata da Francesco Cundari per orientarsi nel gran guazzabuglio della politica e della vita, tutte le mattine – dal lunedì al venerdì – alle sette. Più o meno. Qui per iscriversi.
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