Ambiente, economia e giustizia sociale insieme. Ecco la sfida del nostro tempo per custodire il futuro

5 Giugnoe 2026 - 14:41
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Ambiente, economia e giustizia sociale insieme. Ecco la sfida del nostro tempo per custodire il futuro

Ogni anno, il 5 giugno, la Giornata Mondiale dell'Ambiente ci invita a fermarci e riflettere sul rapporto tra l'uomo e il Pianeta. Ma oggi questa ricorrenza assume un significato ancora più profondo. Non stiamo parlando soltanto di natura, paesaggi o biodiversità. Stiamo parlando della nostra salute, della sicurezza dei territori, della competitività delle imprese, della qualità della vita delle famiglie e del futuro economico del nostro Paese.

Da economista ecologica, prima ancora che da parlamentare, ho sempre ritenuto che ambiente ed economia non siano due mondi separati. Al contrario, l'economia dipende completamente dalla salute degli ecosistemi che la sostengono. Herman Daly, uno dei padri dell'economia ecologica, ci ricordava che «l'economia è un sottosistema dell'ambiente e non il contrario». Una verità che appare oggi più attuale che mai.

Per troppo tempo abbiamo misurato il progresso quasi esclusivamente attraverso la crescita del PIL, dimenticando che la vera ricchezza di una nazione risiede anche nella qualità delle sue acque, nella fertilità dei suoi suoli, nella salute delle persone, nella biodiversità dei suoi territori e nella capacità delle comunità di affrontare le sfide del futuro.

I dati scientifici ci mostrano con chiarezza quanto sia urgente cambiare prospettiva. Nel 2024 le emissioni globali di CO₂ legate all'energia hanno raggiunto il livello record di 37,8 miliardi di tonnellate e la concentrazione atmosferica di anidride carbonica ha superato le 422 parti per milione, oltre il 50% in più rispetto all'epoca preindustriale. Nel frattempo, eventi climatici estremi, alluvioni, siccità e ondate di calore stanno generando costi economici e sociali sempre più elevati anche nel nostro Paese.

Ivan Illich, tra i più originali pensatori del Novecento, sosteneva che una società può diventare controproducente quando supera determinate soglie e gli strumenti creati per migliorare la vita finiscono per produrre effetti opposti. Oggi questa riflessione ci interroga profondamente. Abbiamo costruito un modello economico che consuma risorse naturali più rapidamente della capacità della Terra di rigenerarle, trasferendo i costi ambientali sulle future generazioni.

Anche Fritjof Capra ci insegna che la vita si fonda sulle relazioni e sulle interdipendenze. Nessun organismo vive isolato, così come nessuna economia può prosperare indipendentemente dagli ecosistemi che la sostengono. È questa visione sistemica che ha accompagnato il mio percorso professionale e politico: comprendere che ambiente, economia, salute e giustizia sociale sono parti inseparabili dello stesso sistema.

La crisi ecologica, infatti, non è soltanto una crisi ambientale. È una questione economica, sociale e democratica. Thomas Piketty ha evidenziato come le grandi disuguaglianze rappresentino una minaccia per la coesione sociale e per la stessa stabilità democratica. Lo stesso accade con la crisi climatica: i suoi effetti colpiscono soprattutto le persone più vulnerabili, i territori più fragili e le nuove generazioni. Per questo la transizione ecologica deve essere anche una transizione giusta, capace di coniugare sostenibilità ambientale, equità sociale e sviluppo economico.

È con questa convinzione che ho portato avanti in Parlamento interrogazioni, proposte di legge, emendamenti e iniziative sui temi che considero strategici per il futuro dell'Italia: l'economia circolare, la carbon footprint, la tutela del suolo, la valorizzazione dei servizi ecosistemici, la transizione energetica, la lotta al greenwashing, la tutela della risorsa idrica, i mercati ambientali e l'innovazione sostenibile.

Tra gli strumenti che ritengo più importanti vi è la misurazione della carbon footprint. Ciò che non si misura non si può migliorare. Conoscere l'impronta carbonica di prodotti, servizi, organizzazioni e territori significa disporre di dati oggettivi per orientare politiche pubbliche, investimenti e scelte di consumo. La sostenibilità non può essere soltanto dichiarata: deve essere misurata, verificata e rendicontata.

In questo contesto assumono un ruolo fondamentale gli ESG e la tassonomia europea, strumenti indispensabili per orientare capitali pubblici e privati verso attività realmente sostenibili. Tuttavia, affinché possano svolgere efficacemente la loro funzione, è necessario garantire trasparenza, rigore scientifico e contrastare ogni forma di greenwashing.

Un'altra grande opportunità è rappresentata dall'economia circolare. Oggi continuiamo a consumare risorse naturali a un ritmo superiore alla capacità del pianeta di rigenerarle. Ridurre gli sprechi, recuperare materia, valorizzare i sottoprodotti e progettare beni più durevoli significa non soltanto ridurre gli impatti ambientali, ma aumentare la competitività delle imprese e rafforzare la resilienza economica del Paese.

Particolarmente importante è il ruolo dell'agricoltura. I nostri agricoltori non sono soltanto produttori di cibo: sono custodi del territorio e della biodiversità. Per questo considero strategico lo sviluppo dei crediti di carbonio in agricoltura. Attraverso pratiche come l'agricoltura conservativa, l'agroforestazione e la rigenerazione dei suoli, è possibile aumentare la capacità di assorbimento della CO₂ e generare benefici ambientali concreti. Se costruiti su basi scientifiche solide e verificabili, i mercati del carbonio possono offrire nuove opportunità economiche alle aziende agricole, premiando chi contribuisce alla lotta contro i cambiamenti climatici.

Accanto ai crediti di carbonio, ritengo altrettanto importante sviluppare strumenti innovativi come i certificati blu, capaci di valorizzare la tutela delle risorse idriche e degli ecosistemi acquatici. Acqua, clima, suolo e biodiversità costituiscono infatti un unico capitale naturale che dobbiamo imparare a proteggere e rigenerare.

La transizione energetica rappresenta un altro pilastro di questa trasformazione. Nel 2024 il mondo ha installato circa 585 GW di nuova capacità rinnovabile, il dato più alto mai registrato. Parallelamente crescono i sistemi di accumulo energetico, destinati a diventare il cuore delle future reti elettriche intelligenti. La vera rivoluzione non consiste soltanto nel produrre energia pulita, ma nel saperla accumulare, distribuire e utilizzare in modo efficiente.

In questa prospettiva guardo con interesse alle tecnologie geotermiche di nuova generazione, in particolare alla geotermia a ciclo chiuso, che consente di sfruttare il calore naturale della Terra con impatti ambientali ridotti e una produzione continua di energia. Allo stesso modo credo che l'Italia debba investire con maggiore decisione nella ricerca e nello sviluppo delle tecnologie legate al moto ondoso. Essere una penisola proiettata nel Mediterraneo significa possedere un potenziale ancora largamente inesplorato che potrebbe contribuire a rafforzare il nostro mix energetico rinnovabile.

Tra le battaglie che porto avanti con maggiore convinzione vi è inoltre quella contro il consumo di suolo. Ogni metro quadrato di terreno naturale perso significa minore capacità di assorbire carbonio, maggiore vulnerabilità agli eventi climatici estremi, perdita di biodiversità e riduzione della sicurezza alimentare. Difendere il suolo significa difendere la salute, l'economia e la sicurezza delle nostre comunità.

Ma nessuna tecnologia, nessuna norma e nessuna strategia sarà sufficiente senza un cambiamento culturale. Per questo una parte importante del mio impegno è dedicata ai giovani. Nelle università, nelle scuole, nei master e nei percorsi di alta formazione lavoro per costruire reti di conoscenza e nuove opportunità formative. Ogni anno incontro centinaia di ragazze e ragazzi che saranno i green manager, i sustainability manager, i ricercatori, gli imprenditori e gli amministratori pubblici del futuro.

In loro vedo nascere una consapevolezza nuova, una sensibilità che spesso supera quella delle generazioni precedenti. A loro cerco di trasmettere una convinzione che accompagna da sempre il mio percorso: la sostenibilità è cooperazione e non competizione, una condizione per una prosperità duratura.

La vera sfida del nostro tempo non consiste nello scegliere tra economia e ambiente. Consiste nel costruire un'economia capace di riconoscere finalmente il valore della natura, della salute, della conoscenza e delle relazioni sociali.

In questa Giornata Mondiale dell'Ambiente sento ancora più forte la responsabilità di continuare questo percorso. Difendere il clima, il suolo, l'acqua e la biodiversità significa difendere la salute dei cittadini, la competitività delle imprese e la sicurezza dei territori. Significa creare nuove opportunità di lavoro, accompagnare l'innovazione e preparare il Paese alle trasformazioni che ci attendono.

Continuerò a farlo nelle istituzioni, nei territori e nei luoghi della formazione, con la convinzione che la sostenibilità non sia un costo ma il più importante investimento che possiamo fare. Perché proteggere l'ambiente significa proteggere noi stessi. E perché il futuro non è qualcosa che ereditiamo passivamente: è qualcosa che costruiamo ogni giorno, attraverso le scelte che abbiamo il coraggio di compiere oggi.

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