Ancora accuse di genocidio a Israele, senza prove

15 Ottobre 2026 - 15:55
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Ancora accuse di genocidio a Israele, senza prove

Navi Pillay

Nell’intervista rilasciata ieri a Repubblica, Navi Pillay ha indicato il bombardamento della clinica per la fertilità Al-Basma di Gaza come un fatto decisivo per definire genocidio la controffensiva di Israele nei confronti di Hamas. Secondo la giurista sudafricana, appena insignita del premio Nobel, il colpo avrebbe centrato deliberatamente la parte dove si trovavano gli embrioni. I soldati israeliani poi non sarebbero entrati a controllare la presenza di combattenti o armi di Hamas. Aggiunge Pillay che l’episodio le aveva ricordato il Ruanda, dove gli assassini hutu squarciavano il ventre delle donne tutsi incinte per impedire nuove nascite. Da qui la conclusione che si tratti di qualcosa di molto vicino all’annientamento di un gruppo, in questo caso i palestinesi.

I fatti accertati sono più circoscritti. Nel dicembre 2023 un colpo di artiglieria o di carro, attribuito a Israele, colpì la clinica Al-Basma a Gaza City, distruggendo i serbatoi di azoto liquido che contenevano circa 4.000 embrioni e circa 1.000 campioni di sperma e ovuli. Lo ha documentato Reuters nell’aprile 2024, sulla base delle dichiarazioni del direttore della clinica, Bahaeldeen Ghalayini, e di successive visite sul posto. Fu una perdita reale e grave per le coppie coinvolte. Ma lo stesso Ghalayini ha dichiarato di non sapere se il laboratorio fosse stato colpito in modo deliberato. L’embriologo della struttura ha usato formulazioni analoghe.

L’Idf ha affermato di non essere a conoscenza dello specifico attacco, di non colpire deliberatamente infrastrutture civili (incluse le cliniche) e di operare secondo il diritto internazionale per ridurre i danni ai civili. Ha chiesto l’orario preciso dell’episodio per poterlo verificare meglio. Israele non ha confermato di aver colpito la clinica e ha respinto le conclusioni della Commissione Onu presieduta da Pillay come politicamente predeterminate.

La Commissione, dal canto suo, aveva sostenuto che l’attacco fosse intenzionale, che non vi fossero prove di uso militare della struttura e che fosse volto a impedire le nascite, quindi un atto genocida. Le sue conclusioni si basano principalmente sulla testimonianza del direttore, che però non era in grado di risalire alle intenzioni degli attaccanti, sulle foto del danno interno e sulla convinzione che i comandi israeliani conoscessero la funzione delle strutture sanitarie.

Critici (tra cui analisi di UN Watch) hanno evidenziato l’assenza di data precisa, frammenti di munizione, analisi di traiettoria e il fatto che foto della zona mostrino danni significativi anche a edifici adiacenti. La clinica stessa risulta ancora in piedi, con danni concentrati all’interno.

Sul fronte di Hamas non risultano prove pubbliche che la clinica Al-Basma fosse usata come base, deposito o posizione di tiro. Non sono stati documentati tunnel sotto di essa. Esiste invece un contesto operativo chiaro: a dicembre 2023 il nord di Gaza City era zona di combattimenti intensi tra l’Idf e le forze di Hamas, con avanzate dei mezzi militari israeliani, eliminazione di miliziani e scoperta di tunnel e depositi nelle aree limitrofe. È documentato che Hamas abbia costruito e utilizzato tunnel sotto o nelle immediate vicinanze di diversi ospedali (Al-Shifa è il caso più verificato, con conferme del New York Times e dell’intelligence americana; analoghe evidenze riguardano l’Ospedale Europeo e altre strutture). Documenti interni di Hamas del marzo 2020 mostrano una politica deliberata di utilizzo delle strutture sanitarie a fini militari e di sicurezza.

Il paragone con il Ruanda si regge su una semplice analogia e non dimostra che gli israeliani si siano comportati come gli hutu. Lì si trattava di una campagna sistematica di sterminio, capillare ed esplicitamente genocida. Qui si tratta di un singolo colpo in una guerra urbana ad alta intensità, iniziata dagli attacchi di Hamas del 7 ottobre.

Pillay potrebbe obiettare che la clinica sia solo un esempio e che il genocidio si giudichi sull’intento complessivo della campagna, non su un singolo episodio. Vero, ma allora è quel quadro complessivo a dover essere dimostrato, e l’episodio indicato come decisivo non basta a reggerlo.

La distruzione degli embrioni è un fatto. Che sia stata deliberatamente mirata agli embrioni con intento di annientare il gruppo palestinese resta un’interpretazione della Commissione di Pillay, non basata su elementi documentali definitivi. Questo non sottrae Israele a ogni responsabilità per danni collaterali in zone di combattimento, né cancella la tragedia individuale. Indica però che trasformare un episodio di questo tipo in prova di genocidio richiede elementi più solidi di quelli finora presentati da Pillay.

L'articolo Ancora accuse di genocidio a Israele, senza prove proviene da Linkiesta.it.

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