Bilancio 2028-2034, Metsola avverte i leader UE: “Non facile avere 361 voti in Parlamento”
Bruxelles – “Se il Consiglio europeo ha bisogno di 27 Stati membri, in Parlamento il numero magico è 361 voti, e come potete immaginare non è facile da raggiungere“. Sul bilancio a lungo termine dell’UE (MFF 2028-2034), la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, lancia un altro avvertimento ai leader. Non ha il senso della minaccia, ciò che dice nel corso della conferenza stampa tenuta al termine dell’incontro dei capi di Stato e di governo, ma quello della responsabilità. L’UE sul bilancio si gioca tutto, ma “mai sottostimare il Parlamento”, insiste.
La politica dei tagli portata avanti dai Paesi frugali continua a rappresentare un problema per un Parlamento che al contrario chiede quasi 200 miliardi di euro in più rispetto a quanto proposto dalla Commissione, ma Metsola ribadisce che in cambio di nuovi strumenti che consentono all’esecutivo comunitario di avere più finanze senza doverle chiedere alle capitali si potrebbe anche accettare una rimodulazione in difetto del bilancio: “Servono nuove risorse proprie, e siamo contenti di poter esplorare le soluzioni”, sottolinea la presidente dell’Eurocamera. Un’intesa questa voce “può permettere di non gravare sui bilanci e non scaricare il conto sulle prossime generazioni“.
Allo stato attuale, però, per quanto il Parlamento si dichiari “partner negoziale”, le premesse per un buon esito non ci sono. Perché, spiega ancora Metsola, sulla base della proposta irlandese di compromesso “i tagli proposti rischiano di minare gli equilibri di bilancio e le necessità di finanziamento delle nostre priorità. Così non funziona”, e si rischia di non trovare i numeri in Aula.
Metsola è consapevole della posta in gioco, e del rischio di uno slittamento dei tempi per l’intesa che si cerca. “Non sono ancora preoccupata”, dice, consapevole che “dobbiamo ancora lavorare”. Il lavoro però sembra ripartire da dove si è fermato: l’ammontare complessivo delle risorse. “Ho detto ai leader che saremo pronti a negoziare, ma intanto dobbiamo metterci d’accordo sulla cifra che vogliamo“, sottolinea la presidente del Parlamento europeo. “I numeri complessivi sono la base per negoziare”, insiste. Su questi numeri, però, le idee continuano a essere molto diverse.
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