Andirivieni: la terra che coltiva la comunità
C’è chi entra in Andirivieni cercando una casa e scopre, dopo qualche settimana, che la domanda era un’altra: con chi voglio “abitare” il mio tempo? A Busca, nel cuneese, un gruppo di trenta giovani volontarie e volontari ha costruito un’esperienza che tiene insieme cohousing e agricoltura sociale, trasformando il diritto all’abitare in un esercizio quotidiano di relazione. Il gruppo (età media 30 anni) sperimenta ogni giorno un modo diverso di stare insieme: accoglienza, beni comuni e relazioni di vicinato diventano strumenti concreti per contrastare solitudine, precarietà e fragilità abitativa. L’associazione ha due anime: quella abitativa e quella agricola.

Restare, ritornare, arrivare. Sono i capitoli del focus book che contiene le storie di chi vive in montagna, nelle piccole isole o tra i campi coltivati dell’entroterra. Nato come spin off del numero di VITA “Aree interne, l’Italia da scoprire”, racchiude un pezzo di racconto sui luoghi cosiddetti marginali che spesso non ha voce. Con i contributi di Luca Mercalli, Federica Fabrizio e Fredo Valla
LE AREE INTERNE IN PRIMA PERSONA
Il cohousing
Andirivieni gestisce un cohousing con cinque posti a cui si accede attraverso due colloqui: uno con il team di accoglienza e uno con una psicologa. «La casa non è solo un tetto, è sicurezza, relazioni», dice Maurizio Ramonda, 35 anni, presidente di Andirivieni. «Per molti ragazzi trovare un’abitazione sostenibile è una sfida impossibile. Volevamo fare la differenza per i nostri coetanei in difficoltà e così è nato il cohousing». Dove vivono giovani tra i 18 e i 35 anni per periodi che vanno dai sei ai dodici mesi.
Le spese sono condivise, così come l’orto, la cura degli spazi, le attività aperte al territorio. I colloqui con il gruppo e la psicologa non servono per selezionare “i migliori”, ma per capire se quella convivenza può funzionare davvero. «Vogliamo offrire uno spazio in cui le persone possano sperimentare autonomia, fare esperienze nel sociale e in agricoltura, conoscere nuove persone e organizzare eventi per la comunità». Ramonda si emoziona parlando di un luogo che ha permesso a tanti ragazzi di trovare il proprio talento, un progetto che nasce da giovani che hanno provato a fare la differenza per i loro coetanei. Un gruppo di volontari che crede fortemente in un vivere più connesso con la comunità e con la natura.
L’agricoltura sociale
La seconda anima dell’associazione è quella agricola che prevede la cura dell’orto collettivo, uno spazio di agricoltura sociale dove si amalgamano la partecipazione attiva con il benessere personale. Il gruppo WhatsApp dell’orto è pieno di messaggi pratici: chi annaffia, chi passa a togliere le erbacce, chi controlla le coltivazioni dopo la pioggia. Ma tra turni e confronti cresce soprattutto una forma di socialità inattesa. «Nella mia tesi di laurea studiavo il rapporto tra agricoltura urbana e benessere delle comunità», rivela Arianna Lamberti, 25 anni. Dopo gli studi ad Anversa pensava che sarebbe rimasta all’estero. Poi ha capito che realizzarsi non significava lavorare in una multinazionale o vivere sempre di corsa. «Sono tornata a Busca e ho trovato questo progetto. Per la prima volta quello che avevo studiato diventava qualcosa di concreto». Oggi lavora nel mondo della comunicazione e dedica molto tempo al volontariato nell’associazione.
Nell’orto collettivo di Andirivieni, giovani volontari e cittadini coltivano insieme seguendo la stagionalità e i cicli naturali. Per molti ragazzi Andirivieni è diventato anche un modo per restare nel proprio territorio senza viverlo come un ripiego. Una possibilità di costruire relazioni, competenze e nuove forme di partecipazione partendo da uno spazio condiviso. Negli anni, si è costruita una progettazione territoriale che coinvolge Fondazione Crc, Csv Società Solidale, l’Università degli studi di Torino, i comuni del territorio e numerosi altri enti del Terzo settore.
Da questa esperienza è nato anche il progetto Linea 91 — Diritti all’abitare e strategie per l’abitare. Attraverso la sensibilizzazione e l’ascolto dei bisogni della comunità, l’iniziativa si propone di contribuire alla tutela del diritto alla casa, rafforzando la costruzione di reti e la capacità di elaborare risposte condivise.
Ma forse il cambiamento più visibile avviene nelle cose piccole: una cena preparata insieme, un turno nell’orto rispettato, qualcuno che decide di restare invece di andarsene. A Busca, la parola “comunità” non è uno slogan. È qualcosa che si coltiva, ogni giorno, proprio come la terra.
Nella foto: due socie di Andirivieni
Ogni mese raccontiamo un’esperienza di volontariato e attivismo civico che sta avendo un forte impatto sulla comunità. Lo facciamo a partire da due focus: i giovani capaci di innovare le organizzazioni e le nuove leadership che ne emergono. In collaborazione con Csvnet
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