Ankara, l’Ue e la Nato che verrà

08 Luglio 2026 - 14:45
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Ankara, l’Ue e la Nato che verrà

Come da copione - recitato da un vecchio e consumato attore della politica – The Donald non ha deluso le pessimistiche aspettative per lo show del Vertice della NATO di Ankara e ha, infatti, dichiarato di essere «molto deluso dalla Nato». Questo è accaduto ieri, nel primo giorno di un Vertice in cui i leader dell'Alleanza Nord Atlantica sono riuniti in Turchia per tracciare, almeno in teoria, concordemente le linee per incrementate l’azione politica della difesa del Trattato, che vincola nella comune le due sponde dell’Oceano Atlantico. I temi più scottanti e sui quali larga parte dei media occidentali - inclusi quelli italiani – hanno sorvolato o considerato con estrema disattenzione - vicino alla riluttanza - hanno fatto emergere le tensioni sulla spesa europea per la difesa, l’interminabile guerra Russia-Ucraina e il futuro di un pezzo di territorio dell’Unione Europea, vale a dire la Groenlandia.

Ieri sera Trump è arrivato ad Ankara per il vertice insieme ad altri leader della Nato mentre la sessione principale si svolgerà oggi. Non possiamo non evidenziare che il Vertice odierno arriva in un momento di estrema fragilità per l'Alleanza – vecchia di 77 anni - che ha dato la stura a Trump, consentendogli di seminare a piene mani discordia, adducendo tra le cause lo scarso impegno sull’Iran, la questione irrisolta legata alla Groenlandia e, infine, che Washington è oramai stanca di proteggere gli altri 31 membri dell’Alleanza.

A scanso di possibili equivoci e ad ulteriore conferma dell’incontenibile supponenza del presidente americano, sottolineiamo che dopo aver criticato gli Alleati nel corso di una conferenza stampa col presidente turco Recep Tayyip Erdogan, ha affermato che se il Vertice «non si fosse tenuto in Turchia, dove il mio amico è un leader molto forte, una persona molto forte, è possibile che io non avrei partecipato». Quindi nessun dovere morale di partecipare al Trattato militare più importante della storia della difesa comune tra le due sponde ma semplicemente l’ossequio ad un amico che ritiene essere molto forte. Le litanie sono poi continuate, accusando gli Stati membri dell’Ue di non esserci stati durante la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran, affermando senza alcuna remora: «Non siamo stati trattati bene perché abbiamo fatto qualcosa in Iran»; e ancora «perché spendiamo centinaia di miliardi di dollari se loro non ci sono? Siamo sempre stati lì per loro». E per essere quanto più chiaro possibile ha subito dopo aggiunto: «L'Italia ci ha rifiutati, la Germania ci ha rifiutato, e la Francia ci ha rifiutato».

Tuttavia, sappiamo bene che, quest’anno, al primo posto nell’agenda della Nato c'è l'impegno degli Stati membri – soprattutto per le continue pressioni di Trump – di aumentare i loro bilanci per la difesa. Secondo dati aggiornati della Nato - pubblicati prima del vertice - si prevede che solo cinque membri della Nato (degli attuali 32) raggiungeranno l'obiettivo indicato dall'Alleanza e finalizzato alla spesa del 3,5 % del loro PIL da destinare per la difesa di base.

Ricordiamo che la cifra soprariportata discende dall’accordo raggiunto all'Aia lo scorso anno, che ha aumentato sensibilmente l'obiettivo di spesa per le armi e i militari, rispetto al precedente obiettivo (peraltro mai raggiunto da tutti) fissato nel 2 %.

Un’attenzione particolare merita il richiamo rivolto dal segretario generale della Nato, Mark Rutte, che ha chiesto alla vigilia del Vertice di presentare «piani chiari, concreti e credibili» per la spesa per la difesa; tenendo un discorso ad un forum sull'industria della difesa martedì (ieri per chi legge), Rutte ha indicato con preoccupazione le minacce provenienti da Cina, Corea del Nord e Iran oltre, naturalmente, alla Russia, la cui industria della difesa "lavora senza sosta" per produrre armi per la guerra in Ucraina. La situazione, purtroppo, sembra scivolare sempre di più alla preparazione di un confronto il cui esito appare destinato ad un inevitabile scontro militare a tutti gli effetti. Questa appare essere la posizione assunta dalla Nato, in maniera corale, con l’unica voce contraria espressa dal presidente del Consiglio dei ministri spagnolo, Pedro Sanchez.

Per non farsi mancare nulla, Trump ha poi riproposto la questione della Groenlandia, affermando in piena conferenza stampa che il territorio groenlandese «dovrebbe essere controllato dagli Stati Uniti, non dalla Danimarca» e questo per il motivo che, dal suo punto di vista, il controllo del territorio autonomo danese è strategicamente importante per la sicurezza degli Stati Uniti. La reazione della premier danese, Mette Frederiksen, è stata quella di affermare «mi aspetto che gli Alleati rispettino la sovranità della Danimarca e accettino che la Groenlandia non sia posta in vendita».

E così assistiamo - quasi giornalmente - alle continue logorroiche manifestazioni di un presidente degli Usa che sembra voler dileggiare, divertendosi un mondo, i suoi stessi Alleati, ridotti a semplici comparse, che dovrebbero agire secondo i suoi ordini e desideri, privati di qualsiasi autonomia. Mi chiedo com’è possibile che nessuno sia in grado di mantenere una postura eretta – come si conviene all’Homo Sapiens – e guardando in faccia la realtà geopolitica ed economica attuale, possa affermare con assoluta certezza che non ci sono le condizioni necessarie ad poter attuare piani di spesa per le armi per la semplice ragione che ci sono già consistenti fasce sociali che vivono nel disagio - circa 5,7 milioni di individui (pari al 9,8% dei residenti secondo dati Istat) che vivono in povertà - per un totale di oltre 2,2 milioni di famiglie. Come si può ancora sostenere che le popolazioni europee possano subire ulteriori restrizioni del welfare soltanto per agevolare il business delle armi così come non è più possibile consentire di acquistare gas americano, venduto 4 volte di più di quello russo.

Crediamo sia giunta l’ora per rimettere un po' di ordine nel caos che oggi in Europa sembra regnare sovrano.

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