Economia circolare, a Ponte Rio l’impianto per il riciclo pannolini manca il traguardo del Pnrr

PERUGIA - Doveva essere il fiore all’occhiello della transizione ecologica umbra, un modello di ingegneria verde capace di sottrarre alle discariche regionali migliaia di tonnellate di rifiuti complessi. Invece, il Polo impiantistico di Ponte Rio si ritrova oggi al centro di una corsa contro il tempo e la burocrazia. La scadenza cruciale del 30 giugno 2026, fissata tassativamente dal Pnrr per il collaudo e l’attivazione dell’impianto per il riciclo dei prodotti assorbenti per la persona (Pap), è ormai alle spalle. L’azienda Etica S.p.A. di Assemini non è riuscita a tagliare il traguardo.
Una tecnologia da 10 milioni di euro
Il progetto finanziato con circa 10 milioni di euro di fondi europei, nasceva con le migliori premesse industriali. L’obiettivo: riconvertire le ex officine e i magazzini di Ponte Rio in un sito all’avanguardia per l’Economia circolare. La struttura è stata progettata per trattare fino a 5.000 tonnellate all'anno di pannolini, assorbenti igienici e pannoloni, materiali che oggi rappresentano circa il 3-5% del rifiuto solido urbano indifferenziato e che impiegano fino a 500 anni per degradarsi.
Il processo, basato sul riciclo meccanico tramite vapore termico senza alcuna combustione, prometteva di restituire al mercato materie prime seconde di altissimo valore: plastica (polipropilene e polietilene) per nuovi imballaggi, cellulosa di alta qualità per l’industria cartaria e polimeri superassorbenti (Sap) per il settore vivaistico e l’agricoltura. Un cerchio perfetto, rimasto però chiuso solo sulla carta.
Fondi a rischio e costi per i cittadini
Il superamento di questa milestone accende ora un enorme punto di domanda sul destino del finanziamento. Le regole del Next Generation EU sono rigide: il mancato raggiungimento degli obiettivi concordati può comportare la revoca parziale o totale dei fondi, costringendo gli enti locali o il gestore a coprire le perdite economiche, oppure a congelare il cantiere a tempo indeterminato.
Le ripercussioni non sono solo finanziarie, ma anche ambientali e tariffarie. Ogni mese di blocco forzato significa che i pannolini usati dagli umbri devono continuare a viaggiare verso i siti di smaltimento tradizionali o, peggio, essere trasferiti in impianti fuori regione. Una logistica pesante che non solo aumenta l'impronta di carbonio del territorio, ma rischia di tradursi in un imminente rincaro della Tari per i cittadini, chiamati a pagare i costi di un'efficienza impiantistica mancata.
La posizione del ministero
Greenreport ha chiesto lumi al ministero dell’Ambiente – tramite Fabrizio Penna, Capo Dipartimento dell’Unità di Missione per il Pnrr - che prontamente ha risposto alle nostre richieste di chiarimento: «In questa fase successiva al 30 giugno, l’amministrazione è impegnata a verificare lo stato dei numerosi singoli progetti. Al raggiungimento del target della misura, sarà valutato lo stato reale di avanzamento di quei progetti che non sono stati completati entro il 30 giugno al fine di comprendere se il finanziamento del progetto possa trovare sponda in altri strumenti finanziari».
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)