Anne Hathaway, il coraggio di reinventarsi: tra cinema, moda e il ritorno ai ruoli che l’hanno resa celebre
Il segreto del successo di Anne Hathaway? Non avere più paura. Oggi è tra le attrici più richieste di Hollywood, grazie a scelte coraggiose e ruoli sempre diversi. Al cinema nel 2026 è protagonista di due film importanti: Il diavolo veste Prada 2, dove torna nei panni di Andy Sachs, ora giornalista affermata, e Mother Mary, in cui interpreta una pop star in crisi personale e creativa.
L’anno è ricco di progetti: sarà Penelope in L’Odissea accanto a Matt Damon, protagonista del thriller sci-fi La fine di Oak Street con Ewan McGregor, e del thriller psicologico Verity. Hathaway racconta di aver ritrovato equilibrio smettendo di essere perfezionista e seguendo il proprio istinto. Dopo anni intensi, però, pensa a una pausa per dedicarsi alla famiglia, supportata dal marito Adam Shulman.
Tra i progetti futuri ci sono Fear Not e l’atteso The Princess Diaries 3, che segna il ritorno alla serie che l’ha resa celebre. Con un patrimonio stimato intorno agli 80 milioni di dollari e un forte impegno nella filantropia (premiato nel 2025), Hathaway continua a brillare dentro e fuori dal set. Intanto, il 4 maggio 2026 si è svolto il Met Gala 2026, confermandosi l’evento fashion più atteso dell’anno—tempismo perfetto per l’uscita di Il diavolo veste Prada 2.
Cosa pensa del Met Gala?
È un evento a cui sono molto legata, perché celebra svariate arti, dalla moda, all’arte, alla creatività in tutti i settori. Amo tutti i vestiti che ho indossato, ma ricorderò sempre uno di Versace del 2023, uno dei miei preferiti di tutti i tempi. Mi sono sempre considerata un’ospite nel mondo della moda, più che una persona esperta di moda. Dopo vari film realizzati su questo ambiente, ho appreso quanto siano dure e competitive tutte le professioni nella moda.
Cos’è per lei la moda?
È una miscela gioiosa e in continua evoluzione di eleganza strutturata, glamour d’alta moda, look sperimentali e vibranti. Prediligo silhouette sartoriali e romantiche, come corsetti, stampe audaci, tuniche, ma sono aperta a tutte le sperimentazioni.
Ne Il diavolo veste Prada 2 riprende il ruolo del personaggio che aveva nel primo film, dove recitava l’assistente della direttrice di un’iconica rivista di moda e un’aspirante giornalista. Adesso è una giornalista pluripremiata che viene licenziata, insieme a tutta la sua squadra, con un messaggino sull’iPhone…
È una sceneggiatura molto reale dove si racconta della grave crisi della carta stampata verso la diffusione del digitale e di come il mondo stia cambiando, forgiato dai principi dei nuovi imprenditori tecnologici, che mirano ai numeri e al guadagno prima di tutto.
Come vede evolvere il suo personaggio?
Passa, in un certo senso come me, da essere una ragazzina insicura a una donna consapevole che sa quello che vuole. Scrive molto bene ed è astuta nelle ricerche e nel riuscire ad avere interviste o risultati che nessun altro è in grado di raggiungere, ma quello che mi piace di lei è che non dimentica mai l’empatia e la compassione per gli altri.
Come è stato tornare con tutto il cast del primo film?
Siamo legati gli uni agli altri, connessi dalla stessa passione per le esistenze dei nostri personaggi e speriamo ci sia un terzo film. Meryl Streep è una grande attrice e una persona interessante e straordinaria, che ha sempre tanto da raccontare. Anche Emily Blunt è molto brava ed è stata sempre calorosa e gentile con me dal primo momento ci siamo conosciute.
Com’è stato lavorare con Stanley Tucci? Negli Usa è diventato molto famoso per il suo show Stanley Tucci: Searching for Italy, dove gira l’Italia in cerca dei sapori e delle tradizioni gastronomiche migliori della gastronomia italiana, anche delle meno conosciute.
Non ha mai cucinato per noi, ma si capisce che è un vero foodie. E, anche molto selettivo per quanto riguarda i vestiti che indossa. Ama veramente la moda, come il personaggio che interpreta in Il diavolo veste Prada. E ha una forte etica lavorativa, che esprime con una profonda dedizione al suo lavoro.
Anche lei lo ha più volte dimostrato. Ha vinto un Oscar, cantando nel 2012 come Fantine in Les Miserabile, e ora, in Mother Mary canta ancora, fornendo un’interpretazione straordinaria.
È un film a cui tenevo in modo particolare, ma ho dovuto allenarmi per molti mesi, cantando e ballando per 8 ore al giorno per poter raggiungere il livello che vedrete al cinema. Ha implicato tanti sacrifici, ma per me era come esorcizzare la mia fobia di diventare famosa e di perdere il contatto tra realtà e finzione. E, la sceneggiatura esplora un profondo rapporto di amicizia tra due donne, come il potere delle forze soprannaturali che ci circondano, come il labile cordone che lega vita e morte, e, perfino, ancora, il mondo della moda. I costumi sono veramente spettacolari. Trovo che il film sia sensuale e passionale, creativo e imprevedibile. Sono certa che vi ammalierà, pur con tutte le sue eccentricità.
Lei è molto impegnata nel settore filantropico, anche, e per i diritti delle donne.
Dal 2016, sono Un Women Goodwill Ambassador e promuovo soluzioni per l’uguaglianza di genere e la protezione dei bambini. Ho fatto una partnership con la Nike Foundation per combattere i matrimoni delle bambine e ho prestato la mia voce per il documentario Girl Rising. Sostengo numerose cause come quella del St. Jude Children’s Research Hospital, The Lollipop Theater Network e la partnership della Bvlgari Foundation con Save the Children per raccogliere 100 milioni di dollari. Sono Bvlgari Global Ambassador dal 2022.
L’articolo Anne Hathaway, il coraggio di reinventarsi: tra cinema, moda e il ritorno ai ruoli che l’hanno resa celebre è tratto da Forbes Italia.
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