Auguri a Cappellini, ma la smetta con il birignao della sinistra Ztl e la superiorità morale. Si diventa antipatici

14 Luglio 2026 - 18:45
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Auguri a Cappellini, ma la smetta con il birignao della sinistra Ztl e la superiorità morale. Si diventa antipatici

Auguri a Cappellini, ma la smetta con il birignao della sinistra Ztl e la superiorità morale. Si diventa antipatici

Diversi, altezzosi, ontologicamente migliori. Potrebbe essere questo il sottotesto del primo editoriale di Stefano Cappellini fresco di nomina a direttore di Repubblica. L’incipit è già un manifesto programmatico. Il foglio fondato da Eugenio Scalfari “non è mica un giornale come gli altri. Repubblica è diversa”. E  ancora: “Siamo uguali agli altri ma siamo diversi”,  insiste, citando una battuta di Nanni Moretti. Forse era meglio quella sulla Sacher Torte, ma questa è un’altra storia, dedicata ai golosi bipartisan. Il finale non è meno morettiano. “Succedono brutte cose intorno a noi, teniamoci stretti”.

Cappellini rivendica la diversità-superiorità di Repubblica

Quello di Repubblica – ricorda ai lettori distratti – è un “giornalismo rigoroso sui fatti e capace di poggiare su una tensione civile e politica: la giustizia sociale, i diritti, il progresso etico, la libertà”. Lasciamo stare il sondaggio sulla popolarità di Sigfrido Ranucci confezionato insieme a quel gentiluomo di Lavitola. È sull’attualità geopolitica che il nostro dà il meglio di sé. L’Europa sotto attacco, lo strapotere dilagante di Donald Trump, le tentazioni filorusse degli agit-prop di Mosca. Su tutto campeggia il terrore della destre al comando, un’ossessione cavalcata, seppure con raffinatezza estranea ai sedicenti antifa, anche da Cappellini. Questione di  Dna. Serpeggia la paura che il presidente Usa non accetterà di farsi da parte assoggettandosi alla Costituzione che nega il secondo mandato. Insomma, il pericolo nero è ovunque. “Nel Regno Unito proliferano i movimenti di estrema destra; in Germania i neonazisti di Afd sono quotati dai sondaggi a percentuali spaventose; in Francia i lepenisti confidano di poter conquistare l’Eliseo”.

La paura delle destra nel dna del neodirettore di Repubblica

E in Italia? “In Italia la destra radicale si è fatta addirittura in tre, è un primato mondiale: Fratelli d’Italia, Lega, Futuro Nazionale”, osserva Cappellini. La tesi non è un granché originale, la premier Meloni, che per ora non sembra voler arruolare il generale Vannacci, teme “che un sovranista libero di spararle grosse al bar sport risulti più attrattivo di una sovranista che ha invece dovuto fare i conti con i limiti della propaganda e con il principio di realtà”. Inutile dire che, sempre con il birignao dei migliori, il nuovo corso di Repubblica conferma la pregiudiziale anti-meloniana per il Colle. Non si può fare. E perché? “Sarebbe  un cambiamento della Costituzione materiale senza neanche doversi sforzare di approvare il presidenzialismo per via parlamentare”. Anche in Italia la destra è primitiva, ça va sans dire, “negazionista sui cambiamenti climatici, garantista con i forti e giustizialista con i deboli, indulgente con l’evasione fiscale, assente nella difesa della manifattura nazionale”. Diverso, spocchioso ma anche un po’ marziano.

Il  birignao della sinistra Ztl, quella ontologicamente migliore

Repubblica farà la sua parte. Diversa ma uguale. Ed è questo il punto dolente che fa venire alla mente uno straordinario libro di Luca Ricolfi sulla superiorità morale della sinistra, il complesso di chi si sente ontologicamente migliore sconfinando nell’antipatia. “L’Italia può essere il Paese che ferma l’avanzata di queste destre”, dice il neodirettore di Repubblica, già direttore del Riformista e caporedattore de Il Messaggero. La politica però deva fare il lavoro sporco. “Le forze progressiste riunite sotto l’etichetta poco sexy di “campo largo” devono risolvere alla svelta e con credibilità i loro dissidi perché, per esempio, in politica estera oggi non riuscirebbero a governare insieme”. E qui si lascia prendere la mano da monsieur de La Palisse, che non gli si addice. “Servono idee e responsabilità, perché in questo momento ogni divisione favorisce un esito nefasto”. Sembra di sentire parlare Romano Prodi o Pierluogi Bersani. A Stefano Cappellini diciamo ‘in bocca al lupo’. Sperando che il lupo abbia lunga vita e che il direttore abbandoni il birignao della sinistra snob confinata nella Ztl.

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