Australia, il manager più pagato incassa 48 milioni: quasi 500 volte lo stipendio medio
Chris Hulls, cofondatore di Life360 e residente negli Stati Uniti, guida la classifica delle retribuzioni dei vertici delle società quotate all’ASX. Cresce il divario tra dirigenti e lavoratori
Il manager più pagato tra le società quotate in Australia vive negli Stati Uniti e nell’anno finanziario 2025 ha incassato quasi 48 milioni di dollari australiani, una somma vicina a 500 volte la retribuzione media di un lavoratore a tempo pieno.
Si tratta di Chris Hulls, imprenditore americano, cofondatore di Life360 e attuale presidente esecutivo del consiglio di amministrazione della società tecnologica, nota per la sua applicazione di localizzazione GPS utilizzata da milioni di famiglie.
Il successo di Life360
Life360 è quotata all’Australian Securities Exchange, pur avendo una forte presenza negli Stati Uniti e un modello di crescita tipico della Silicon Valley.
Hulls ha guidato l’azienda per quasi vent’anni, contribuendo ai risultati record raggiunti nel 2025. La carica di amministratore delegato è stata successivamente affidata a Lauren Antonoff, mentre il fondatore è rimasto alla guida del consiglio.
La sua retribuzione realizzata, vicina ai 48 milioni di dollari, comprende stipendio, bonus e soprattutto il valore delle azioni e degli incentivi maturati durante l’anno.
Metà dei primi dieci vive negli Stati Uniti
La classifica mostra il crescente peso delle aziende e dei dirigenti americani all’interno dell’ASX.
Cinque dei dieci manager più pagati appartengono a società con sede negli Stati Uniti. È la prima volta che dirigenti di aziende non domiciliate in Australia occupano metà delle prime dieci posizioni.
Tra i nomi presenti figurano anche Mick Farrell, amministratore delegato di ResMed, e Robert Thomson, alla guida di News Corporation.
Un CEO dell’ASX 100 guadagna in media 6 milioni
Secondo l’analisi dell’Australian Council of Superannuation Investors, la remunerazione media realizzata dagli amministratori delegati delle cento maggiori società quotate è salita a poco più di 6 milioni di dollari.
Nell’anno precedente era pari a circa 5,73 milioni.
In media, un amministratore delegato dell’ASX 100 ha quindi guadagnato circa 55 volte la retribuzione di un lavoratore australiano a tempo pieno.
Il calcolo utilizza una paga settimanale media di 2.083,20 dollari, senza comprendere i dipendenti part-time.
Ramsunder è il primo tra i manager residenti in Australia
Il dirigente australiano con la retribuzione più elevata è stato Vikesh Ramsunder, amministratore delegato di Sigma Healthcare.
Ramsunder ha realizzato circa 32,62 milioni di dollari, in gran parte grazie agli incentivi azionari maturati dopo la fusione tra Sigma e Chemist Warehouse.
Circa 25,8 milioni della sua remunerazione derivano dall’aumento di valore delle partecipazioni, mentre poco dopo il completamento dell’operazione avrebbe incassato circa 34 milioni dalla vendita di azioni.
La società ha precisato che si è trattato di un evento eccezionale, collegato a una delle più importanti fusioni nella storia aziendale australiana.
Gli altri nomi della classifica
Tra i dirigenti residenti in Australia con le remunerazioni più elevate figurano anche la CEO di Macquarie, Shemara Wikramanayake, con 30,39 milioni di dollari, Greg Goodman del Goodman Group e Mike Henry di BHP.
La remunerazione di Wikramanayake è aumentata rispetto ai 29,76 milioni dell’anno precedente.
Quella di Mike Henry è invece diminuita da 19,28 a 13,21 milioni, mentre il compenso di Greg Goodman è sceso rispetto ai circa 27 milioni registrati nei due esercizi precedenti.
Il peso delle azioni sulla retribuzione
La classifica non misura soltanto lo stipendio ricevuto direttamente, ma la cosiddetta realised pay, la remunerazione effettivamente maturata nel corso dell’anno.
Il calcolo comprende il compenso fisso, i bonus in denaro, gli incentivi straordinari e il valore delle azioni diventate disponibili durante l’esercizio.
Questo significa che la cifra può cambiare fortemente da un anno all’altro, soprattutto quando il prezzo delle azioni aumenta o vengono completate fusioni e acquisizioni.
Jon Pilcher, dirigente di Neuren Pharmaceuticals, ha ad esempio realizzato 21,7 milioni di dollari, quasi interamente grazie a un guadagno di 20,8 milioni derivante da azioni assegnate negli anni precedenti.
Bonus quasi sempre garantiti
Lo studio evidenzia anche un altro dato significativo: un amministratore delegato dell’ASX 100 ha maggiori probabilità di perdere il posto di lavoro che di perdere il proprio bonus.
Nel 2025 dieci CEO hanno lasciato il proprio incarico, mentre soltanto cinque tra quelli che potevano ricevere un premio annuale non hanno ottenuto alcun bonus.
Negli ultimi undici anni, con l’eccezione del periodo della pandemia, il bonus mediano è rimasto compreso tra il 60 e il 77 per cento dell’importo massimo previsto.
«Una cultura del diritto al bonus»
Secondo Ed John, responsabile delle attività di controllo presso l’Australian Council of Superannuation Investors, tra i dirigenti delle grandi società si sarebbe sviluppata una cultura nella quale il bonus viene considerato quasi automatico.
Il premio dovrebbe essere legato a risultati eccezionali, ma rischia invece di trasformarsi in una componente ordinaria della retribuzione.
La questione preoccupa gli investitori istituzionali, perché incentivi poco selettivi possono premiare i manager anche quando le performance non giustificano compensi tanto elevati.
Crescono anche gli stipendi fissi
Il compenso fisso mediano degli amministratori delegati delle società comprese tra la posizione 101 e 200 dell’ASX è aumentato del 5,4 per cento, raggiungendo 1,14 milioni di dollari.
Per i vertici dell’ASX 100, lo stipendio mediano si è attestato invece a 1,83 milioni, ancora inferiore al record di 1,95 milioni registrato nel 2012.
La remunerazione totale mediana realizzata dai CEO delle prime cento società è però salita da 4,15 a 4,8 milioni di dollari.
Anche lasciare l’incarico può essere costoso
Le indennità di uscita versate ai dirigenti dell’ASX 100 sono costate agli azionisti 18,6 milioni di dollari nel 2025.
Nove amministratori delegati hanno ricevuto pagamenti al momento della partenza, rispetto ai sei dell’anno precedente.
La cifra media è salita da circa 1,4 a 2,2 milioni, soprattutto a causa dei 5,88 milioni riconosciuti all’ex CEO di Rio Tinto, Jakob Stausholm.
Un divario sempre più difficile da ignorare
Le cifre riaprono il dibattito sulla distanza tra le retribuzioni dei vertici aziendali e quelle dei lavoratori.
I sostenitori dei grandi compensi sottolineano che una parte significativa deriva dalla crescita delle azioni e dal valore creato per gli investitori.
I critici osservano però che, mentre molte famiglie affrontano mutui elevati, affitti, inflazione e salari sotto pressione, i dirigenti delle principali società continuano a ricevere premi milionari.
Il caso di Chris Hulls è il simbolo di questa distanza: un manager residente negli Stati Uniti, alla guida di una società quotata a Sydney, capace di guadagnare in un solo anno quanto un lavoratore medio impiegherebbe quasi cinque secoli a ottenere.
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