Auto, Anfia: aftermarket vale 31 mld, ma competenze frenano crescita

Maggio 05, 2026 - 13:04
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Auto, Anfia: aftermarket vale 31 mld, ma competenze frenano crescita

Milano, 5 mag. (askanews) – L’aftermarket automotive vale in Italia 31,2 miliardi di euro di valore aggiunto, occupa oltre 407mila lavoratori e resta una componente rilevante della filiera auto, ma la crescita rischia di essere frenata dalla difficoltà di reperire competenze. È quanto emerge dalla ricerca “Il settore dell’Aftermarket dell’automotive in movimento”, realizzata dal Centro studi Tagliacarne per conto della Camera di commercio di Modena, con Camera di commercio di Torino e Anfia, presentata a Modena.

Per il 2026 il 24,8% delle imprese della produzione e vendita di ricambi auto prevede ricavi in aumento, il 51,5% stabili e il 16,9% in calo. Il 36% indica possibili nuove assunzioni, ma quasi due imprese su tre segnalano difficoltà nel trovare le figure richieste. Per il 36,8% il mismatch può frenare la crescita, mentre il 58,5% prevede un sovraccarico del personale interno e il 32,1% maggiori costi di ricerca e formazione. Il comparto genera una produttività superiore del 3,3% alla media nazionale e pesa per l’1,6% sull’economia italiana. La Lombardia guida per valore prodotto, con 8,8 miliardi, davanti a Emilia-Romagna con 4,3 miliardi e Veneto con 4,2 miliardi. Per incidenza sull’economia locale è invece primo il Piemonte con il 2,6%, davanti a Emilia-Romagna e Veneto. Tra le province Modena è al top con un peso del 3,5%, seguita da Pesaro e Urbino e Vicenza.

L’aftermarket resta fortemente orientato all’estero: il 67% delle imprese esporta e il 17,7% prevede un aumento delle vendite oltreconfine nel 2026. Sul comparto pesano però i dazi Usa: un terzo degli operatori prevede effetti negativi e, tra questi, il 56,3% punta a cercare mercati alternativi. Un’impresa su quattro teme inoltre problemi di approvvigionamento di materie prime e semilavorati critici, come semiconduttori e batterie.

Nel breve periodo la transizione elettrica non sembra spaventare la maggioranza degli operatori. Solo il 13,8% investirà nell’elettrico entro il 2028 e l’11,8% lo ha già fatto tra il 2023 e il 2025, mentre il 73,3% resta concentrato sulla componentistica per auto a combustione. Secondo l’indagine, il 69% delle imprese non vede nell’elettrico un pericolo, il 7,9% lo considera un rischio nel breve termine e il 22% nel medio-lungo periodo.

“L’aftermarket automotive si conferma un pilastro tutt’altro che marginale dell’economia italiana, con oltre 31 miliardi di valore aggiunto e più di 400 mila occupati, ma i dati evidenziano anche alcuni segnali che non vanno sottovalutati”, afferma Giuseppe Molinari, presidente del Centro studi Tagliacarne e della Camera di commercio di Modena, richiamando la necessità di rafforzare le politiche a sostegno della competitività.

Per Massimiliano Cipolletta, presidente della Camera di commercio di Torino, il comparto mostra “segnali di solidità”, ma condivide le sfide dell’automotive: transizione elettrica, mismatch di competenze, pressione dei nuovi operatori internazionali e catene di fornitura. Marco Stella, presidente del gruppo Componenti di Anfia, sottolinea invece la necessità di una revisione Ue sulla CO2 che coniughi “ambizione e pragmatismo”.

A sostegno della competitività, le imprese chiedono soprattutto agevolazioni fiscali e riduzione del costo del lavoro, indicate dal 66,2% degli operatori. Seguono riduzione dei costi energetici e finanziamenti alla ricerca.

[407mila addetti. Tagliacarne: 25% imprese vede ricavi 2026 in aumento|PN_20260505_00063|gn00 nv01 sp21|https://askanews.it/wp-content/uploads/2026/05/20260505_124906_64C69F5C.jpg|05/05/2026 12:49:24|Auto, Anfia: aftermarket vale 31 mld, ma competenze frenano crescita|Auto|Economia, Motori]

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