Autoamica della Fondazione Munari di Gazzada Schianno riparte: “Accompagnare gli anziani non è solo trasportarli”

Maggio 11, 2026 - 17:42
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Autoamica della Fondazione Munari di Gazzada Schianno riparte: “Accompagnare gli anziani non è solo trasportarli”
Generico 11 May 2026

Nata oltre vent’anni fa da un lascito testamentario, la Fondazione Munari ETS di Gazzada Schianno lavora al fianco dei servizi sociali comunali per sostenere anziani e persone fragili. Il servizio più conosciuto è Autoamica, un accompagnamento — non solo un trasporto — per visite mediche e terapie. Oggi la fondazione conta dieci volontari attivi, vuole crescere e ha appena avviato nuove iniziative sul territorio. Ne parlano la vicepresidente Chiara Bini e il presidente, nonché sindaco di Gazzada Schianno, Stefano Frattini.

Cos’è la Fondazione Munari e come nasce?

«La Fondazione Munari nasce nel 2001 a seguito di un lascito del signor Giuseppe Fontana Daccò, che aveva destinato i suoi averi con la finalità di creare un servizio sul territorio per rispondere ai bisogni delle persone fragili e in particolare degli anziani. Da sempre la sua finalità è stata quella di un supporto alla fragilità, ma anche l’idea di creare delle prospettive culturalmente stimolanti per queste persone: non solo un aiuto, ma anche uno stimolo».

Qual è il servizio più storico della fondazione?

«Quello tuttora presente è l’autoamica, un servizio nato proprio dalla raccolta del bisogno che c’era sul territorio – risponde Chiara Bini- . Una delle cose che trovo molto interessanti è che, per capire quale potesse essere l’intento della fondazione, l’allora amministrazione comunale aveva incontrato chi sul territorio conosceva i bisogni della popolazione, medici di base, rappresentanti delle associazioni, le parrocchie, per capire quali fossero le priorità. Da lì era nata l’idea di acquistare due automobili e creare questo servizio. Lo chiamo accompagnamento e non solo trasporto perché l’obiettivo non è il mero spostamento in caso di bisogno, ma nato per accompagnare anziani fragili o persone con disabilità agli appuntamenti e alle visite».

Essere volontario dell’autoamica richiede quindi qualcosa di più che saper guidare?

«Assolutamente sì. Una delle cose più significative che ho riscontrato negli incontri recenti con i volontari è stato proprio il sentire il bisogno di essere supportati. Un volontario mi diceva la scorsa settimana: “Porto una persona a fare una terapia, è molto malata, e a volte quel tragitto non è facile perché mi sento coinvolto emotivamente, so di essere una presenza importante per lei in quel momento”. Per questo abbiamo ricevuto la richiesta di organizzare dei corsi per aiutare i volontari a gestire questi momenti. Un’altra esigenza emersa è quella di poter contare su volontarie donne, perché alcune famiglie straniere preferiscono che l’accompagnamento delle loro bambine a terapia sia fatto da una figura femminile».

Quanti volontari avete oggi?

«In questo momento abbiamo dieci volontari attivi che si occupano dei trasporti quotidiani. Agli inizi della fondazione eravamo arrivati anche a una trentina. È un momento in cui abbiamo voglia di investire su questo e di rilanciare una campagna per cercare nuovi volontari. La peculiarità di questo servizio è che il volontario dell’autoamica può avere anche una disponibilità molto limitata: non chiediamo giornate intere o di dedicare tutta la settimana. Bastano davvero piccole frazioni di tempo che, messe insieme, coprono l’intera offerta».

Come si diventa volontari della Fondazione Munari?

«Si può contattare il servizio sociale del Comune di Gazzada, perché la peculiarità della fondazione è un lavoro che va affianco a quello istituzionale dei servizi sociali – spiega la vicepresidente – . L’organizzazione dell’autoamica, raccogliere le richieste, cercare la disponibilità dei volontari e abbinare domanda e risposta, è gestita dal servizio sociale comunale. Una volta che ci si rende disponibili, si indica la propria reperibilità oraria. Il servizio funziona su due livelli: ci sono trasporti fissi, per terapie che si ripetono ogni settimana alla stessa ora, e trasporti al bisogno, per cui si fa una breve ricognizione tra chi è disponibile».

Sindaco Frattini, dove si trova oggi fisicamente la fondazione e come ci siete arrivati?

«Dal punto di vista normativo la sede era stata collocata nel comune, nel senso che i servizi sociali la utilizzano per ampliare l’offerta sociale. La nostra amministrazione ha voluto riportarla nel luogo dove è nata, cioè presso la Casa Anziani di Gazzada. Munari fu un sindaco di Gazzada Schianno e aveva l’obiettivo di dare servizi soprattutto alle persone anziane, un obiettivo che condivido in pieno. La Fondazione Munari rappresenta un po’ le mie radici: ho iniziato lì la mia esperienza amministrativa, quando tutto era ancora da costruire».

«Nella Casa Anziani ci sono degli appartamenti assegnati a residenti e uno spazio che vogliamo rimettere in funzione per dare una sede fruibile alla fondazione – dice ancora Chiara Bini – . In questo momento abbiamo un’attività avviata da aprile che sta prendendo piede: il Gioca con noi. Usiamo lo spazio della biblioteca comunale, chiusa al pubblico il venerdì pomeriggio, che noi apriamo invece come luogo di incontro per tornei di briscola, burraco e giochi di società. Nei primi quattro venerdì siamo stati su una media di dieci-quindici persone. È stato piacevole vedere persone arrivare e dire: “Ho visto i cartelli, so che qui si può giocare a carte, sono qui per trovare qualcuno con cui farlo”. C’è un educatore che gestisce lo spazio, offre la merenda e il caffè. Un punto di ripartenza che ci ha confermato che proporre iniziative capaci di supportare fasi delicate  come il pensionamento o la gestione del tempo libero».

Sindaco, com’è la situazione degli anziani a Gazzada Schianno ?

«Da quando sono sindaco mi confronto settimanalmente con la responsabile dei servizi sociali. Ho tenuto a introdurre la visita agli anziani in occasione dei loro compleanni significativi, a partire dagli ottantacinquenni: è un modo concreto per vedere come stanno e per raccogliere anche tanta energia positiva, che aiuta nelle difficoltà quotidiane dell’essere sindaco. La maggior parte degli anziani è accudita, anche se non direttamente: ci sono i familiari, i figli che li raggiungono settimanalmente se non ogni giorno. Ho presente il signor Mario, che è un po’ il mio mito: centodue anni, abita ancora da solo, ma il figlio e la figlia lo raggiungono ogni giorno. Nei piccoli centri come Gazzada Schianno, sotto i cinquemila abitanti, la situazione riesce ancora a essere gestita in questo modo».

Chiara, cosa insegna l’esperienza di Gazzada Schianno sul welfare di prossimità nei piccoli comuni?

«È un modello replicabile, e molto più vicino di quanto si pensi, anche rispetto alla messa in gioco personale di ciascuno. Pensando a me: mi è stata chiesta una disponibilità grazie a una conoscenza con Roberta Malaggi, l’assistente sociale oggi andata in pensione. All’inizio ero un po’ perplessa, temevo di non avere tempo a sufficienza e invece mi sono accorta che basta davvero poco per portare un piccolo pezzo che può fare la differenza. La cosa interessante della fondazione è che non nasce dall’alto, da un’istituzione che ha pensato a soluzioni, ma dal territorio: si capisce cosa può servire su quel territorio e da lì si costruisce».

In conclusione, qual è il sogno per la Fondazione Munari?

«Che possa diventare attraente per i giovani, perché ognuno possa portare un pezzettino e creare un legame generazionale. Una delle idee che mi affascina di più è la raccolta delle memorie degli anziani e dei grandi anziani del territorio. Ci si può ritagliare il tempo necessario per andare ad ascoltare e raccogliere le testimonianze di chi ha tanto ancora da raccontare.  E poi c’è un altro aspetto: queste realtà piccole possono insegnare a voler bene a un territorio, a quelle persone che ci sono cresciute e nate. Un passaggio di affezione da una generazione all’altra».

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