Battersea Power Station, il nuovo volto del quartiere
La trasformazione di Battersea Power Station non è ancora terminata. Dietro le quattro ciminiere che hanno restituito a Londra uno dei suoi profili più riconoscibili rimane da costruire quasi metà del grande quartiere progettato lungo il Tamigi. Il nuovo masterplan di Battersea Power Station promette abitazioni, uffici, spazi culturali, giardini e collegamenti pedonali distribuiti su sedici acri ancora da sviluppare. È il capitolo successivo di una rigenerazione cominciata oltre un decennio fa, ma anche una prova delicata: dimostrare che l’aumento della densità possa produrre un vero pezzo di città e non soltanto un’altra prestigiosa destinazione immobiliare.
[ez-toc]
Il nuovo masterplan di Battersea Power Station
Il progetto riguarda le fasi dalla quattro alla sette e interessa gli ultimi sedici acri, circa 6,5 ettari, del complesso di 42 acri affacciato sul Tamigi. La Battersea Power Station Development Company, società britannica incaricata di gestire la rigenerazione per conto degli investitori malesi proprietari del sito, ha presentato al Wandsworth Council una domanda urbanistica per aggiornare un disegno concepito più di quindici anni fa. Non si tratta, tecnicamente, di ricominciare da zero: la procedura scelta è una Section 73 application, utilizzata nel sistema urbanistico inglese per modificare alcune condizioni collegate a un permesso già esistente. Il quadro generale consentirebbe di realizzare fino a 3,2 milioni di piedi quadrati, equivalenti a circa 297.000 metri quadrati, destinati ad abitazioni, attività commerciali, luoghi di lavoro, cultura e tempo libero. È però importante distinguere la capacità massima autorizzabile da ciò che verrà effettivamente costruito. Numero complessivo delle case, altezze definitive, destinazioni dei singoli edifici e calendario dettagliato emergeranno attraverso le domande relative alle diverse fasi. Secondo la tabella di marcia pubblicata nella pagina ufficiale dedicata alle future fasi di Battersea Power Station, il Wandsworth Council dovrebbe pronunciarsi nella primavera del 2027, mentre i primi progetti dettagliati per la fase quattro sono attesi tra la primavera e l’estate dello stesso anno.
A ridisegnare questa porzione del quartiere è Studio Egret West, studio londinese specializzato in architettura, paesaggio e pianificazione urbana. Il suo compito consiste nell’evolvere il masterplan originario di Rafael Viñoly, l’architetto uruguaiano che aveva collocato la centrale restaurata al centro di un nuovo distretto residenziale e commerciale. La differenza più visibile riguarda la struttura urbana: al posto di grandi isolati relativamente autonomi, il nuovo progetto propone gruppi di edifici più piccoli, attraversati da strade, cortili, passaggi e vicoli pedonali. L’obiettivo dichiarato è creare un ambiente meno monumentale e più permeabile, nel quale lo sguardo possa incontrare frequentemente le ciminiere invece di perderle dietro fronti edilizi continui. Una nuova sequenza di visuali dovrebbe collegare Nine Elms Lane alla centrale, mentre il cosiddetto Green Handshake estenderebbe il paesaggio oltre la strada verso Nine Elms Park, il parco lineare che attraversa l’area in direzione di Vauxhall.
La revisione nasce anche dalla consapevolezza che Londra è cambiata dal 2011, quando il piano precedente ottenne il primo consenso. La pandemia, il lavoro ibrido, il commercio digitale e la crescente domanda di luoghi nei quali abitazione, lavoro e socialità convivano hanno reso meno affidabile la rigida separazione tra funzioni. Il nuovo quartiere viene quindi presentato come flessibile, capace di adattarsi nel tempo e costruito attorno a una vita urbana che non termina alla chiusura degli uffici. Le promesse comprendono nuovi spazi verdi, attività culturali, migliaia di posti di lavoro e una maggiore integrazione con Nine Elms. Restano formule programmatiche che dovranno essere misurate sui progetti concreti. Anche la consultazione pubblica, alla quale hanno partecipato oltre 130 persone durante gli incontri del giugno 2026, rappresenta soltanto l’inizio di un confronto destinato a proseguire quando il Wandsworth Council renderà disponibili i documenti urbanistici. Per un intervento di queste dimensioni, i rendering costituiscono la parte più semplice; la prova decisiva arriverà con la qualità degli spazi, la quantità di case accessibili e la capacità di sostenere una comunità durante tutte le ore della giornata.
Dalla cattedrale elettrica alla rinascita urbana
Prima di diventare una destinazione commerciale, Battersea Power Station era una gigantesca macchina per alimentare Londra. I lavori iniziarono nel 1929 per volontà della London Power Company, in un clima di forte opposizione da parte dei residenti preoccupati per fumo, inquinamento e dimensioni dell’impianto. La struttura fu progettata dall’ingegnere Leonard Pearce e dall’architetto J. Theo Halliday, responsabile della forma complessiva e degli interni. Sir Giles Gilbert Scott, già celebre per la Cattedrale di Liverpool e destinato a firmare anche la centrale di Bankside, oggi Tate Modern, venne chiamato come consulente per rendere l’esterno più accettabile. Scott rivestì il grande scheletro d’acciaio con mattoni e trasformò le ciminiere, inizialmente pensate con una sezione quadrata, in colonne circolari scanalate. Nacque così quella che sarebbe stata descritta come una cattedrale dell’energia: massiccia, severa e al tempo stesso sorprendentemente elegante.
La centrale fu costruita in due tempi. La sezione A cominciò a produrre elettricità nel 1933 e fu completata nel 1935; la costruzione della sezione B iniziò prima della Seconda guerra mondiale, ma il complesso raggiunse la configurazione simmetrica a quattro ciminiere soltanto nel 1955. Al culmine dell’attività bruciava circa 10.000 tonnellate di carbone alla settimana e forniva un quinto dell’elettricità consumata nella capitale. Secondo la ricostruzione di Historic England, l’ente pubblico incaricato di tutelare il patrimonio storico inglese, la centrale rimane uno dei più grandi edifici in mattoni del mondo. L’interesse non riguardava soltanto l’esterno. La Turbine Hall A possedeva una raffinata decorazione Art Déco, con marmi italiani, pavimenti in parquet e dettagli in ferro battuto; la sala B, completata in anni economicamente più difficili, adottò un linguaggio più funzionale, dominato dall’acciaio.
La sua storia è costellata di episodi nei quali industria, guerra e cultura popolare si sovrappongono. Durante il conflitto, le colonne di vapore erano utilizzate come riferimento dai piloti della Royal Air Force che rientravano nella nebbia, ma potevano orientare anche gli aerei tedeschi. La centrale sperimentò un sistema per ridurre le emissioni di zolfo e convogliò parte del calore in eccesso sotto il Tamigi, riscaldando circa 1.600 abitazioni di Pimlico. Nel 1964 un guasto elettrico provocò interruzioni in varie zone di Londra e costrinse la BBC a rinviare il lancio di BBC Two. Tredici anni dopo arrivò l’immagine destinata a entrare nella storia della musica: il maiale gonfiabile fotografato tra le ciminiere per la copertina di Animals dei Pink Floyd. Durante le riprese il pallone si liberò dagli ormeggi, raggiunse la rotta degli aerei diretti a Heathrow e atterrò infine nel Kent.
La sezione A cessò di funzionare nel 1975, la B nel 1983. Nel frattempo l’edificio era stato inserito nella lista dei monumenti protetti e successivamente elevato al grado Grade II*, riconoscimento riservato a costruzioni di interesse particolarmente importante. Seguirono quasi trent’anni di abbandono e proposte fallite: un parco a tema, alberghi, un centro per il Cirque du Soleil, un progetto di Viñoly dominato da una grande struttura di vetro e persino uno stadio da 60.000 posti immaginato dal Chelsea Football Club. Nel 2012 un consorzio malese acquistò il sito dai curatori per 400 milioni di sterline. I lavori partirono l’anno successivo; le ciminiere furono ricostruite fedelmente perché il cemento originale non poteva essere salvato, la stazione della Northern line aprì nel 2021 e il monumento restaurato accolse il pubblico il 14 ottobre 2022. La cronologia ufficiale della centrale racconta così il passaggio da infrastruttura energetica a nuovo centro urbano, ma la lunga sequenza di fallimenti ricorda quanto sia stato difficile trovare un modello economico capace di sostenere un restauro di questa scala.
Case sociali, densità e spazi per la comunità
Il punto più controverso della rigenerazione resta l’abitazione accessibile. Il progetto originario prevedeva 636 alloggi affordable, pari a circa il 15% delle oltre 4.000 abitazioni programmate. Nel 2017 il promotore ottenne una riduzione a 386 unità, circa il 9%, sostenendo che i costi del restauro, le difficoltà tecniche e l’indebolimento del mercato degli immobili di lusso rischiavano di rendere l’intera operazione economicamente insostenibile. Quelle case sono state successivamente completate a New Mansion Square, nella fase 4A, attraverso una collaborazione con Peabody, storica housing association londinese. Comprendono diverse formule, tra cui social rent, affordable rent e shared ownership: categorie che non devono essere confuse, perché possono comportare canoni, requisiti di accesso e livelli di tutela molto differenti.
Il nuovo masterplan tenta ora di correggere almeno in parte quello squilibrio. Il Wandsworth Council e BPSDC hanno raggiunto un accordo per costruire nella fase 5A 203 nuove case comunali, destinate a famiglie locali a canone sociale. Il progetto prevede un edificio alto tra 14 e 18 piani, giardini al livello stradale, una terrazza comune sul tetto, sette posti per titolari di Blue Badge e 374 spazi per biciclette. Il terreno rimarrebbe di proprietà del promotore, mentre il council ha acquisito un diritto di lungo periodo sull’area. Se le autorizzazioni verranno concesse, gli appartamenti dovrebbero essere completati e occupati nel 2029. Il Wandsworth Council, l’amministrazione locale responsabile del borough, presenta l’accordo come un passaggio verso una comunità più equilibrata e afferma che l’operazione riporterebbe al 15% la quota complessiva di edilizia accessibile.
Il dato va accolto positivamente, ma senza perdere le proporzioni. Nel marzo 2025 la lista di attesa abitativa di Wandsworth comprendeva 11.183 nuclei, tra i quali 3.771 classificati come senza casa. Duecentotre abitazioni costituiscono quindi un contributo reale, non una risposta risolutiva. Inoltre, l’aumento della densità previsto nelle fasi future renderà indispensabile verificare quanti nuovi residenti arriveranno, quali servizi saranno messi a loro disposizione e quale parte della crescita immobiliare sarà accessibile a redditi normali. Un quartiere non diventa inclusivo soltanto perché contiene abitazioni di differenti tenures: occorrono scuole, assistenza sanitaria, spazi per bambini e adolescenti, trasporti affidabili, attività quotidiane e luoghi nei quali sia possibile sostare senza dover necessariamente consumare.
Alcuni elementi sono già presenti. New Mansion Square comprende un centro medico del National Health Service, spazi per piccole imprese, negozi, un’area giochi e una sede di BLINK Dance Theatre, compagnia indipendente composta da artisti neurodivergenti. La fase 3C, conosciuta anche come Prospect Place South, completerà Electric Boulevard con due edifici progettati da Gehry Partners, circa 300 abitazioni, 65.000 piedi quadrati di attività commerciali e un Community Hub di 15.000 piedi quadrati. È previsto anche un deposito gratuito per 600 biciclette. Il cantiere dovrebbe generare circa 400 posti di lavoro, con l’obiettivo di riservarne almeno il 20% alla popolazione locale.
Anche lo spazio aperto avrà un ruolo decisivo. Il progetto già realizzato comprende un parco fluviale di sei acri e ha restituito al pubblico una porzione del Tamigi rimasta a lungo inaccessibile. Secondo New London Architecture, organizzazione che promuove il dibattito sull’ambiente costruito della capitale, quasi metà dell’intero sito dovrebbe diventare spazio pubblico una volta conclusi i lavori. Sono stati piantati oltre 100.000 bulbi e sul terreno sono state censite più di 95 specie di uccelli, oltre a farfalle, api e libellule. La sfida del nuovo masterplan di Battersea Power Station sarà trasformare questa attenzione paesaggistica in una rete utilizzabile realmente da tutti, capace di connettere il quartiere al resto di Battersea invece di farne un’enclave elegante separata dalle comunità circostanti.
Cultura, commercio e la prova del tempo
Battersea Power Station è già diventata una delle nuove destinazioni più frequentate di Londra. Dalla riapertura del 2022 ha superato i 40 milioni di visitatori e ospita più di 170 negozi, ristoranti, bar e strutture per il tempo libero. Nei piani originari il successo economico era indispensabile: restaurare una centrale di queste dimensioni non sarebbe stato possibile affidandole una sola funzione. La combinazione di residenze, uffici, commercio, alberghi e intrattenimento ha finanziato il recupero, ma ha anche alimentato l’impressione di un luogo costruito soprattutto per il consumo e per una fascia alta del mercato immobiliare. Il nuovo progetto prova a rispondere introducendo una componente culturale più visibile e distribuita.
Il simbolo delle future fasi dovrebbe essere il Third Generator, nome provvisorio che richiama le due turbine storiche della centrale e immagina idealmente una terza fonte di energia, questa volta creativa. Lo spazio dovrebbe unire arti visive, musica, moda, gastronomia, educazione e sport. Non viene presentato come un teatro tradizionale o una singola sala espositiva, ma come una struttura ibrida capace di cambiare configurazione e programma. Mancano ancora informazioni decisive: dimensioni, gestione, finanziamento, accessibilità economica e calendario. Il concetto è promettente, ma la sua qualità dipenderà dalla capacità di ospitare non soltanto grandi marchi ed eventi internazionali, bensì anche artisti emergenti, associazioni del territorio e attività rivolte ai residenti.
Il Third Generator non va confuso con Apple Music Hall, la sala realizzata all’interno della centrale sotto gli uffici britannici di Apple. Il nuovo spazio dispone di 600 posti, un palco riconfigurabile largo 38 piedi, 48 diffusori per l’audio spaziale, studi di registrazione professionali e una regia collegabile ad almeno sedici telecamere. Un artista potrà esibirsi davanti a un pubblico relativamente ristretto e ottenere, dalla stessa serata, una registrazione multitraccia, un mix pronto per la trasmissione e un video multicamera. I concerti potranno inoltre essere diffusi in streaming nel resto del mondo. Nella presentazione ufficiale dell’Apple Music Hall, l’azienda sottolinea il richiamo all’architettura storica attraverso mattoni, archi scanalati e balconate in bronzo. Anche gli studi londinesi di Apple Music Radio vengono trasferiti nel complesso.
La presenza di Apple è stata determinante fin dal 2016, quando la scelta di collocare qui il quartier generale britannico diede al progetto credibilità durante una fase finanziariamente incerta. Oggi la società costituisce il principale occupante degli uffici, mentre la centrale è circondata dalle architetture di Foster + Partners, Gehry Partners e altri studi internazionali. L’operazione ha prodotto una concentrazione rara di patrimonio industriale, tecnologia, residenza e commercio, rendendo Battersea Power Station un caso osservato ben oltre Londra.
Il successo di pubblico non elimina però le domande. Sarà necessario capire se i nuovi edifici manterranno un rapporto rispettoso con il monumento Grade II*, se la maggiore densità conserverà luce e visuali, se i percorsi rimarranno autenticamente pubblici e se l’offerta commerciale saprà includere attività indipendenti oltre ai marchi globali. Persino la sostenibilità dovrà essere valutata attraverso risultati concreti: consumi energetici, emissioni incorporate nella costruzione, gestione dell’acqua, ombreggiamento, biodiversità e capacità della vegetazione di resistere a estati sempre più calde.
Il nuovo masterplan di Battersea Power Station arriva dunque nel momento in cui la rigenerazione deve passare dalla conquista del monumento alla costruzione della città. La prima metà del progetto ha salvato le ciminiere, aperto la centrale e attratto milioni di persone. La seconda dovrà dimostrare di poter creare un quartiere vissuto, con case sociali, cultura accessibile, servizi e strade che appartengano anche a chi non compra un appartamento o una cena. È una distinzione decisiva: un’icona restaurata può richiamare visitatori per molti anni, ma soltanto una comunità autentica può darle un futuro.
Le immagini utilizzate sono su Common free license o tutelate da copyright o prodotte con l’AI. È vietata la ripubblicazione, duplicazione e download senza il consenso dell’autore
The post Battersea Power Station, il nuovo volto del quartiere first appeared on Londra Da Vivere : il più grande portale degli italiani a Londra.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)