"Berlusconi? Su di lui troppi teoremi dai pm che volevano imitarmi". Parla Di Pietro

12 Giugno 2026 - 19:40
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Silvio Berlusconi? Su di lui sono stati fatti troppi teoremi dai pm”. A tre anni dalla morte del Cav., Antonio Di Pietro, simbolo di Mani pulite, al Foglio si scaglia contro il sistema giudiziario che negli anni ha accusato il fondatore di Forza Italia di ogni cosa. “Addossargli tutte le colpe del paese sul piano penale ha finito per fare di lui una vittima”, dice l'ex magistrato, che molto ha da “rimproverare all'autorità giudiziaria. Dal teorema della trattativa stato-Mafia, fino a quello mandato esterno alle stragi di Palermo e di Firenze. Io personalmente non ho mai creduto né credo all'idea che Berlusconi sia stato un mandante o abbia favorito le stragi”. Così come non l'ha creduto il gip del Tribunale di Firenze, che a inizio giugno ha disposto l'archiviazione per Berlusconi e Marcello Dell’Utri dall’accusa grottesca di essere stati  mandanti occulti delle stragi mafiose del 1992-1994. “Se noi costruiamo il colpevole ideale e poi gli costruiamo le prove addosso, prima o poi le prove cascano. E infatti sono arrivate archiviazioni e assoluzioni”, spiega Di Pietro.

Molti miei colleghi, nel tentativo di fare emulazione, hanno costruito su di lui il soggetto da indagare e poi hanno cominciato a indagare su ciò che ha fatto”. Emulazione di lei? “Beh – risponde col sorriso l'ex toga – credo che di 'dipietrini' ce ne siano stati tanti in questi anni. È meglio il dato certo su cui indagare, piuttosto che un teorema da dimostrare poi. Nella mia mani pulite i fatti erano veri e riguardavano anche Berlusconi, pace all'anima sua”, prosegue l'ex pm. “Mi si potrà accusare di come io li abbia accertati, ma io sono convinto di aver fatto il mio dovere, anche se c'è chi dice che io abbia usato le manette”.

Lezioni di garantismo a parte, negli ultimi mesi le strade di Berlusconi e Di Pietro si sono incrociate di nuovo sul terreno giudiziario. Stavolta nello stesso schieramento. “Ho sostenuto la separazione delle carriere, ma non di certo perchè la voleva Berlusconi. Quella riforma era e resta necessaria”. Fosse stato ancora tra noi, chissà, avremmo potuto vedere Di Pietro e il Cav. sullo stesso palco a combattere insieme per lo stesso fine? “Mi perdoni, ma credo che la sconfitta del referendum sia stata provocata proprio dal fatto che la politica, a cominciare da Antonio Tajani, abbia trasformato la riforma in una rivincita di Berlusconi. In realtà quella riforma era già nel mio programma dell'Ulivo”. Nessuna berlusconizzazione postuma, per carità.  Eppure a tre anni dalla morte del Cav. la politica è cambiata, Forza Italia tutto sommato ha tenuto botta, ma sull'orizzonte il generale Roberto Vannacci ha cominciato a erodere il già fragile equilibrio della coalizione di maggioranza. “Personalmente io non lo voterò, ma rispetto i suoi elettori. Siamo in democrazia, e non bisogna criminalizzare qualcuno se vuole votare Vannacci”. 

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