Bimba di 2 anni positiva al Thc, è allarme: aumentano i bambini ricoverati per contatto con la droga

01 Luglio 2026 - 11:39
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Bimba di 2 anni positiva al Thc, è allarme: aumentano i bambini ricoverati per contatto con la droga

Bimba di 2 anni positiva al Thc, è allarme: aumentano i bambini ricoverati per contatto con la droga

Una bambina di appena due anni è ricoverata all’ospedale pediatrico Santobono di Napoli dopo aver ingerito una piccola quantità di sostanza stupefacente. La piccola è risultata positiva al Thc, il principio attivo della cannabis, ma fortunatamente non è in pericolo di vita. L’episodio riaccende i riflettori su un fenomeno sempre più preoccupante: quello dei bambini che finiscono in ospedale dopo essere entrati in contatto con droga, spesso all’interno delle mura domestiche.

Napoli, bimba di due anni positiva al Thc: nei guai il fratellastro di 15 anni

L’allarme è scattato intorno alle 4.40 di questa mattina, quando i carabinieri della compagnia Vomero sono intervenuti al Santobono, dove la bambina era stata accompagnata dalla madre, una donna di 33 anni, insieme al fratellastro di 15 anni. Gli accertamenti tossicologici hanno confermato la positività al Thc. Secondo una prima ricostruzione degli investigatori, il ragazzo sarebbe un assuntore sporadico di cannabis e la bambina avrebbe ingerito accidentalmente una quantità minima della sostanza. La piccola resta ricoverata in osservazione, ma le sue condizioni non destano particolare preoccupazione. La vicenda è stata segnalata alla Procura per i minorenni di Napoli e ai servizi sociali, che valuteranno eventuali responsabilità e le condizioni del contesto familiare.

Un fenomeno in crescita: sempre più bambini ricoverati per esposizione agli stupefacenti

Quello avvenuto a Napoli non è un caso isolato. Nelle ultime settimane altri episodi analoghi hanno coinvolto bambini molto piccoli. Solo due settimane fa, sempre al Santobono, era stata ricoverata una bambina di un anno e tre mesi, trasferita dall’ospedale Santa Maria della Pietà di Nola dopo essere risultata positiva ai test tossicologici. Gli esami avevano evidenziato un contatto con cocaina o marijuana, probabilmente attraverso un’ingestione accidentale o un’esposizione nell’ambiente domestico.

La madre aveva portato la piccola al pronto soccorso per un improvviso malore inizialmente scambiato per una crisi epilettica. La Procura di Nola ha aperto un’inchiesta, mentre gli investigatori hanno accertato che il padre era già noto alle forze dell’ordine per precedenti segnalazioni legate all’uso di sostanze stupefacenti.

Il precedente di Boscoreale: un bimbo di un anno ingerì hashish

Anche all’inizio dell’anno un altro episodio aveva destato forte preoccupazione. A Boscoreale, un bambino di appena un anno ingerì dell’hashish trovato nella cucina della casa dei nonni, perdendo i sensi. Trasferito d’urgenza al Santobono, il piccolo fu sottoposto a una terapia decontaminante che consentì un rapido miglioramento. Le indagini sono ancora in corso per chiarire come la sostanza fosse finita alla portata del bambino.

L’allarme degli esperti: a Padova 50 bambini positivi alla droga in un anno

Il fenomeno non riguarda soltanto la Campania. A Padova, secondo i dati dell’Azienda ospedaliera Università, 50 bambini sono risultati positivi a sostanze stupefacenti in un solo anno. La maggior parte ha meno di tre anni. Gli specialisti spiegano che i piccoli possono contaminarsi non solo ingerendo la droga, ma anche attraverso la cosiddetta esposizione passiva: molte sostanze, come la cocaina e il Thc, possono infatti depositarsi su abiti, mani, capelli e superfici domestiche, venendo poi assorbite dai bambini.

Le analisi tossicologiche mostrano che, nella maggior parte dei casi, genitori e figli risultano positivi alla stessa sostanza. L’esposizione ripetuta può provocare conseguenze importanti sullo sviluppo neurologico, cardiovascolare e renale. L’aumento dei ricoveri, osservano i medici, è strettamente collegato alla crescita del consumo di sostanze stupefacenti registrata negli ultimi anni, soprattutto dopo la pandemia. Un fenomeno che rende ancora più urgente rafforzare prevenzione, controlli nella lotta alla droga.

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