Caccia: è scontro sul DDL che modifica la legge del 1992

14 Giugno 2026 - 13:14
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lentepubblica.it

La discussione sul futuro della normativa venatoria italiana entra in una fase decisiva e accende nuovamente il confronto tra mondo ambientalista e politica.


A pochi giorni dall’approdo in Senato del Disegno di legge 1552, sei tra le principali organizzazioni impegnate nella tutela degli animali e dell’ambiente hanno lanciato un appello pubblico rivolto ad alcuni esponenti di primo piano di Forza Italia affinché intervengano per fermare quella che definiscono una profonda alterazione dell’attuale sistema di protezione della fauna selvatica.

A sottoscrivere il documento sono ENPA, LAC, LAV, Legambiente, Lipu e WWF Italia, che chiedono una presa di posizione da parte della capogruppo al Senato Stefania Craxi, della responsabile del Dipartimento Benessere Animale di Forza Italia Rita Dalla Chiesa e di Marina Berlusconi. Secondo le associazioni, il provvedimento rischierebbe di produrre conseguenze rilevanti non soltanto sul piano ambientale, ma anche sotto il profilo costituzionale, della sicurezza pubblica e dei rapporti tra l’Italia e le istituzioni europee.

La riforma della caccia al centro del dibattito

Il Disegno di legge 1552 interviene sulla legge n. 157 del 1992, il principale riferimento normativo nazionale per la tutela della fauna selvatica e per la disciplina dell’attività venatoria.

Secondo le organizzazioni ambientaliste, il testo in discussione rappresenterebbe un cambiamento radicale rispetto all’impianto originario della normativa, modificando in maniera sostanziale gli equilibri costruiti negli ultimi decenni tra conservazione della biodiversità, attività venatoria e tutela dei cittadini.

La prossima settimana il provvedimento approderà all’esame dell’Aula del Senato. Proprio la rapidità con cui sta procedendo l’iter parlamentare viene indicata dalle associazioni come uno degli elementi di maggiore preoccupazione. A loro giudizio, infatti, le criticità sollevate negli ultimi mesi non sarebbero state adeguatamente approfondite né affrontate durante il percorso legislativo.

I rilievi dell’Unione europea e il rischio di nuove procedure

Uno degli aspetti più contestati riguarda il possibile contrasto tra il DDL e la normativa comunitaria.

Le associazioni ricordano come in passato l’Italia abbia già dovuto confrontarsi con contestazioni provenienti da Bruxelles in materia di caccia. Viene richiamato il periodo in cui il Governo guidato da Silvio Berlusconi intervenne per adeguare alcune disposizioni nazionali al fine di evitare ulteriori contestazioni da parte dell’Unione europea.

Secondo i firmatari dell’appello, oggi il rischio di tornare in una situazione analoga sarebbe concreto. Il riferimento è a una comunicazione inviata dalla Commissione europea che avrebbe evidenziato numerose possibili incompatibilità tra il Disegno di legge e la Direttiva Uccelli, uno dei pilastri della legislazione europea dedicata alla conservazione dell’avifauna.

Le organizzazioni sostengono che tale documento rappresenti un segnale particolarmente significativo e possa costituire il primo passo verso una nuova procedura di infrazione nei confronti dell’Italia. Uno scenario che, se dovesse concretizzarsi, potrebbe tradursi anche in conseguenze economiche per il nostro Paese.

Le preoccupazioni per fauna, aree protette e biodiversità

La contestazione non si limita però agli aspetti giuridici.

Secondo gli ambientalisti, il provvedimento determinerebbe un ampliamento delle possibilità di esercitare la caccia, sia dal punto di vista delle specie interessate sia sotto il profilo territoriale.

Nel documento si evidenzia il timore che la riforma possa comportare un aumento dell’attività venatoria in un numero maggiore di aree, accompagnato da una riduzione delle tutele oggi garantite a diversi habitat naturali.

Tra gli elementi più discussi figurano il possibile ridimensionamento di alcune aree protette e il mantenimento o l’estensione dell’utilizzo dei richiami vivi. Le associazioni ritengono che queste misure possano incidere negativamente sugli ecosistemi e sugli sforzi compiuti negli ultimi anni per preservare la biodiversità.

La fauna selvatica, ricordano i firmatari dell’appello, è oggi riconosciuta anche dalla Costituzione italiana come patrimonio da tutelare nell’interesse delle generazioni presenti e future. Per questo motivo il tema, a loro avviso, non dovrebbe essere affrontato esclusivamente come una questione legata all’attività venatoria.

Sicurezza dei cittadini e libertà di fruizione del territorio

Un altro punto centrale delle critiche riguarda l’impatto che la riforma potrebbe avere sulla vita quotidiana dei cittadini.

Secondo le organizzazioni ambientaliste, l’estensione delle aree interessate dall’attività venatoria potrebbe aumentare le occasioni di contatto tra cacciatori e persone che frequentano il territorio per altre finalità, come passeggiate, escursionismo, sport all’aria aperta o semplice svago.

Particolare attenzione viene posta all’ipotesi che alcune disposizioni possano consentire la pratica venatoria anche in contesti finora considerati incompatibili con tale attività, comprese aree vicine alle spiagge.

Le associazioni sostengono inoltre che alcune norme contenute nel DDL limiterebbero la possibilità di contestare o ostacolare l’esercizio della caccia, con possibili ricadute sul diritto dei cittadini a utilizzare e vivere liberamente gli spazi naturali.

Da qui la richiesta di un intervento politico che tenga conto non soltanto delle esigenze del settore venatorio, ma anche delle aspettative di chi considera il patrimonio naturale un bene collettivo da proteggere.

L’appello a Craxi, Dalla Chiesa e Marina Berlusconi

Nella parte conclusiva del documento, le organizzazioni si rivolgono direttamente a figure considerate autorevoli all’interno dell’area politica di Forza Italia.

L’obiettivo è ottenere una presa di posizione pubblica capace di riaprire il confronto sul testo prima della sua approvazione definitiva.

Secondo le associazioni, una tradizione politica di ispirazione liberale dovrebbe prestare particolare attenzione non soltanto alla tutela della fauna, ma anche al rispetto delle norme europee, alla salvaguardia dei principi costituzionali e alla protezione dei diritti dei cittadini.

L’appello arriva in un momento decisivo dell’iter parlamentare e punta a riportare al centro del dibattito una questione che, secondo i firmatari, va ben oltre il tema della caccia. In gioco ci sarebbero infatti la conservazione del patrimonio naturale, il rispetto degli impegni internazionali assunti dall’Italia e la capacità del Paese di evitare nuovi contenziosi con l’Unione europea.

Con il voto del Senato ormai alle porte, il confronto si preannuncia acceso e destinato a coinvolgere non solo il mondo venatorio e le associazioni ambientaliste, ma anche l’opinione pubblica, chiamata a riflettere sul delicato equilibrio tra tutela della natura, libertà individuali e rispetto delle regole nazionali ed europee.

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