Caio Giulio Cesare Mussolini: “Vannacci è una primavera di freschezza. Meloni? Non è Badoglio, ma è cambiata”
Tale e quale Giovinezza: “Vannacci è una primavera di freschezza”. Caio Giulio Cesare Mussolini – il pronipote di Lui – lo dice al telefono con la voce di chi aspetta da tempo una domanda così, e infatti la frase gli esce già confezionata, anzi, cantata. Pare di sentirlo: Vannaccezza-giovinezza, primavera di freschezza!
Giorgia Meloni al governo si è fatta più democristiana che di destra? “Quello che è stato promesso in campagna elettorale e quello che poi è stato fatto non coincidono sempre. E internet non perdona. Se dici una cosa e tre anni dopo fai il contrario, la gente lo vede, lo mette in fila e te lo ricorda”. Giorgia come Badoglio. “Non scherziamo”.
Caio Mussolini risponde dagli Emirati Arabi, dove vive e lavora da anni. Ex ufficiale di Marina, ex candidato di Fratelli d’Italia alle Europee del 2019 quando prese ventiduemila preferenze ma non fu eletto. I manifesti erano: “Vota Mussolini!”. L’ha più sentita Meloni? “No, mai più vista né sentita”. Forse perché il cognome Mussolini, a Fratelli d’Italia, ora non serve. Acqua passata. Lui ride, o almeno lo si intuisce dal tono. “Il cognome uno se lo trova, mica se lo sceglie. E i nomi, ancora meno. Immedesimatevi per un attimo in me da piccolo. Mi si avvicinavano carezzandomi la testa, e mi chiedevano: ‘Come ti chiami bel bambino?’. E io con la voce di un bimbo di cinque anni: ‘Caio Giulio Cesare Mussolini’. Immaginatevi le facce. Pareva una barzelletta”. Manca solo Napoleone, in effetti. “Comunque non penso che Meloni mi avesse candidato soltanto per il cognome... ma certo sarebbe ipocrita negare che il mio cognome abbia, come dire, un certo richiamo”. Un richiamo che non interessa più. “Anche mia cugina, Rachele Mussolini, consigliera comunale a Roma, è da poco dovuta uscire da Fratelli d’Italia. Vuol dire che quella stagione è finita”. E allora tanti guardano a Vannacci? “Vannacci è genuino, dice quello che pensa, e oggi questo vale più di ogni programma elettorale. Non è un politico di mestiere, e la gente spera proprio in questo: che non cada negli errori di chi promette in campagna elettorale e poi fa l’opposto. Lo incontrai subito dopo l’uscita del suo libro. Ero rimasto basito dalle polemiche sterili che gli piovevano addosso, io per primo detesto chi vuole dirti cosa puoi leggere e cosa no”.
E tra i due, Mussolini e Vannacci, c’è anche una fratellanza più antica. “Nell’86 abbiamo fatto insieme il concorso per l’Accademia Navale di Livorno, l’abbiamo vinto entrambi. Poi lui dopo pochi giorni se n’è andato, diceva che la Marina non gli pareva abbastanza marziale”. Non è roba da veri uomini, con quelle divise bianche. “L’Esercito ha più... lo stivale a terra. A Vannacci piace così”.
C’è un che di mussoliniano in lui? “Se intende dire che è fascista, no. Anche perché il fascismo non esiste più e non può esistere. Nemmeno Junio Valerio Borghese era fascista. Vannacci è un abile comunicatore, provoca la sinistra e pungola la destra che perde la strada”. Su cosa perde la strada? “A me sembra chiaro che la Russia non è un nostro nemico. Per come la vedo io, Vannacci riporta la barra a dritta dicendo cose che erano state promesse o dette dalla destra e che non sono state più mantenute o sono state dimenticate”. Da Meloni. “E infatti ci sono defezioni in Fratelli d’Italia”. Anche Gianni Alemanno è andato con Vannacci. “Lo conosco e lo stimo. Penso che la destra sociale del Msi possa finalmente ritrovare un suo spazio organizzato”. Quindi lo voterebbe il generale? “Aspetto di leggere tutto il programma. Non mi basta la remigrazione”. Ma la primavera, quella, l’ha già annunciata, anzi, cantata.
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