Carburanti, Urso porta i petrolieri al tavolo del Mimit: il governo chiede ribassi rapidi per famiglie e imprese

Adolfo Urso chiama al tavolo le principali compagnie petrolifere attive in Italia. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy ha convocato per martedì 30 giugno, alle 17.30, a Palazzo Piacentini, i rappresentanti di Api-Ip, Eni, Q8 e Tamoil. Al centro della riunione ci sarà l’andamento dei prezzi dei prodotti derivati del petrolio e dei carburanti dopo il memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran e il conseguente riavvio dei flussi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz. Il segnale è chiaro: il governo è al lavoro per vuole abbassare i costi per famiglie e imprese.
Il Mimit: fare il punto sui prezzi
La convocazione arriva in una fase delicata per i mercati energetici. La tensione sul Golfo si è allentata, il traffico attraverso una delle rotte più sensibili per il petrolio mondiale è ripartito e le quotazioni del greggio hanno cominciato a incorporare un minore premio di rischio. Ora il governo vuole verificare se e quanto questo raffreddamento si stia trasferendo sui listini italiani.
La riunione, spiega il ministero, «avrà la finalità di fare il punto». Non è la prima volta che Urso convoca le compagnie. Il precedente risale al 9 aprile, quando il ministro aveva chiesto un adeguamento tempestivo dei prezzi alla pompa dopo il calo delle quotazioni del greggio, con l’obiettivo di evitare fenomeni speculativi. Il dato economico è semplice: quando il petrolio sale, il rincaro viene percepito rapidamente dagli automobilisti. Quando scende, il beneficio spesso arriva con maggiore lentezza. È su questa asimmetria che si concentra l’attenzione dell’esecutivo.
Prezzi già in discesa
Intanto i prezzi stanno già calando. Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio prezzi del Mimit, sulla rete stradale nazionale la benzina in modalità self service si attesta a 1,814 euro al litro, contro 1,819 euro della rilevazione precedente. Il gasolio scende da 1,908 a 1,901 euro. Il confronto settimanale mostra una correzione più marcata: sabato scorso la benzina era a 1,841 euro e il diesel a 1,937.
Il ribasso riguarda anche le autostrade, dove i prezzi restano però più elevati. Il prezzo medio self scende a 1,907 euro al litro per la benzina e a 1,988 euro per il gasolio. Una settimana fa erano rispettivamente 1,939 e 2,031 euro.
Perché il calo non è automatico
Il prezzo del greggio, da solo, non spiega il costo finale alla pompa. Tra il barile e il distributore entrano in gioco raffinazione, logistica, scorte, cambio euro-dollaro, margini industriali, concorrenza tra impianti e fiscalità. Accise e Iva pesano in modo rilevante e rendono meno immediata la trasmissione dei ribassi internazionali.
Anche benzina e diesel seguono dinamiche diverse. Il gasolio è più legato al trasporto merci, alla domanda industriale e alla filiera produttiva. La benzina risente maggiormente della mobilità privata e della stagionalità dei consumi. Per famiglie e imprese il calo è comunque un segnale concreto: riduce il costo del pieno, alleggerisce i trasporti e può attenuare una parte delle pressioni sui prezzi finali dei beni. Insomma, permette anche a tutti di andare in vacanza per i borghi d’Italia.
Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in ogni caso, aveva già messo i puntini sulle “i” nei giorni scorsi: «Le risorse noi le abbiamo spese prevalentemente per abbassare il prezzo del carburante e io confido che non saranno necessarie le risorse su questo nelle prossime settimane». La traiettoria dei listini dipenderà ora da tre fattori: stabilità nello Stretto di Hormuz, andamento del petrolio e cambio euro-dollaro.
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