Cartella esattoriale senza avviso bonario: conto pignorato, cosa fare e cosa cambia con la riforma sanzioni
lentepubblica.it
Un bancomat che non funziona può essere il primo segnale di un pignoramento in corso. È quanto successo a un tecnico sanitario padovano, spesso all’estero per lavoro, che si è ritrovato il conto corrente bloccato dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
Il caso merita attenzione non tanto per l’importo in gioco – quasi 20mila euro di IRPEF non versata, sanzioni e interessi compresi – quanto per la procedura che lo ha preceduto, o meglio, per un passaggio che secondo il contribuente sarebbe mancato, l’avviso bonario.
Cos’è l’avviso bonario e perché la sua assenza cambia tutto
L’avviso bonario è lo strumento con cui l’Agenzia delle Entrate segnala al contribuente una discrepanza tra quanto dichiarato e quanto versato, prima che la posizione debitoria venga iscritta a ruolo e trasformata in cartella di pagamento. Non è un atto esecutivo, ma un contraddittorio preventivo, finalizzato a garantire al contribuente la possibilità di regolarizzarsi con sanzioni ridotte rispetto a quelle piene applicate in fase di riscossione coattiva. Nel caso di specie, il tecnico padovano sostiene che questo avviso non sia mai arrivato.
Dal bancomat rifiutato alla scoperta del pignoramento
La vicenda inizia l’11 marzo, quando il contribuente ha ricevuto la cartella esattoriale, per un importo di circa 20mila euro. Non avendo mai ricevuto l’avviso bonario, contribuente e consulente si rivolgono al canale di assistenza Civis dell’Agenzia delle Entrate per capire come muoversi. Il 18 marzo arriva una risposta che, di fatto, li invita a fare riferimento a un avviso che non era mai stato notificato. Il professionista ricostruiva autonomamente il piano rateale secondo il regime più favorevole e la prima rata veniva versata il 16 aprile.
Il 1° maggio veniva presentata un’istanza in autotutela, lo strumento con cui il contribuente chiede all’Amministrazione di correggere o annullare un atto ritenuto illegittimo, senza dover necessariamente ricorrere al giudice tributario. Il 2 luglio arrivava un provvedimento di sgravio parziale della cartella. Ma nel frattempo, il 26 giugno, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione aveva già attivato il pignoramento del conto corrente, su impulso della stessa Agenzia delle Entrate. Il contribuente lo scopriva solo il 6 luglio, quando il bancomat ha smesso di funzionare.
Perché la sequenza degli atti conta più dell’importo
La richiesta di sgravio, dunque, era già in corso quando è scattato il pignoramento. Due procedimenti paralleli, condotti da uffici diversi del Fisco, che non sembrano essersi interfacciati in tempo utile. Dopo la scoperta del blocco, il tentativo di sbloccare la situazione agli sportelli non è stato esattamente lineare, con un primo accesso negato, poi un rinvio tra un ufficio e l’altro, infine un appuntamento in videochiamata il 9 luglio, durante il quale è stato chiesto di inviare nuovamente tutta la documentazione via PEC. Allo stato attuale, il contribuente punta al riesame integrale della posizione, allo sgravio totale della cartella e, soprattutto, al ripristino immediato delle somme vincolate sul conto.
Cosa cambia oggi per chi riceve un avviso di irregolarità
È bene precisare che il quadro sanzionatorio richiamato nella vicenda – sanzione piena al 30%, ridotta al 10% con l’avviso bonario – corrisponde al regime in vigore fino al 31 agosto 2024. Per le violazioni commesse dal 1° settembre 2024, il d.lgs. 87/2024 ha modificato l’impianto sanzionatorio, disponendo che la sanzione ordinaria per omesso o tardivo versamento di imposte è oggi pari al 25%, ridotta a un terzo (8,33%) per le somme dovute a seguito di controllo automatizzato e a due terzi per quelle da controllo formale.
Va inoltre ricordato che dal 1° gennaio 2025 i termini per rispondere a una comunicazione di irregolarità sono stati estesi da 30 a 60 giorni, elevati a 90 giorni se l’avviso è trasmesso in via telematica all’intermediario che ha presentato la dichiarazione, un’estensione introdotta dal medesimo decreto legislativo.
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