Casa, clima, lavoro e scuola: i giovani si ribellano in tutta Europa

16 Ottobre 2026 - 21:25
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Casa, clima, lavoro e scuola: i giovani si ribellano in tutta Europa

Gli studenti francesi scendono in piazza, per avere scuole non fatiscenti e che insegnino ad affrontare il futuro. Le famiglie spagnole si ritrovano in oceaniche manifestazioni, per rivendicare il diritto ad avere un tetto sulla testa senza dover spendere uno stipendio intero. I costi delle case in continuo aumento muovono anche i giovani portoghesi, prime vittime di un caro vita che non fa arrivare a fine mese. E l’Italia? Nella penisola si manifesta contro un’economia di guerra che taglia risorse e impoverisce gran parte della popolazione. Qui però il governo di destra di Giorgia Meloni ha approntato nel tempo tutte le contromisure possibili, vedi i ‘pacchetti sicurezza’, che da quattro lunghi anni si susseguono con la periodicità delle stagioni. Una repressione del dissenso che ha portato a Massa quindicimila persone, in gran parte studenti, dietro uno striscione esemplificativo: ‘La protesta non è reato’. Nella città apuana si è consumata una delle tante soperchierie ai danni di chi scende in piazza. Decine di citazioni a giudizio nei confronti di studenti, attivisti, sindacalisti ed anche esponenti politici, accusati di blocco ferroviario, interruzione di pubblico servizio e mancato rispetto delle disposizioni di prefettura e questura, per l’aver stazionato alcuni minuti sui binari, per altro vuoti, perché lo sciopero di quel giorno aveva bloccato completamente il trasporto ferroviario. Era il 3 ottobre 2025, giorno in cui manifestazioni oceaniche attraversarono l’Italia intera per denunciare il genocidio nella Striscia di Gaza.

Oggi le piazze d’Italia sono tornate a riempirsi coi giovani attivisti climatici dei Fridays for future, con mobilitazioni in corso lungo tutto lo Stivale.  «Grazie alle ragazze e ai ragazzi che continuano a tenere alta l'attenzione sulla crisi climatica e a scuotere una politica ancora troppo lenta nel prendere atto della gravità della situazione e, soprattutto, nell'agire di conseguenza – commenta Francesco Ferrante, vicepresidente di Kyoto Club – Le mobilitazioni promosse da Fridays for future e dai movimenti ambientalisti ci ricordano che il tempo a disposizione per contrastare il riscaldamento globale si sta rapidamente riducendo e che non possiamo permetterci ulteriori ritardi. La politica, a tutti i livelli, ha il dovere di assumersi le proprie responsabilità, passando dagli annunci agli interventi concreti. Occorre accelerare la diffusione delle fonti rinnovabili, investire nell'efficienza energetica, abbandonare progressivamente i combustibili fossili e mettere in campo politiche industriali, economiche e sociali capaci di accompagnare una transizione ecologica che sia anche giusta e inclusiva».

Ma l’agenda di questo ottobre caldo ha un'altra data segnata con un cerchietto rosso. Domani 17 ottobre sono attesi grandi cortei in tre capitali europee: a Lisbona sfilerà la Cgtp, la confederazione sindacale portoghese; a Roma la manifestazione della ‘Via maestra’ riunirà studenti, attivisti, lavoratrici, lavoratori e pensionati in difesa dei principi e dei valori della Costituzione repubblica, di cui si chiede la concreta applicazione per ridurre le sempre più evidenti disuguaglianze che attraversano tanti settori della società. A Parigi, dove gli studenti stanno manifestando da quasi un mese, sabato ci sarà l’ennesima mobilitazione, a cui dovrebbero partecipare anche i cosiddetti ‘gilet gialli’, emblema di una società francese in subbuglio a causa delle misure antipopolari del governo Macron, teso invariabilmente a difendere i privilegi dei ricchi, bastonando chi ricco non è.

Francia, Spagna, Portogallo, Italia. Senza dimenticare l’Albania dei fenicotteri rosa, dove il progetto del genero di Donald Trump di costruire un mega resort in un’area ambientalmente protetta ha fatto da detonatore a un generalizzato malcontento nei confronti del governo e del suo primo ministro Edi Rama. Alle rivendicazioni ereditate dalla protesta dei fenicotteri ora si aggiungono le istanze di una generazione che nel paese non trova spazio. Mancanza di case per gli studenti e aule inadeguate, rette elevate ma sopratutto scarse prospettive per il futuro. Il tema principale è quello di una gioventù costretta a emigrare all’estero per trovare delle opportunità tanto che il ministero dell’Istruzione è stato ribattezzato ironicamente dai manifestanti “ministero dell’Emigrazione”.

Nel dettaglio, le motivazioni delle proteste sono molto simili. A segnare le inazioni governative rispetto a temi che incidono sulla vita quotidiana di tutte e tutti. Dalla scuola alla casa, dal lavoro all’ambiente. A Créteil, periferia est della capitale francese, il 18 settembre gli studenti del liceo Saint-Exupéry avevano scioperato a fianco dei professori, perché le cattedre vacanti restavano vacanti. Dopo tre settimane, il 6 ottobre, i licei bloccati erano 891, in piazza c’erano 256mila persone secondo il ministero dell’Interno, 450mila per gli organizzatori. A Madrid, il 26 settembre, dopo un corteo per una donna di ottantasette anni, Maricarmen, sfrattata dalla casa in cui viveva da settant’anni, un centinaio di tende è comparso alla Puerta del Sol. Sei giorni dopo erano 1.300. L’anziana donna è morta il 7 ottobre, e quel giorno i due maggiori sindacati spagnoli hanno fissato lo sciopero generale per l’11 novembre, la data proposta dagli inquilini.

Da Madrid a Lisbona, il 10 ottobre una piattaforma di una quarantina di associazioni, “Não dá mais para viver assim”, ha portato molte migliaia di persone nelle strade della capitale portoghese e di altre cinque città, con l’intenzione dichiarata di fare come in Francia e in Spagna. 

In Italia, dal 5 ottobre, le occupazioni degli istituti superiori si moltiplicano, con la parola d’ordine: “Facciamo come in Francia”. A ben guardare, anche l’Italia ha avuto la sua Puerta del Sol e la sua Créteil. La prima è del maggio 2023: una studentessa di ingegneria pianta una tenda davanti al Politecnico di Milano. In due settimane le tende sono davanti agli atenei di una dozzina di città. Le montano le rappresentanze studentesche, le abitano i fuori sede. A Roma ottengono un tavolo con la Regione. Tre anni dopo una stanza singola a Milano costa in media 704 euro al mese; dal 2020 i canoni sono saliti del 40 per cento a Roma e del 45 a Torino. La seconda è del novembre 2024. Ramy Elgaml, diciannove anni, muore a Milano al termine di un inseguimento dei carabinieri. Il quartiere Corvetto brucia per due notti. Un mese dopo arrivano le ‘zone rosse’, istituite dal governo Meloni. Nel primo elenco l’unica periferia da controllare è proprio il quartiere popolare milanese, in meno di un anno vengono identificate ben 463.250 persone per emettere 3.459 ordini di allontanamento. Chi siano i controllati non si sa, perché la prefettura nega i dati disaggregati. Si sa come li chiamano i giornali di destra: maranza, il nome con cui un conflitto sociale viene consegnato alla cronaca nera, prima che possa diventare politico. Il volto della destra italiana è quello dei decreti sicurezza. Dopo quello ‘Caivano’, i giovanissimi negli istituti penali minorili sono passati da 381 a 572. Per l’associazione Antigone non è cresciuta la criminalità ma solo la risposta penale. 

Chi ha il potere cerca di fermare il dissenso, ma la marea sale. E il calendario delle manifestazioni in programma si riempie ogni giorno che passa, e c’è una data in agenda, lo sciopero internazionale del 20 novembre, già sottolineata dai manifestanti, in tutto il vecchio continente. 

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